IL CASO
Il mondo della donazione di sangue è in allarme a causa di un decreto interministeriale entrato in vigore il 26 novembre che, in pratica, imporrebbe ai medici specializzandi di operare solo a titolo volontario e gratuito nei centri di raccolta. Un'imposizione che potrebbe portare a un fuggi fuggi - da maggio a oggi gli specializzandi infatti erano pagati per le loro prestazioni - che metterebbe a rischio l'intero sistema della raccolta del sangue in molte regioni, soprattutto in Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. L'allarme riguarda anche Parma, come dimostra la preoccupazione dei vertici di Avis e di Fidas.
Sistema sotto stress
«Questo decreto mette in forte crisi la raccolta sangue». Roberto Pasini, presidente Avis provinciale, ricorda che l'associazione può contare su una ventina di medici (e su una ventina di infermieri) impegnati nelle attività di raccolta. «Ma se a causa del decreto venissero a mancare i 12 medici specializzandi che lavorano nei nostri centri, la raccolta sangue sarebbe a rischio. Chi - si chiede - sceglierebbe di svolgere gratuitamente un'attività che comporta molta responsabilità e professionalità?». Già chi? Senza contare che «Avis - aggiunge - è sempre alla ricerca di nuovi medici, ne abbiamo grande bisogno».
Le regole di ingaggio
Fiorella Scognamiglio, direttore dell'Unità di raccolta di Avis, fa un passo indietro e ricorda che da maggio, tra le pieghe di un decreto sull'energia e il caro bollette, era stata inserita la possibilità di retribuire quei medici specializzandi che collaboravano con le associazioni e gli enti senza scopo di lucro impegnati nella raccolta del sangue. «Quel decreto ha aperto per noi un enorme spiraglio, perché pativamo una grave penuria di medici. Ora si rischia di perdere quel patrimonio di professionisti che ci aiutavano nella raccolta».
Nel Parmense Avis può contare su 34 centri di raccolta (compreso quello a San Pancrazio) attivi 7 giorni su 7 e a seconda del numero degli ambulatori i medici impegnati vanno da due a quattro. «Se ai 21 medici togliessimo i 12 specializzandi saremmo costretti a ridurre drasticamente le uscite sul territorio. Ma così facendo si ridurrebbe una raccolta preziosa per Parma, per la regione e per l'Italia».
«Pagare i professionisti»
Giancarlo Izzi, direttore sanitario di Avis provinciale, è tranchant: «Sono preoccupato, perché non viene riconosciuto il valore e la professionalità di medici, ricordo che gli specializzandi sono laureati, che operano in un settore estremamente complesso come quello della trasfusione. Il medico non è un tappabuchi che mette a disposizione la sua professionalità in modo gratuito».
Izzi batte su un punto: il mondo delle trasfusioni è complesso. «La trasfusione è equiparata ad un trapianto. Non è un'operazione semplice, prevede attenzione, precisione e tecniche di alto profilo e non è un caso se il pericolo di infezioni e danni al ricevente è ridotto a uno su 43 milioni. Eppure si vuole far passare questa opera dei medici come semplice volontariato».
Allarme generale
Anche Fidas, come spiega Ines Seletti, in qualità di consigliera nazionale e presidente provinciale, è preoccupata, tanto che l'associazione, attraverso il suo presidente nazionale Giovanni Musso, aveva già posto, al Governo, il problema delle conseguenze del decreto interministeriale. «Quella trasfusionale è un'attività che deve essere assolutamente retribuita. Per la raccolta di sangue ci appoggiamo all'ospedale, quindi non facciamo raccolta diretta, ma per noi è fondamentale tutelare tutto il sistema trasfusionale», afferma Seletti, che spende anche una riflessione sul concetto di volontariato. «Il volontariato è una scelta personale, mentre ai medici specializzandi viene imposto di lavorare gratis».
Maurizio Soli, direttore del Centro trasfusionale dell'ospedale, lancia un allarme generale: «Il problema è che anche i nostri medici sono pochi».
Il sistema Parma
Avis a livello provinciale, ricorda il presidente Pasini, «può contare su circa 19.500 donatori, mentre nel 2022 le donazioni di sangue intero, plasma e piastrine sono state 23mila. Nel 2023 le donazioni sono cresciute del 10%, ma attenzione, siamo ancora deboli sulla raccolta delle piastrine. Ne importiamo il 30%».
Fidas può contare su un altro esercito solidale, con circa 4mila donatori in grado di garantire 3.100 donazioni di sangue l'anno.
Partita nazionale
La questione dei medici specializzandi è arrivata in Parlamento e sulla stampa nazionale. Alla Camera è Ilenia Malavasi, deputata Pd, ad aver presentato un'interrogazione in cui denuncia: «Con la previsione che d'ora in avanti gli specializzandi lavorino a titolo gratuito e volontario si rischia di far venire meno la raccolta in almeno la metà dei centri che si avvalgono per i prelievi proprio di specializzandi che, non più retribuiti, potrebbero rinunciare all'incarico. In molte regioni, e in particolare Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna se gli specializzandi rinunciassero potrebbe saltare la raccolta sangue». Un quadro allarmante confermato anche da Maurizio Pirazzoli, presidente regionale Avis.
Cambio di rotta
Da maggio il Governo, in via sperimentale fino al 2025, aveva dato la possibilità alle associazioni di retribuire gli specializzandi, che operano con contratto di libera professione. Per una decina di anni però questi medici non potevano percepire alcun compenso: per loro il rischio era di perdere la borsa di specialità. Adesso il decreto riporterebbe tutto al punto di partenza. «Per ora - conclude Pasini - continueremo a pagare i nostri medici». E poi si vedrà.
Pierluigi Dallapina
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