INFRASTRUTTURE
Un'ora abbondante di domande e osservazioni.
È forte l'attenzione verso la futura diga di Vetto, come dimostrato dalla grande partecipazione all'incontro pubblico con il commissario straordinario Stefano Orlandini, organizzato ieri nella sala consiglio del Municipio.
L'appuntamento ha anticipato una serie di incontri pubblici informativi sul Documento di fattibilità delle alternative progettuali (DocFap) del nuovo invaso montano, che prenderanno il via dal 12 dicembre - presentati ieri mattina nella prefettura di Reggio Emilia - e si concluderanno il prossimo 10 febbraio, con la presentazione della relazione finale.
Il commissario Orlandini - al suo fianco in rappresentanza di Comune e giunta, Michele Alinovi, presidente del Consiglio comunale, e Gianluca Borghi, assessore alla Sostenibilità ambientale - ha illustrato lo stato di avanzamento del progetto della diga di Vetto.
La tempistica
L'incarico del commissario è quello di procedere celermente al completamento della fase progettuale. Il cronoprogramma prevede che entro metà luglio 2027 si arrivi all'approvazione del progetto esecutivo.
Da quel momento serviranno almeno quattro anni di lavori per la realizzazione dell'opera.
Le alternative
Il primo nodo da sciogliere è capire quali delle due alternative progettuali previste sia la migliore sotto tutti i punti di vista. Come sottolineato dal commissario, «il progetto approfondisce la fattibilità di un invaso montano sul torrente Enza esaminando due diverse possibilità di ubicazione, rispettivamente alla stretta delle Gazze e di Vetto. Per entrambe le alternative progettuali sono state valutate le implicazioni ambientali, sociali ed economiche. Lo studio di fattibilità ha tenuto conto degli impatti indiretti dell’invaso in termini di tutela del territorio da eventi alluvionali e dell’opportunità di produzione idroelettrica».
Cosa cambia
La differenza principale tra le due alternative è legata - oltre all'altezza della diga - al volume delle acque a disposizione grazie all'invaso. L'area coinvolta chiudendo alla stretta delle Gazze sarebbe il 25 per cento più piccola rispetto a quella prevista con la chiusura a Vetto. Ma il dibattito è più che mai aperto. «Il progetto - ha dichiarato il commissario - potrà essere modificato, integrato, migliorato in base ai contributi che emergeranno. Il mio impegno è che ogni osservazione venga ricevuta con serietà e considerazione. Avvalendoci di procedure condivise e di trasparenza totale, possiamo costruire un progetto che sia valido dal punto di vista tecnico, idraulico ed ambientale, e al tempo stesso accettabile e sostenibile per le comunità locali».
Dibattito aperto
Il dibattito è aperto ad amministrazioni, enti, associazioni rappresentative dei portatori di interesse e ai cittadini interessati. Sono previsti due incontri pubblici sul territorio per illustrare i contenuti della relazione di progetto e quattro tavoli di lavoro online di approfondimento. Il primo incontro pubblico si terrà il 12 dicembre nel Comune di Vetto.
Tanti interventi
Durante l'incontro in Municipio sono intervenuti cittadini, rappresentanti di enti, associazioni ed esponenti del mondo politico. «Il territorio è fortemente interessato a un'opera di questo genere - ha dichiarato Matteo Daffadà, consigliere regionale del Pd -. Grazie al lavoro della Regione, dei Consorzi di bonifica e degli enti territoriali si è arrivati a intravvedere un importante risultato». «Da amministratore del territorio - ha affermato Sebastiano Pizzigalli, consigliere comunale di Effetto Parma - auspico che tutte le istituzioni pubbliche e private coinvolte lavorino in sinergia per la realizzazione di questa importante opera strategica per il settore agricolo e per la salvaguardia dei territori a valle».
Presenti, tra gli altri, Tommaso Fiazza, consigliere regionale della Lega, diversi sindaci e consiglieri comunali di Parma e del territorio.
I promotori
ll DocFap è stato finanziato dai due Consorzi di Bonifica e per la maggior parte dalla Regione. I lavori sono stati coordinati dal Consorzio di Bonifica dell'Emilia centrale secondo quanto condiviso tramite convenzione con la Regione, l’Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po, il Consorzio della Bonifica parmense e l’Atersir.
Luca Molinari
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