L’albero c’è, le decorazioni pure. Manca l’incanto del coro dei piccoli alunni e alunne di due scuole dell’infanzia, per rispettare in pieno la tradizione natalizia all’Ospedale dei Bambini.
Ma se il Covid-19 toglie, la tenacia e il cuore restituiscono e amplificano. E così alle voci si sono sostituite le mani e la creatività, e quel che era un regalo per la Pediatria, è diventato un dono allargato anche ad altri reparti: dalla Terapia Intensiva del Padiglione Barbieri all’ospedale di Vaio, per esempio. E non a caso: all’abnegazione, alla professionalità e all’umanità di medici e infermieri della Rianimazione del Maggiore Teresa Bacchi, maestra della Scuola in ospedale, deve la sua seconda vita, dopo aver affrontato un lungo e duro percorso per guarire proprio dal Covid.
E’ dunque lì - e non solo lì - che da oggi saranno presenti cartelloni di auguri molto speciali: ciascuno è un puzzle dei disegni realizzati dagli alunni sia giovanissimi sia adolescenti della Scuola in Ospedale, e da bambini e bambine delle scuole dell’Infanzia Sergio Neri e Domenico Maria Villa. Un trionfo di colori, calore, candore.
Il debutto del «progetto decorazioni» è stato più o meno quello canonico: i più piccoli al lavoro per realizzare gli addobbi con il kit fornito dall’associazione Noi per loro - protagonisti quest’anno i coperchi Quattro Stagioni donati da Bormioli - coinvolgendo le famiglie. E «le grandi», le maestre, pronte ad addobbare gli alberi di Natale a scuola e in ospedale. Niente coro? Ecco l’idea «non canonica» della maestra Teresa: i disegni che raccontano uno e tanti Natali diversi, unendo le emozioni. «E' importante la collaborazione con le scuole all'esterno, per far sì che l'ospedale non sia vissuto come luogo di sofferenza ma anche di ricchezza - spiega Teresa Bacchi - e anche tante delle "nostre" mamme si sono messe all'opera per gli addobbi. I cartelloni erano stati pensati solo per la Pediatra, ma poi...». Ma poi il pensiero del cuore: che siano anche un augurio quotidiano per il personale dei reparti Covid in questo anno così (anche) emotivamente difficile per chi lavora e per chi è ricoverato.
«Sono arrivati piccoli capolavori individuali, con diverse creatività a seconda dell’età. E insieme hanno fatto scintillare fuori gli auguri. E due QR code permettono di conoscere il progetto e di vedere in un video le mani che realizzano i disegni», racconta Francesca Pelagatti, referente della scuola Neri. «E’ stato avere in comune la stessa insegnante di musica, Marzia Fusi, a legare le nostre scuole dell’infanzia - continua Gabriella Racchi, coordinatrice della “Domenico Maria Villa” - E anche quest’anno le nostre famiglie si sono sentite molto coinvolte». «Cerchiamo di far rivivere una tradizione bella. Ci mancano i bambini - confida Nella Capretti, presidente di Noi per Loro - ma sappiamo che si sono impegnati tanto insieme alle loro famiglie, anche se non in contemporanea».
Un augurio a parole lo esprime Agnese Tirabassi, dirigente dell’Istituto comprensivo Giacomo Ferrari, di cui fanno parte sia la scuola in ospedale che la Sergio Neri. «Questo periodo ci ha fatto scoprire che siamo tutti molto fragili e che abbiamo bisogno degli altri: spero che questa attenzione all’altro diventi cura costante». Ben oltre il Natale.
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