Lutto
Dentro quel saio color «tabàch toscàn», per dirla con Renzo Pezzani, pulsava il cuore grande di un sanguigno romagnolo che capì ma, soprattutto, amò tantissimo Parma.
Padre Pietro Rossi si è spento nei giorni scorsi, presso l’infermeria francescana di Bologna, all’età di 97 anni. Nel 2003 fu trasferito nel convento di Milano Marittima ma, per oltre quarant’anni, nella nostra città, il francescanesimo ebbe un grande interprete: Padre Pietro.
Il frate minore giunse molto giovane all’Annunziata dove iniziò il suo apostolato di carità e di preghiera in quello stesso convento che tanti anni prima vide alle prese un suo illustre confratello, Padre Lino Maupas, che, Padre Pietro, si adoprò per onorare nel migliore dei modi attraverso tantissime iniziative religiose e culturali ad iniziare dal famoso «Bollettino» del quale fu l’ideatore e l’anima. Con Anna Maria Baiocchi, che ne è attualmente alla guida, fondò l’«Armadio del Povero» per donare abiti e coperte ai meno fortunati, nel 1962 fu il promotore della rinascita del movimento scout all’Annunziata come pure svolse, per circa vent’anni, il ruolo di assistente spirituale del Movimento apostolico ciechi.
Grazie al suo carattere aperto, disponibile, tipicamente francescano, sia nelle piccole che nelle grandi cose, Padre Rossi, fu l’artefice di tantissime iniziative svoltesi nel «Duomo dell’Oltretorrente». Ricoprì gli incarichi di superiore, parroco, cappellano ma, soprattutto, fu l’amico caro, fraterno e leale di molti parmigiani che, in questo frate dall’inconfondibile accento romagnolo, trovarono un punto di riferimento spirituale ed umano.
La gente del popolare e popolano «de d’la da l’acua», specie nei momenti difficili degli anni Cinquanta quando, oltre che di un sostegno spirituale necessitava di un aiuto materiale, era sufficiente che bussasse alla porta del convento di via Imbriani e lì, ad aprire, trovava un frate che riuscì sempre e comunque ad interpretare i bisogni, i problemi, le ansie e, a volte, anche i drammi della sua gente. E poi le sue omelie semplici, immediate, toccanti. pregne di uno straordinario candore d’animo che scaldavano il cuore sia degli adulti come quello dei bambini, le sue attenzioni per le tradizioni non solo religiose, ma anche parmigiane in quanto, Padre Pietro, amò questa città come se le sue radici fossero proprio in Oltretorrente.
Mancherà molto a questa città che lo accolse giovane frate, che lo vide protagonista di tante iniziative, che lo vide tutte le mattine di buon’ora acquistare la Gazzetta nell’edicola di via D’Azeglio per apprendere le notizie liete e tristi della nostra gente. Mancherà ai suoi ex parrocchiani dell’Annunziata, quella chiesa dove celebrò messe, funerali, matrimoni e battesimi, mancherà ai suoi poveri, ai fedeli di Padre Lino, agli affezionatissimi lettori delle sue numerosissime pubblicazioni che raccontarono, non solo le gesta gloriose dei santi francescani, ma anche quelle altrettanto eroiche di quei personaggi «minori» che vissero nel suo convento come, ad esempio, il popolare Fra’ Giuseppe Mantegari, il «frè sarcón» dell’Annunziata.
Mancherà quel «pace e bene» pronunziato con fede ma, soprattutto, con tanta umanità quando si accomiatava da una famiglia che aveva ammalati o aveva subito una disgrazia, mancherà a quel quartiere dove conosceva tutto e tutti, a quei borghi che percorse per tanti anni per recarsi al capezzale di qualche anziano solo. Indimenticabile quel suo angolino che si era ricavato all’interno del convento : un minuscolo ufficetto, allietato dal cinguettio di una coppia di canarini, traboccante di carte, foto, giornali, pacchi di pasta, confezioni di latte e succhi di frutta che giornalmente allungava ai poveri. Quell’ufficetto dove componeva i suoi articoli e riceveva la sua gente.
Come non ricordarlo quando guidava le processioni estive in onore della Madonna delle Grazie e di Sant’Antonio da Padova che si snodavano lungo i borghi oltretorrentini con quel megafono dal quale la sua voce baritonale intonava le note degli inni liturgici che si perdevano nella brezza della Parma olezzante di tigli. Come rimarranno indimenticabili le sue celebrazioni dell’Avvento, della notte di Natale, delle liturgie pasquali, delle benedizioni dei bambini che visse con particolare trasporto emotivo. Era un grande estimatore di Renzo Pezzani che volle dedicare alcuni suoi capolavori dialettali in versi a Padre Lino e alla mensa della carità dell’Annunziata dove i poveri facevano la fila «pr’ un mes’c äd gnochètt sensa säl. Davanti alla céza di frè/ al sol al ghe cioca d’istè». E, Padre Pietro, era lì.
Lo ricorda con immenso affetto Anna Maria Baiocchi, colei che al suo fianco diede vita all'Armadio del Povero. «Caro Padre Rossi, un grazie vivissimo per averci insegnato ad amare i poveri - scrive in un breve ricordo - con una condivisione capace di interpretare i loro bisogni con lo spirito che ci aveva trasmesso Padre Lino. Ci sentiamo piccoli testimoni del suo insegnamento.
Sabato alle 21 nell’Oratorio delle Grazie la parrocchia dell’Annunziata ricorderà Padre Rossi con la recita del rosario.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata