San Sebastiano al Vesuvio
Una lite tra ragazzi, nata da futili motivi. Forse, a scatenarla, una semplice pestata ad un piede e, conseguentemente, una scarpa sporca. Dalle parole all’aggressione, fino ai colpi di arma da fuoco. Si può morire anche così nel Napoletano. E si può morire giovanissimi.
Decisive potrebbero essere per le indagini le immagini catturate dagli impianti di videosorveglianza presenti nella zona dove si è verificata la sparatoria, acquisite dagli inquirenti; sul caso procedono i carabinieri della compagnia di Torre del Greco e quelli della stazione di San Sebastiano al Vesuvio.
«La zona è pattugliata - spiega il sindaco di San Sebastiano al Vesuvio, Giuseppe Panico - purtroppo era un episodio che poteva capitare ovunque». La piazza dove è avvenuta la lite e la successiva sparatoria è un «punto di ritrovo per i giovani» spiega ancora il primo cittadino. Domani alle 18, presso il Comune di San Sebastiano al Vesuvio, è stato convocato dal prefetto un tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico. Servirà a fare il punto della situazione e a capire se la zona, tra le più frequentate dai ragazzi dell’hinterland napoletano, ha bisogno di maggiore attenzione da parte delle forze dell’ordine.
Stando a quanto ricostruito sinora dagli investigatori, Santo Romano potrebbe non essere stato coinvolto direttamente nella lite all’origine della sparatoria; questo starebbe emergendo dalle testimonianze di alcuni presenti quella sera. Chi risiede nella zona dove è avvenuta la tragica lite, parla di troppe presenze e di rischi spesso segnalati alle autorità competenti.
Solo nei giorni scorsi un ragazzino di soli 15 anni, Emanuele Tufano, è stato freddato nel centralissimo corso Umberto mentre era in scooter; per lui Napoli ha versato appena ieri, durante il funerale, lacrime di dolore e sconcerto. E giovani erano anche Giovanbattista Giogiò Cutolo, musicista 19enne ucciso in piazza Municipio nell’agosto scorso, e Francesco Pio Maimone, raggiunto da un proiettile esploso nella zona di Mergellina a marzo del 2023. Maimone fu raggiunto da un proiettile partito dalla pistola impugnata da un coetaneo proprio a seguito di un pestone che per sbaglio aveva sporcato la scarpa del killer.
«Bisogna disarmare Napoli. Bisogna disarmare i nostri territori. Bisogna deporre le armi. Fa male. C'è una tristezza impresssionante in tutto questo ma non dobbiamo rassegnarci. Non sarà la violenza a vincere», dice con voce sofferta invece l'arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, che ha commentato la notizia a margine delle commemorazioni dei defunti.
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