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Intervista

Capossela torna al Fuori Orario: «25 anni di concerti di Natale»

Capossela torna al Fuori Orario: «25 anni di concerti di Natale»

22 Dicembre 2025, 09:11

Siamo abituati a considerare le tradizioni come se fossero sempre esistite; sappiamo che ci sono sempre state e forse è per questo che le amiamo. Poi ci sono le eccezioni, come i concerti natalizi di Vinicio Capossela al Fuori Orario che già dal secondo anno sono diventati irrinunciabili e insostituibili tra i festeggiamenti natalizi. Il rito si ripeterà il 25 e il 26 dicembre alle 21 con il «Silver Christmas» per celebrare le “nozze d’argento” con questi concerti che arrivano, anche quest’anno, in un momento molto complicato.

Questo è l’ennesimo Natale difficile degli ultimi anni; come ci arriviamo e cosa dovremmo chiedere a questo Natale?
«Pare che in un Natale nel corso della prima guerra mondiale i soldati decidessero per una sospensione della guerra, che uscissero dalle rispettive trincee e si scambiassero doni. La favola del Natale è un po' una sospensione del tempo del conflitto, della violenza, della sopraffazione. Il problema è che nel presepe c’è anche Erode e la sua strage degli innocenti, e non si dovrebbe allestire un presepe dimenticandosene. Si chiedono sempre le stesse cose, ma chi governa il mondo va in un’altra direzione. Personalmente chiederei a Babbo Natale quel che dovrei chiedere a me stesso: di mantenermi vigile, vivo, di mantenere in forza la capacità della gratitudine e quella dell’indignazione».

Quanto sta accadendo in Italia e nel mondo influirà sullo spirito delle canzoni?

«Le canzoni non cambiano il mondo ma possono essere una occasione di consapevolezza, di stimolo civile e anche di sogno. Possono accendere una luce tanto sul tempo esteriore che su quello interiore. C’è una idea di innocenza di infanzia del mondo che le canzoni possono contribuire a coltivare. Trovarsi fisicamente a un concerto è già una pratica di partecipazione, che non dovrebbe essere consumata solo nella pratica dell’intrattenimento».

Per tante persone del tuo pubblico il Natale è ormai identificato coi tuoi concerti al Fuori Orario. È un piacere o una responsabilità?
«La tradizione è una delle poche cose che trasforma la ripetizione in valore. Sono 25 anni che facciamo i concerti al Fuori Orario, ma non ce n’è stato uno uguale all’altro. Ed eppure è sempre il concerto di Natale. Siamo noi che cambiamo. Le ritualità, nella loro ciclicità, rendono meno spaventosa l’angoscia del tempo che passa e ci danno un senso di resurrezione. E noi ogni anno celebriamo la resurrezione di Shane Mac Gowan, dei Pogues e di una certa idea di Rock’n’roll».

Cosa dovremo aspettarci da questi due concerti?
«Il solito: lacrime, abbracci, birra, pogo, speranze e nostalgie, magia, lucine, senso di eternità e postumi del giorno dopo. Finire spazzati via di nuovo nella vita con i bicchieri di plastica vuoti. Ma anche la formazione che ha registrato “Sciusten Festen” e “Canzoni a Manovella”, la funambola Nadia Addis, l’apparizione di Sante Nicola e un impianto audio, come si dice “da paura”, che l’eccellenza reggiana Rcf ha infatti messo a disposizione del locale».

C’è una canzone natalizia a cui sei particolarmente legato?
«Le mie canzoni di Natale preferite sono “Fairy tale of New York City” dei Pogues, le versioni in italiano di “White Christmas” e di “Jingle bells” e “Christmas card from a hooker in Minneapolis” di Tom Waits. L’Italia, invece, non ha una tradizione in fatto di canzoni natalizie, a parte “Tu scendi dalle stelle”. Mi piacerebbe rivisitare la canzone scozzese che si usa a Capodanno: “Auld lang syne”, in italiano finora tradotta come “Valzer delle candele”. È un formidabile inno alla fraternità e all’abbraccio, al sopportare insieme».

Pierangelo Pettenati

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