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SCOMPARSO

Addio a Sergio Lori, volto noto di Parma e collaboratore della Gazzetta per 50 anni

Addio a Sergio Lori, volto noto di Parma e collaboratore della Gazzetta per 50 anni

di Paolo Grossi

12 Marzo 2023, 03:01

Stroncato da un male inesorabile se ne è andato pochi giorni fa Sergio Lori, il nostro Sergio, storico collaboratore della Gazzetta di Parma da una cinquantina d’anni. La famiglia ha voluto che le esequie fossero private e si svolgessero in modo riservato ma ora, a cose avvenute, ci sentiamo liberi di tratteggiare il ricordo che Sergio merita.

Aveva 88 anni e fino ad ottobre solcava ancora le strade di Parma in sella alla sua bici, pronto a una battuta con tutti, e sempre con le antenne dritte, gli occhi aperti a cogliere questo o quel dettaglio che potesse diventare una notizia, di cronaca, costume o sport, per il suo giornale.

La fisarmonica
Originario di Basilicanova, cresciuto in una famiglia di agricoltori, Sergio ben presto denotò orecchio e passione per la musica e fin da ragazzino andò a lezione di fisarmonica. Questo gli permise di muovere i primi passi di una carriera di musicista che lo portò per vari mesi a suonare nei night club di Genova. Ma poi la nostalgia di casa fu più forte e Sergio tornò a Parma dando un’altra direzione alle sua vita. Si sposò con Anna (a settembre avevano festeggiato i sessant’anni insieme), e nacque il figlio Marco.

In barberia
Era intanto entrato nella bottega di Sincero, storico barbiere di piazza Cesare Battisti, e prima ancora in piazza Garibaldi. E lì con la sua bravura nel fare barba e capelli, ma anche con il savoir faire di chi sa stare al suo posto con tutti, entrò in contatto con la Parma-bene. E non solo: tra i suoi ricordi più ricorrenti c’era la presenza in bottega di Gino Cervi ai tempi in cui girava con Fernandel i film di Don Camillo.

In Provincia
Pettine e forbici non li deporrà più. Anche quando cambiò mestiere, diventando messo nell’Amministrazione provinciale in piazza della Pace, continuò a dilettarsi nel taglio per amici e conoscenti.

In Provincia lavorò per oltre vent’anni, spesso incaricato di impugnare il labaro dell’amministrazione nelle più diverse manifestazioni. «Per stare qui - amava scherzare - ho in tasca le tessere di tutti partiti...»

Pallone e taccuino
Parallelamente, fin da giovane, aveva intrecciato l'amore per il calcio alla passione per il giornalismo: fatti e fatterelli di cronaca, spesso curiosi, quelli che molte volte però prima di altri attirano l’occhio del lettore nella pagina del giornale. E, a bordo campo, divenne una sorta di guru dei campionati dilettantistici. Fin dai primi anni '70, arrivava con taccuino e macchina fotografica, immortalava i protagonisti e poi ne cantava le gesta in pezzi dal linguaggio ardito, spesso slegato dai canoni del genere, ma che suscitava grande simpatia. Non c’erano telefonini, internet, chat. I suoi scritti diventavano così una piccola bibbia del calcio di campagna, e avere la foto sul giornale, rigorosamente in bianco e nero, un must per bomber, stopper e allenatori. Un giornalismo fatto di rapporti umani, di simpatia e di empatia, non di whatsapp e copiaincolla. Monticelli e Carignano erano i club a cui era più vicino, ma di tanti campioni di provincia ha scritto con instancabile lena. E di tornei estivi, da San Prospero a Palanzano, e del calciomercato con le varie voci e trattative sui pedatori che si spostavano da un paese all’altro.

Non si può non ricordare la sua inossidabile amicizia con Guido Sani, altro storico collaboratore del giornale scomparso nel 2015, e con Gian Franco Bellè: quante cene e benevole baruffe… ora saranno assieme ad un’altra tavola.

Ciao Sergio
E allora qui devo essere diretto: addio, caro Sergio, hai chiuso una vita fatta di fisarmonica (ricordi quando ti feci suonare Bandiera Rossa alla cena del Monticelli?), forbice e pettine (Corrado Corti ti aveva definito ‘’friseur dai capelli color smog’’), famiglia (come ti struggevi nelle settimane in cui tua moglie era ricoverata) amore per la Gazzetta (fosti tu ad avvisare Aldo Curti la sera del delitto del Federale), pallone.

Grazie per la tua amicizia fatta di ''dritte'', ironia e simpatia, e per gli ultimi rendez vous del mercoledì mattina in piazza Lubiana.

E’ stato bello fare un pezzo di strada e di mestiere insieme a te, Gian Franco e Guido. Tenetemi un posto.

Paolo Grossi

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