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Case di comunità

«Insieme per un nuovo welfare»

«Insieme per un nuovo welfare»

di Silvio Marvisi

24 Febbraio 2024, 03:01

Da Casa della salute a Casa di comunità, si avvia così un percorso innovativo e ambizioso per approdare a un nuovo sistema di welfare che passa attraverso il Patto Sociale approntato, approvato e presentato nel giugno scorso. Il convegno di ieri alla Fattoria di Vigheffio ha presentato il progetto di accompagnamento interdisciplinare riguardo allo sviluppo del modello organizzativo di assistenza territoriale.

Diverse le novità annunciate fra cui una cabina di regia che rappresenta le realtà che intervengono nel progetto, l’osservatorio affidato all’Università e la figura del facilitatore.

«Si crea una comunità - ha spiegato Pietro Pellegrini, sub commissario dell’Azienda Usl di Parma, in sostituzione di Massimo Fabi, indisposto - partendo dai più deboli e fragili che sono, allo stesso tempo, elementi di forza del sistema. Oggi si impone la creazione di una grande infrastruttura sociale e sanitaria costituita dai servizi di comunità e di prossimità».

La «salute» che vogliamo

«L’Università - afferma Paolo Martelli, rettore dell’Ateneo di Parma - è parte integrante di questo sistema. Il concetto di salute nel tempo è cambiato, ci si rende ora conto che non è soltanto l’assenza di sintomi e comprende anche la salute dell'ambiente. Nasceranno quindi nuove professionalità più trasversali e interdisciplinari».

«Dalla Casa della salute - afferma il sindaco, Michele Guerra - che punta dritta al medico, si passa a una Casa di comunità, al cuore dello stare insieme. La salute è un sistema relazionale, sociale, economico e culturale che ruota attorno al benessere della persona. Sento la responsabilità di portare un’idea nuova di welfare che non può essere costruito solo dal Comune ma si basa su un sistema in cui ogni elemento porta la sua esperienza».

Intercettare le fragilità

«Le Case di comunità vanno pensate - afferma Arnaldo Conforti, direttore di Csv Emilia - secondo tre declinazioni: la prima è nei percorsi per costruire una visione di salute, la seconda è nella creazione di una rete per intercettare le fragilità prima che diventino malattie, in modo che si possa intervenire in tempo. La terza declinazione è sul patrimonio di associazioni culturali, sportive, ricreative e ambientali: se inserite in un sistema organizzativo, possono essere produttive di benessere fisico mentale e sociale».

C'è poi un quarto ingrediente importante: «E' necessario insistere nel volontariato di prossimità che crea relazioni nel quartiere in cui agisce».

«I principi del Patto sociale - afferma l’assessore al Welfare, Ettore Brianti - sono rafforzare l’integrazione, analizzare i dati disponibili di banche dati e osservatori, costituire gruppi di lavoro per analisi dei percorsi in essere, potenziare alleanze fra Amministrazione e terzo settore. L’osservatorio per il welfare è l’Università, abbiamo una convenzione con il Centro Interdipartimentale di Ricerca Sociale che si occuperà delle innovazioni sociali a cui sono stati affidati tre temi: la Casa di comunità, la salute mentale nell’età evolutiva e le politiche abitative. Il secondo osservatorio universitario analizzerà i dati e creerà nuovi indicatori, così da monitorare uno sforzo così importante dal punto di vista del volontariato, professionale ed economico».

Il ruolo dei facilitatori

«La cabina di regia - prosegue Brianti - è l’organismo in cui ogni realtà è rappresentata, va a definire co-programmazioni e co-progettazione e verifica gli obiettivi di risultato. I facilitatori avranno una lunga serie di funzioni, una figura formalizzata tramite convenzioni e incarichi. Stiamo lavorando su un modello organizzativo che non è veicolato solo dal Decreto ministeriale 77, Parma può sviluppare progetti anticipatori rispetto alle politiche nazionali».

«L’obiettivo è riuscire ad essere operativi per settembre di quest'anno - conclude Brianti - la Casa della Comunità diviene quindi espressione del Patto Sociale il cui fulcro sono la genitorialità, le fragilità che devono trovare un luogo fisico in cui ci sobo il confronto e l’analisi, in cui si va a programmare il benessere, il budget di salute e tutto quanto può essere utile».

Silvio Marvisi

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