Il bello (e il brutto) del cosiddetto smart-working: tra gatti e figli che scorrazzano per le stanze i parmigiani si sono reinventati e riorganizzati con estro
Ha un planisfero alle spalle Andrea Barbacini - nella vita responsabile commerciale area Asia Pacific - e dalla sua cucina è connesso con tutto il mondo «lavorare da casa non è affatto male: unica pecca il fatto di non avere una vera e propria stanza adibita a studio. Il via vai è continuo tra figli e moglie, costretti a casa anche loro».
Questa è la vita di chi lavora da casa. Dipendenti in «smart working» quindi, ma anche liberi professionisti, insegnanti, che hanno riadattato le loro case per fare fronte a un'emergenza che ha cambiato le abitudini di molti. «Seduto dal tavolo del salotto - spiega Giovanni Valente, impiegato - riesco a gestire quasi la totalità di quello che ho sempre fatto sul posto di lavoro. Adattarsi a volte ti fa trovare nuove prospettive».
«Per fortuna ci sono le call - commenta Gianluca Barilli, art director - per parlare con i clienti e confrontarsi con i colleghi».
«La modalità di lavoro non cambia» spiega Matteo Guareschi, project manager, mentre Maria Vittoria Villa aggiunge che «a volte il contatto con le persone manca».
Giorgia Freddi ha una splendida terrazza davanti alla tavola da cui gestisce i suoi clienti, essendo lei referente marketing e comunicazione: «Sicuramente le modalità di lavoro non cambiano. Essere a casa non incide affatto sulla produttività».
«Se penso che da quando ho iniziato a lavorare da casa - aggiunge Stefania Spaggiari, impaginatrice grafica - ho fatto un pieno alla macchina, direi che lavorare senza andare in studio ti cambia la vita, e migliora l’ambiente».
Eduardo Navarrete, docente di psicologia cognitiva a Padova, oramai fa tutto dalla sua casa a Parma «e sicuramente questo è molto bello. Con due figli però a volte diventa difficile riuscire a stare concentrati per molto tempo».
Infine Francesca Sutti, insegnante di yoga, e Tommaso Bricoli, personal trainer, conducono lezioni da casa. «Il contatto umano manca» spiega Francesca, ma «questo lockdown - aggiunge Tommaso - mi ha dato la possibilità di reinventare molte cose del mio lavoro».
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