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Ora ha una tabaccheria in centro

Ferrarini: "Quando giocavo con Buffon e Totti"

Ferrarini: "Quando giocavo con Buffon e Totti"

di Remo Gandolfi

23 Marzo 2022, 03:01

Ha giocato con Gigi Buffon e Francesco Totti, ha sfiorato il titolo di Campione d’Europa Under 16, ha giocato da protagonista i Mondiali Under 17 in Giappone e per qualche anno ha accarezzato il sogno del calcio professionistico, quello “vero”, del più alto livello. Non è andata come si aspettava lui e come si aspettavano in tanti, pronti a scommettere su quel talento così maturo per la sua età, con una tecnica e una visione di gioco di primissima qualità. Nicola Ferrarini ci è arrivato ad un passo. Eppure quando si racconta non ci sono né rimpianto e neppure nostalgia. Ci sono invece la gioia e l’orgoglio di avere vissuto quei momenti.

Ricordi la tua prima partita ufficiale da bambino?

«Arsenal contro Monticelli. Non avevo ancora dieci anni. Partenza alla grande! Vincemmo 5 a 1».

Chi sono stati i tuoi primi maestri?

«Maurizio Bocchi all’Arsenal e Ermes Polli al Parma due maestri di calcio e di vita»

L’arrivo nelle giovanili del Parma e la tua esplosione, culminata con il Mondiale Under 17 in Giappone nel 1993.

«Nello stesso anno ho giocato gli europei Under 16 a Istanbul dove diventammo vice campioni d’Europa. Perdemmo la finale 1-0 contro la Polonia. I ricordi sono tanti ma quello che mi colpì fu l’eccellente organizzazione della nazionale italiana di altissimo livello con addirittura il cuoco al seguito! E poi l’inno di Mameli quando scendi in campo… mi viene la pelle d’oca ancora oggi!»

Ritorno nel Parma Primavera. Sembrava tutto in discesa. E poi, cosa è successo?

«La mia tecnica e la mia visione di gioco si abbinavano al grande calcio ma la mia struttura fisica no. Il calcio stava diventando sempre più atletico, dinamico e sempre meno tecnico ed è stato a quel punto che ho iniziato a far fatica a tenere il passo».

Vuoi raccontarci gli anni trascorsi nei campionati dilettantistici?

«Ho quasi sempre giocato in squadre che partivano per vincere il campionato, Collecchio in Serie D, Traversetolo, San Secondo, Bibbiano in Eccellenza, Fidenza e Colorno sono le più importanti. Quella che considero la mia stagione migliore fu il 2001-2002 a Bibbiano. In estate fui l’unico acquisto di una squadra che l’anno prima si era salvata dalla retrocessione all’ultima giornata. Si pensava ad un’altra stagione “tribolata” e invece conquistammo la promozione in Eccellenza. Furono in molti a dire che fui decisivo nella trasformazione della squadra».

C’è una partita in particolare che è rimasta scolpita nella tua memoria?

«Ne ho almeno due. Spareggio con il San Secondo per salire in Eccellenza. Giochiamo a Correggio contro la Mirandolese. Stadio gremito. Vinciamo anche grazie ad un mio gol. Una di quelle partite in cui ti riesce tutto. L'altra durante un Torneo Internazionale Allievi a Bologna con 32 squadre partecipanti. In semifinale battemmo la Lazio 1-0 con mio gol su punizione all’incrocio dei pali. Vincemmo anche la finale (contro il Bologna per 2-1) e anche in quell’occasione feci gol. Ciliegina sulla torta il premio come Miglior Giocatore del Torneo».

Chi è stato l’avversario diretto più ostico che hai incontrato?

«Ne ho incontrati tantissimi che in seguito sono diventati giocatori importanti. Ricordo in particolare un Parma-Cesena dove per tutta la partita non ho fatto altro che pensare a quanto correva quel “biondino” in mezzo al campo… era Massimo Ambrosini».

C’è un allenatore che ricordi con particolare affetto e riconoscenza?

«Giancarlo Tassi e Mauro Rabitti i migliori e i miei personali esempi da seguire».

La gioia più grande della tua carriera calcistica?

«Avere avuto la fortuna di fare una quindicina di ritiri a Coverciano. E’ un posto davvero unico dove si respira la storia del calcio e dove ti senti un calciatore importante. Essere stato lì insieme ai giovani calciatori più forti della mia generazione è un ricordo speciale».

Durante la tua carriera c’è stato un aneddoto o un episodio particolare che ci vuoi raccontare?

«Durante il primo tempo della semifinale degli europei U16 contro la Cecoslovacchia Totti fu ammonito e questo fece scattare la sua qualifica nel caso fossimo arrivati in finale. Sergio Vatta, il nostro mister e “guru” del settore giovanile del Torino, non la prese benissimo. Nell’intervallo lo prese per la maglia, lo sollevò letteralmente da terra e iniziò a “scuoterlo” con veemenza urlandogli “adesso vai in campo e mi fai vincere questa partita!” aggiungendo frasi decisamente... colorite! Finì 0–0 e andammo ai rigori. Buffon ne parò due e io segnai quello decisivo che ci portò dritti in finale».

Hai dei rimpianti?

«Uno solo. Quando mi proposero di lasciare il Parma avrei dovuto impormi e fare di tutto per rimanere nei professionisti. Invece mi feci convincere ad andare al Collecchio in Serie D (che allora era una società “satellite” del Parma). Fu un errore. Quando esci dal grande giro è quasi impossibile rientrarci. Per un po’ mi rimase un filo di amarezza perché il sogno lo avevo accarezzato davvero da vicino. Ora, a distanza di anni, sono sereno e realizzato. Ho quattro figli meravigliosi e loro sono la mia gioia e il mio orgoglio».

Nicola Ferrarini oggi.

«Ho un bar-tabaccheria in centro a Parma e alleno la Corale Verdi da 10 anni. Il mio lavoro non mi permette di allenare in categoria anche se ho il patentino Uefa B dal 2004. Sarà molto difficile per me riuscire a stare lontano da un campo di calcio e sinceramente la categoria non ha importanza. Dico sempre ai miei ragazzi che che occorre fare per ottenere buoni risultati è lo stesso in serie A come negli amatori».

Qual è formazione ideale dei calciatori con i quali hai giocato nella tua carriera?.

«3-5-2 con Zanni in porta, Ravasi-Morello-Araldi centrali, Magnani-Silva sulle fasce, Carboni M.- Petrolini e Manzani a centrocampo e Montanari e Ghillani attaccanti. Allenatore Tassi. Buffon e Totti in panchina insieme al mio amico Luca Mondini. Diesse Andrea Grulla a cui va il mio grazie per questi dieci meravigliosi anni al mio fianco alla guida della Corale Verdi».

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