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Peritonite, protesi 'bio' per evitare il ritorno al bisturi

Peritonite, protesi 'bio' per evitare il ritorno al bisturi

11 Settembre 2019, 09:44

Una delle possibili conseguenze per il paziente colpito da peritonite e che viene sottoposto a un delicato intervento chirurgico, è rappresentato nei mesi successivi dalla possibile insorgenza del laparocele: un’ernia che si forma proprio sulla parete addominale. Una circostanza, questa, che costringe il paziente a tornare nuovamente sotto i ferri, con un notevole allungamento dei tempi di recupero. In questo specifico ambito, però, in termini di prevenzione, un contributo alla ricerca scientifica potrebbe arrivare adesso dall’Unità operativa di Chirurgia d’urgenza di Parma, una delle eccellenze dell’Azienda ospedaliero-universitaria.

La struttura diretta da Fausto Catena è infatti risultata vincitrice di un apposito bando di ricerca, finanziato dal Ministero della Salute. Il progetto avrà una durata triennale e prevede uno stanziamento superiore ai 360mila euro. «Lo scopo di tale studio è quello di verificare la possibilità legata all’applicazione di una protesi biologica, nei pazienti che vengono operati di peritonite» spiega lo stesso Catena. «A differenza di quelle abitualmente utilizzate per curare le ernie, realizzate con un prodotto sintetico, tale protesi biologica è resistente alle infezioni e favorisce il rimodellamento della parete addominale. Se le ipotesi avanzate dal nostro team di ricerca dovessero effettivamente rivelarsi fondate, avremmo trovato una soluzione in grado di scongiurare il rischio di un nuovo intervento chirurgico per il paziente. Parliamo di persone, spesso giovani o naturalmente anche adulte – fa notare il direttore della Chirurgia d’urgenza del Maggiore -, che hanno superato un problema di salute abbastanza serio, come la peritonite appunto, che può essere determinata da svariate cause, tra cui perforazioni intestinali o gastriche, persino da banali appendiciti».
«Quando questa patologia viene trattata con una incisione laparotomica, anche piccola, nel periodo successivo all’intervento chirurgico – prosegue Catena -, la formazione di un laparocele si verifica con una certa frequenza». All’interno del team della Chirurgia d’urgenza dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, la soddisfazione legata all’assegnazione dei fondi è notevole. «Il nostro progetto di ricerca è stato tra i pochissimi premiati, in Emilia-Romagna -  conclude Catena -. Segno che è stato evidentemente apprezzato dalla platea di revisori, nazionali ed internazionali. Ne siamo orgogliosi».

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