Volontariato
Il calendario Avis è pronto a invadere la città. È stato presentato ieri alla Famija Pramzana l’oggetto che non potrà mancare nelle case il prossimo anno e che verrà distribuito gratuitamente in 12mila copie. Il cuore della parmigianità batte forte tutto l’anno, così l'Avis si impegna a garantire un servizio fondamentale per l’assistenza sanitaria e, per questo motivo, ha deciso di offrire alla città, ai donatori, ai volontari e ai simpatizzanti un momento simpatico tramite cui riscoprire il dialetto. «Abbiamo detto subito, e entusiasticamente, di sì, quando l'Avis ci ha chiesto di collaborare», ha detto il presidente della «Famija» Claudio Cavazzini.
Il calendario si compone di 12 vignette di Maurizio Landi e altrettanti «stranòmm», ovvero modi di dire e nomignoli che non possono essere tradotti in italiano. Da cioldón a bezios, da bècch äd fer a pistapòci. «La prima pagina e il titolo “Tèsta Cuèdra” - afferma con una battuta Luca Asinari, presidente dell'Avis comunale - non è per i cugini oltre Enza, ma è un riferimento puramente casuale. Quest’anno siamo tornati alla parmigianità, è una forma di rappresentanza di Avis che ha raggiunto la trecentomillesima sacca di sangue donata all’ospedale. Garantiamo la vita a chi ne ha bisogno, grazie ai volontari e ai donatori che frequentano ogni giorno i nostri centri».
Il direttore della «Gazzetta», Claudio Rinaldi, ha ricordato la seguitissima rubrica della Consulta del dialetto della Famija, nella quale sono uscite tante vignette di Maurizio Landi, e l'attenzione che il giornale dedica, da sempre, alla parmigianità e alle attività della Famija e dell'Avis.
«Le radici di Avis - ha affermato Doriano Campanini, vice presidente Avis - affondano nell’Oltretorrente, dove sono iniziate le donazioni, la culla della parmigianità. Il calendario rappresenta un po’ il legame con la cultura altruistica che a Parma brilla da sempre. Per questo motivo viene regalato, per diffondere un messaggio di solidarietà e altruismo».
«A Parma ci sono circa 8mila donatori - prosegue Campanini -. Ogni anno circa 500 donatori smettono per vari motivi, per problemi di età, di salute o per trasferimenti. Il nostro impegno è non far mancare sangue all’ospedale, siamo agevolati dalla cultura altruistica della città. La cultura del dono deve essere rafforzata con un esercito di volontari che dedicano tempo nelle scuole di ogni grado per creare la cultura di solidarietà».
L'importanza della donazione e la grande cultura della solidarietà che caratterizza Parma sono state sottolineate da Michele Alinovi, Maurizio Vescovi e Maurizio Trapelli. Prima di chiudere l’incontro, spazio per alcune poesie lette da Enrico Maletti, mentre Giorgio Capelli ha letto la sua novella in dialetto su Ginen Sgarola, un personaggio creato appositamente per far convivere lo spirito della donazione di Avis e della parmigianità.
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