Contro l'esproprio
Villa Verdi: la verità degli eredi. L’avvocato Gianantonio Belli è uno dei legali che assistono gli eredi Carrara Verdi nell’arcinota vicenda che vede la firma di un decreto di pubblica utilità per Villa Sant’Agata e, in vista di una procedura di esproprio, l’offerta di un indennizzo per 8 milioni di euro agli eredi stessi.
Cifra ben lontana, non solo dai 30 milioni frutto della prima perizia ordinata dal tribunale, ma anche da quei 20 milioni che il ministero dei beni culturali aveva “accantonato” in previsione dell’asta per la villa, procedura iniziata quando, alla morte del dottor Alberto Carrara Verdi, di fatto si è aperta la successione, la comunione ereditaria fra gli eredi è stata dichiarata sciolta e si è trattato di liquidare il compendio ereditario.
«Fino a che la famiglia Carrara Verdi ha abitato la villa – ha detto l’avvocato Belli – l’edificio e le pertinenza sono stati manutenuti perfettamente, tanto che lo Stato italiano non ha mai avuto obiezioni e anzi, ha stipulato due convenzioni: una nel 2001 e una nel 2013, per intervenire nel restauro conservativo di Villa Sant’Agata. Da ultimo vennero stanziati un milione e sessantamila euro per questi restauri che avrebbero dovuto essere fatti e gestiti dallo Stato. Cosa che non è mai avvenuta. Ora, che oggi si dica che una delle ragioni per le quali si intende procedere all’esproprio sia proprio lo stato di conservazione della villa, suona quantomeno pretestuoso. Sciolta la comunione ereditaria, è decaduto anche il contratto di comodato che vedeva il mio assistito, Angiolo Carrara Verdi abitante e custode di Villa Verdi. Oggi c’è un custode, che è obbligato a manutenere la villa e sinceramente non si capisce perché lo Stato non sia intervenuto per far adempiere le opere di manutenzione».
Lo stato di degrado in cui versa Villa Verdi è sotto gli occhi di tutti, dopo oltre un anno e mezzo di abbandono, ma ciò che gli eredi Carrara Verdi vogliono sottolineare è che, continua l’avvocato Belli: «Nel momento in cui gli eredi sono venuti a sapere che il ministero dei beni culturali era interessato all’acquisizione del bene, si sono fatti parte attiva; abbiamo contattato il ministero, siamo stati da loro a Roma quattro volte. Alla prima occasione avevamo offerto la villa al prezzo che ci era stato detto, ovvero 30 milioni di euro secondo la perizia del tribunale; quando però abbiamo appreso che lo Stato aveva stanziato una somma decisamente inferiore a tali fini, abbiamo dichiarato la disponibilità degli eredi a cederla allo Stato al prezzo equivalente alla somma stanziata, ovvero gli arcinoti 20 milioni. Il ministero ha preso atto dichiarando che la strada si sarebbe potuta percorrere, salvo il buon esito dell’iter amministrativo. Da quel momento non abbiamo più avuto notizie».
I legali degli eredi Carrara Verdi hanno, così, nuovamente sollecitato il ministero che, dopo averli convocati, ha reso noto che non più sulla base di 20 milioni si sarebbe trattato, ma su una cifra corrispondente più o meno alla metà.
«Nelle more dell’attesa, dopo questo incontro – dice ancora l’avvocato Belli - prima è stato notificato il preavviso di questo procedimento, al quale noi abbiamo fatto una serie di osservazioni e poi il decreto di pubblica utilità, senza essere stati ricontattati come invece promesso da parte del ministero. In sostanza: gli eredi hanno tutto l’interesse e tutta l’intenzione di cedere il compendio allo Stato, ma ovviamente non possono farlo a un prezzo che non è corretto, nemmeno con l’esproprio che è un procedimento eccezionale, che deve avere dei presupposti ben precisi e va fatto riconoscendo un indennizzo al prezzo di mercato, che non riteniamo siano gli 8 milioni indicati».
«Quello che è certo - continua l'avvocato - che questi procedimenti presentano delle illegittimità notevoli, sia di carattere formale che sostanziale».
«Non riesco a capire – conclude l’avvocato – il motivo per cui, pur a fronte di uno stanziamento di 20 milioni, pur in base a una perizia di 30 milioni fatta da un soggetto indipendente, come il perito del tribunale e con gli eredi disposti ad accettare i 20 milioni, non si sia ancora arrivati a una conclusione. Stiamo auspicando che lo Stato faccia un’offerta, non dico congrua, ma quantomeno non offensiva per gli eredi».
Egidio Bandini
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