La soddisfazione di politici e volontari
Con l’approvazione definitiva della legge «Salva animali», l’ordinamento giuridico italiano compie un passo avanti storico: il Codice penale non tutela più solo il sentimento umano, ma riconosce agli animali lo status di esseri senzienti, destinatari di tutela diretta.
Il testo, composto da 15 articoli, aumenta le pene, introduce nuove aggravanti e colma diverse lacune normative, con maggiore attenzione anche al traffico illecito di cuccioli, agli animali esotici e ai combattimenti clandestini. Una riforma accolta con entusiasmo da parlamentari, associazioni e volontari, in prima linea ogni giorno nella difesa degli animali da abusi, abbandoni e violenze. Il testo finale è stato promosso trasversalmente da diverse forze politiche - con la prima firma di Michela Vittoria Brambilla - ma il lavoro di scrittura e rifinitura è stato portato avanti con decisione dalla Lega e a sostenerla con forza in Parlamento anche Laura Cavandoli, deputata parmigiana del Carroccio e avvocato, che sottolinea con orgoglio il cambio di paradigma introdotto dalla nuova normativa.
«Da oggi l’Italia è un Paese più giusto, anche per chi non ha voce per difendersi - commenta Cavandoli -. È un cambiamento profondo, che rende giustizia a chi da anni chiede più tutele concrete. Come Lega ci abbiamo creduto fin dall’inizio e abbiamo lavorato per mesi, con impegno e determinazione, per arrivare a questo risultato: pene detentive e pecuniarie più dure e aggravanti nei casi più odiosi, come la presenza di minori o la diffusione online dei reati». Sottolinea anche il valore strategico della legge: «Il riconoscimento giuridico della natura senziente degli animali da compagnia, getta le basi per ulteriori conquiste. Ringrazio il senatore Manfredi Potenti per il lavoro accurato svolto come relatore al Senato, e il vicepremier Salvini, che già con la riforma del Codice della strada aveva introdotto sanzioni più severe per chi abbandona animali».
Accoglie positivamente l’approvazione della riforma Lorenzo Lavagetto, vice sindaco con delega al benessere animale: «L’inasprimento delle pene per chi maltratta, sfrutta o uccide gli animali è una risposta doverosa alla crescente sensibilità dei cittadini e delle istituzioni verso i diritti degli animali. Fenomeni come randagismo, allevamenti abusivi e maltrattamenti ricadono sui Comuni, che devono affrontarli con interventi urgenti, assistenza e risorse, spesso con costi ingenti per la collettività. Avere un corretto rapporto con gli animali, soprattutto nelle città dove vivono migliaia di animali da affezione, è una sfida continua per la politica, ma anche un tema profondamente etico. In ogni caso, la crudeltà non può avere cittadinanza».
Lella Gialdi, presidente di Enpa Parma, definisce la nuova legge una «riforma storica», accolta con entusiasmo dal mondo del volontariato. «E' uno dei rari procedimenti legislativi che ha superato le barriere partitiche. Da anni chiedevamo l’aumento delle pene: troppo spesso, anche di fronte a torture inaudite, la giustizia si fermava a sanzioni leggere perché la legge non permetteva altro. Oggi, invece, la reclusione diventa una pena reale per chi infligge violenze gravissime a creature indifese. Come dimenticare il gatto Leone, scuoiato vivo, o i tanti episodi simili accaduti anche sul nostro territorio? Questa riforma - conclude Gialdi - non è solo simbolica: è concreta, articolata, e rappresenta un grande passo avanti».
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