SANITÀ
A Parma più di un quarto degli interventi sanitari (26,3%) è relativo a pazienti provenienti da fuori provincia, e circa il 15% sul totale è verso pazienti di altre regioni. Mentre si attesta attorno al 5,2% la mobilità passiva verso altre regioni. Sono dati che dimostrano bene quanto la sanità locale sia attrattiva per tutti quei pazienti - qui si sta parlando di ricoveri e non di semplici visite - che preferiscono curarsi altrove, rispetto alla loro regione di provenienza. Una scelta compiuta, prevalentemente, dai malati del Mezzogiorno (Campania, Calabria e Sicilia in testa). Nei giorni scorsi però Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, aveva lanciato un allarme ripreso da tutte le testate nazionali: il numero crescente di pazienti da fuori regione sta mettendo in crisi il sistema sanitario emiliano-romagnolo. Una preoccupazione, si leggeva ieri su «La Stampa», condivisa anche da Attilio Fontana, governatore della Lombardia (altra regione tra le più gettonate da chi accetta di far centinaia di chilometri per farsi curare).
La sanità pubblica di Parma e provincia, come regge l'impatto con questi pazienti che possono essere definiti, senza alcuna accezione negativa, «pendolari della salute»?
Italia a più velocità
Per chi è al vertice della sanità pubblica locale, bene ha fatto de Pascale a lanciare l'allarme, un allarme che però si potrebbe evitare se l'Italia non fosse un Paese a più velocità quando si parla di sanità e di diritto alla cura, dato che i Lea, i Livelli essenziali di assistenza, devono essere uguali per tutti, in tutte le regioni italiane.
«Numeri alla mano – dice il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria e commissario straordinario dell'Ausl, Anselmo Campagna - per noi è sicuramente un vanto, ma proprio per questo richiede un grosso impegno nei confronti di tutti i cittadini che scelgono i nostri ospedali e le nostre strutture per curarsi, un vero impegno sociale. Perché, se da un lato è assolutamente giusto che i cittadini possano curarsi dove vogliono, credo sia altrettanto giusto andare a rileggere il funzionamento del sistema anche in relazione alle regole che determinano poi la compensazione della mobilità tra regioni, tenendo infine presente che molti degli interventi che eseguiamo su questa mobilità sono di assoluta complessità».
Per Campagna è un bene che il presidente della Regione, de Pascale, abbia sollevato il tema della sostenibilità del nostro sistema sanitario, «che abbia parlato di “intasamento” a causa all'alto numero di persone che da fuori regione scelgono l'Emilia Romagna e i suoi ospedali per curarsi», ma allo stesso modo, continua, «si dovrebbe favorire la prossimità, in particolare per le prestazioni più semplici che per omogeneità e come chiede la Costituzione dovrebbero essere offerte da ogni regione, senza ingenerare disagi a pazienti e famigliari con anche costi elevati per le famiglie».
Il nodo delle risorse
«Credo – prosegue - che alcune questioni, se affrontate in modo chiaro e trasparente, siano sicuramente un momento di crescita per tutta la comunità. Proprio pochi giorni fa, dalle pagine del vostro giornale, parlando dei tempi di attesa sulla specialistica ambulatoriale non nascondevo alcuni ritardi soprattutto su alcune discipline, ma parlavo anche del numero di prestazioni che svolgiamo. Questo non per sviare il discorso, ma perché i volumi della produzione non sono solo dati meramente quantitativi ma danno anche il quadro della complessità delle nostre strutture. Per mantenere però questo elevato livello di eccellenza il sistema ha bisogno di sostegno, di finanziamenti adeguati e personale».
Il tema, conclude Campagna, «va quindi affrontato in maniera concreta, valutando non soltanto gli aspetti e gli scambi economici negli accordi di mobilità tra regioni, ma anche una garanzia di maggiore omogeneità e distribuzione dei servizi in tutto il territorio nazionale. Sviluppando anche nuovi sistemi e flussi informatici per avere un pieno governo delle liste di attesa dei ricoveri chirurgici programmati».
P.Dall.
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