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L'intervista

Luca Baraldi: «Una Polisportiva può rilanciare il basket a Parma»

Luca Baraldi: «Una Polisportiva può rilanciare il basket a Parma»

di Vittorio Rotolo

04 Ottobre 2025, 03:01

Luca Baraldi è un vulcano di idee. Dal giorno della separazione con la Virtus Bologna, nel febbraio scorso, non si è praticamente fermato un attimo. Ha viaggiato molto, in Italia e all'estero. Si è documentato, alla ricerca di nuove ispirazioni propiziate da una proficua e stimolante opera di aggiornamento. Ha osservato da vicino il lavoro dei club (non solo quelli di pallacanestro), stretto e riallacciato relazioni. Mentre il suo telefono continuava a squillare, perché di offerte gliene sono arrivate. Eccome. «Ma ho preferito declinare le proposte, non già perché non fossero interessanti quanto per una scelta personale - chiarisce l'ex direttore generale del Parma Calcio -: ho pensato fosse più utile, in questo momento, seguire lo sport da fuori, proprio per comprendere meglio le sue dinamiche e la sua evoluzione».

L'ultima volta è stato avvistato a Trapani.

«Ma quello è stato un viaggio di piacere, in una terra, la Sicilia, meravigliosa».

Però il presidente delle due squadre locali, di basket e calcio, Valerio Antonini sui social ha riferito di un vostro incontro, lasciando le porte aperte ad una possibile collaborazione.

«È vero, con Antonini ci siamo visti. Ma al presidente ho spiegato che, anche per ragioni personali, preferisco rimanere in Emilia. L'ho ringraziato per la squisita accoglienza. A Trapani le possibilità di sviluppo sono notevoli: sul piano strategico, nel basket, la squadra granata potrebbe aspirare a diventare espressione non di una sola provincia bensì della regione intera».

Anche a Parma ritiene possano esserci margini di crescita per la pallacanestro?

«Certamente. Del resto in crescita, almeno da quello che intuisco parlando con tanti amici che sono all'interno delle società cestistiche del territorio, sono già i numeri. E abbiamo anche realtà che possono trainare lo sviluppo. Prendete la Fulgor Fidenza: ha impostato un progetto sui giovani e sta ben figurando in B nazionale. Merito della lungimiranza del suo presidente, Andrea Orlandi, che ha capito l'importanza di fare scouting. La Fulgor, in questo senso, ha un eccellente know how: con gli investimenti giusti, e se riuscirà ad attrarre nuove risorse, potrà andare lontano».

In città qualcosa si sta muovendo.

«Ben più di qualcosa, a giudicare dall'ottimo lavoro che stanno facendo le società. Quando ero alla Virtus avevamo avviato una collaborazione con il Cus Parma, ora consolidata. Qualche ragazzo del sodalizio universitario sta giocando a Bologna: chissà che un giorno non si possa vedere uno di loro calcare palcoscenici prestigiosi, per me sarebbe un orgoglio».

Quale potrebbe essere la condizione ideale per favorire lo sviluppo del basket, maschile e femminile, a Parma?

«Creare una Polisportiva, ad esempio. Sul modello dei club più blasonati d'Europa: Real Madrid, Barcellona, lo stesso Bayern Monaco. È un'idea che mi frulla per la testa dal 2002, quando mi occupai di redigere il piano industriale del Parma Calcio: il modello seguito, allora, era quello spagnolo».

Sta praticamente fornendo un assist al presidente Krause?

«Perché no, potrebbe essere una leva strategica interessante. Quantomeno da valutare. Krause ha una passione incredibile per lo sport e il basket è una disciplina iconica nella cultura americana. Degli ingenti capitali necessari per il calcio, basterebbero giusto le briciole per finanziare altri sport e competere, in questi, ai massimi livelli».

Questo week end riparte il campionato di serie A con la “rivoluzione” della piattaforma, avviata dalla Lega, per la trasmissione delle partite in streaming.

«Una scelta opportuna, per valorizzare il prodotto sul piano economico. Ma la pallacanestro e la serie A hanno bisogno di essere riportate dentro le case di tutti gli italiani: questo lo si può fare solo affidando il pacchetto dei diritti in chiaro ad una tv generalista. La sostenibilità dei club, però, passa pure da altro».

Tipo?

«Bisognerebbe individuare strumenti che invoglino imprenditori e club ad investire nel basket e sui giovani. Vanno riviste le regole. A differenza del calcio, nella pallacanestro il cartellino di un giocatore non ha valore. La società fa crescere i ragazzi, dà loro la possibilità di giocare e magari di arrivare ad altissimi livelli. E poi? Non ha nemmeno un ritorno economico».

Tornando alla serie A, Milano e Bologna sempre davanti a tutte?

«Non è detto. E l'ultima stagione, che ha visto Brescia arrivare in finale, lo ha dimostrato. Ci sono club che hanno elevato la qualità del proprio roster».

Olimpia e Virtus, intanto, hanno bagnato il debutto in Eurolega con una vittoria a testa, nella prima giornata.

«Milano ha un organico profondo e completo in tutti i ruoli. Contro il Real Madrid, squadra costruita per vincere l'Eurolega, invece, Bologna ha giocato una gara di grande personalità: quella vittoria non è stata affatto un caso. Il vero valore aggiunto della Virtus è coach Dusko Ivanovic: ha costruito una squadra a sua immagine e somiglianza, con una logica e un'identità tecnica ben definite».

Alla Virtus lei ha avuto Luca Banchi, appena nominato commissario tecnico della Nazionale: secondo lei è l'uomo giusto?

«Assolutamente sì, è il miglior allenatore che la Federazione potesse scegliere. Banchi è un professionista vero, meticoloso e bravissimo nel motivare i giocatori: merita di allenare la nostra Nazionale».

Luca Baraldi, invece, è pronto a ripartire? Nel calcio o nel basket?

«Beh, il calcio è il mio primo amore. Ma nel basket ho vissuto emozioni incredibili: un progetto serio e forte in prospettiva lo prenderei in considerazione».

Magari quello di una Polisportiva a Parma…

«Tutti sanno quanto viscerale sia il mio legame con questa città. Qui lavorerei anche gratis...».

Vittorio Rotolo

© Riproduzione riservata

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