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Morta a 80 anni

Addio a Etiopia, la cuoca di Africa 2

Addio a Etiopia, la cuoca di Africa 2

18 Gennaio 2026, 03:01

Addio a Etiopia, morta nei giorni scorsi a 80 anni, che ha insegnato ai parmigiani a mangiare alla maniera eritrea. Riso con lo zighinì, ma anche anolini in brodo e tortelli d'erbetta. Conditi da un sorriso, specchio della sua generosità.

Quella di Etiopia Tewelemedhin è stata una vita dietro i fornelli senza mai dimenticare le tradizioni dell'Eritrea, il suo Paese d'origine. Una storia, la sua, partita da Adì Shimandi, una sessantina di chilometri dalla capitale Asmara.

Etiopia - nome datole in omaggio alla storia del Corno d'Africa - arriva in Italia, dove il legame con l'ex colonia è ancora forte, con una valigia piena di vestiti e, soprattutto, spezie della sua terra. E con un obiettivo: costruire per sé e per la sua famiglia una solidità economica.

La prima tappa a Piacenza, dove nel 1970 si reca dalla famiglia Malerba. In mano ha una lettera di referenze della famiglia italiana da cui lavorava in Eritrea. Nel 1973 nasce Stefano, il suo primogenito, ristoratore da anni e conosciutissimo a Parma.

Nel '75 la famiglia si trasferisce a Langhirano dalla famiglia Del Porto, ed infine a Parma dove nel 1978 nasce Simone, il secondo figlio. Proprio il secondogenito scomparirà nel 1997, un dolore che per Etiopia non si rimarginerà mai, tanto che lascerà per sempre la camera del figlio intatta, com'era prima della sua morte.

Nel frattempo a Parma Etiopia lavora come domestica in altre famiglie. Ma non perde mai l'occasione di osservare e far sue le ricette e, soprattutto, i segreti della nostra cucina tradizionale. Sempre attenta e desiderosa di imparare, diventa così una «rezdora».

Nel mondo della ristorazione, assieme alla sua famiglia, il suo primo locale è «L'ostaria in Mosca» a Felino. Proprio da lì comincerà a proporre in menù, oltre alle specialità parmigiane, i piatti della cucina eritrea. E così i sapori del berberé che caratterizzeranno i suoi piatti e il suo sciró stregheranno i parmigiani che diverranno suoi clienti affezionati e la seguiranno nei successivi ristoranti di famiglia: l'Africa di San Pancrazio e l'Africa 2 prima in viale Mentana 12 e poi al civico 80 della stessa via.

Ma Etiopia è sempre rimasta un punto fermo per la comunità eritrea e negli anni è stata tra le anime delle feste al parco Pellegrini e al parco Nevicati di Collecchio.

«Mia madre si sentiva anche parmigiana e ha sempre ringraziato la nostra città per averla accolta - la ricorda il figlio Stefano che sta continuando la tradizione culinaria italo-eritrea imparata dalla madre nel suo ristorante Erythrós di via Fleming - Per lei non è mai stata una cosa automatica: mi ha sempre detto che per essere accettato devi impegnarti, restituire qualcosa».

E lei lo ha fatto lavorando una vita e diventando un esempio di integrazione. Tanto che a piangerla ora non è solo la comunità eritrea e i numerosi parenti che, dal suo Paese di origine, si sono subito precipitati a Parma per le esequie. Ci sono anche tanti parmigiani che in più di mezzo secolo ne hanno potuto apprezzare la professionalità, la generosità, l'intelligenza e la gentilezza.

Per ricordarla sabato 24 gennaio alle 11 in San Benedetto, nell'omonimo piazzale, verrà celebrata una messa. Poi, Etiopia partirà per l'ultimo viaggio, nella sua Eritrea, dove riposerà per sempre accanto al suo adorato Simone.

Michele Ceparano

© Riproduzione riservata

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