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A vent’anni dalla sua storica vittoria sulla 3Tre di Madonna di Campiglio: “Resta la vittoria più bella della mia carriera. Vincere nello sci non è facile, perché le variabili sono tante.” La montagna sta tornando al centro dell’immaginario sportivo e del lifestyle contemporaneo: “Si può essere stilosi anche in montagna. Scegliete bene i materiali con cui equipaggiarvi”
Mentre è ormai conto alla rovescia per l’apertura delle Olimpiadi, la luce olimpica del tedoforo e campione di sci alpino Giorgio Rocca ha illuminato Fidenza Village in occasione di una serata speciale da Lievità Pizzeria Gourmet, in cui ha incontrato fans e appassionati di montagna. Vincitore di undici gare di Coppa del Mondo, in occasione della cena Rocca, è stato intervistato dallo speaker radiofonico Andrea Marchesi e ha ripercorso la sua carriera tra ricordi (“quando ai Giochi di Torino nel 2006 ho dovuto leggere il giuramento dell’atleta, il regista mi aveva messo una pressione pazzesca, non potevo sbagliare!”) e divertenti aneddoti (pe esempio quando il suo idolo Alberto Tomba gli inviava sms tra una manche e l’altra), con un particolare focus sulle Olimpiadi di Milano-Cortina. La montagna sta vivendo una nuova stagione: non è più solo una meta invernale, ma il rifugio ideale per chi vuole staccare dalla frenesia di una vita sempre connessa.
In questo scenario si inseriscono i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, destinati a essere molto più di un appuntamento sportivo globale. Saranno il simbolo di un cambiamento culturale già in corso: la montagna sta tornando al centro dell’immaginario sportivo e del lifestyle contemporaneo. Rocca ha sottolineato che si può essere stilosi anche in montagna. "Bisogna essere ben equipaggiati".
Lo slalom olimpico maschile andrà in scena a Bormio, che Rocca conosce bene. "Certo non è una classica, ma con i dossi creati sarà uno slalom interessante. Poi siamo in febbraio e rispetto a dicembre, quando la pista è sempre in ombra, la discesa cambierà molto in termini di luce e probabilmente il terreno sarà meno duro". Riti scaramantici? "Allacciavo sempre prima lo scarpone destro, poi il sinistro e infine mi buttavo un po’ di neve sulla schiena e via al cancelletto dove, grazie al percorso fatto con un mental coach e all’ipnosi riuscivo a lasciare fuori aspettative e tensioni e a chiudermi in un tunnel di sola concentrazione durante la gara".
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