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Bacchisio Dessena: «Io duro? Ma prendevo anche la palla»

Ricordi di duelli da scintille con tanti bomber degli anni '80-'90

Bacchisio Dessena «Io duro?  Ma  prendevo  anche la palla»

di Remo Gandolfi

03 Gennaio 2022, 07:19

Una delle figure più romantiche della storia del calcio è stata sicuramente quella dello “stopper”. Era quel giocatore che aveva un compito ben preciso. Uno solo, ma uno dei più ingrati e difficili: mettere la museruola all’attaccante più pericoloso della squadra avversaria. Rosato al Milan, Morini alla Juve, Bellugi all’Inter o un po’ più in là negli anni Collovati, Pasquale Bruno, Vierchwood … tutti nomi che evocano meravigliosi duelli con i grandi attaccanti dell’epoca. Duelli senza VAR, senza venti telecamere a spiare ogni contatto e senza quarto arbitro. Duelli dove prendevi e davi, dove “piangere” con arbitri o compagni di squadra non era semplicemente contemplato. Per chi ha calcato i campi dilettantistici della nostra provincia negli anni ‘80 e ‘90 “lo stopper” per eccellenza era lui: Bacchisio Dessena. Non era il solo ma era probabilmente il più temuto. E uno dei più forti. Bacchisio è tra l’altro papà di due eccellenti calciatori come Daniele, vari anni al Parma e ancora oggi nei professionisti, e Marco, portiere di alto livello con un passato tra i professionisti e ora a giocare gli ultimi anni di carriera con gli amici del Palanzano.


Quando hai iniziato a giocare?
«E’ stato nel 1974 nel Fontevivo. Due stagioni lì per poi passare alla Fortitudo Fidenza dove sono rimasto fino al 1980».


Chi sono stati i tuoi primi “maestri”?
«Grandi maestri ne ho avuti tanti e da tutti ho imparato qualcosa di importante. Adriano Allodi e Maurizio Battistini alla Fortitudo mi hanno aiutato tantissimo e mi hanno forgiato tecnicamente e anche da un punto di vista umano».


Quando hai capito che avevi decisamente qualcosa in più della media?
«E’ stato sempre a Fidenza. Giocavo nella categoria Berretti e facevamo un Campionato Interregionale dove ci trovavamo spessissimo a giocare fuori dall’Emilia Romagna, soprattutto in Lombardia contro squadre forti e organizzate. E’ stato proprio affrontando giocatori di spessore che ho capito che ad un buon livello nei Dilettanti avrei potuto starci anch’io».


Ricordi il tuo esordio in categoria, il risultato e la tua prestazione?
«Fu alla seconda giornata del campionato di Promozione nella stagione 1980-1981. Era nientemeno che il derby tra il Combi Salso e il Salsomaggiore. Finì uno a uno ma all’ultimo minuto noi del Combi sbagliammo un calcio di rigore con il nostro specialista Iappella. Quel rigore sbagliato ce l’ho ancora oggi davanti agli occhi!».


C’è una partita in particolare che è rimasta scolpita nella tua memoria?
«Forse la finale della Coppa Emilia giocata al Dall’Ara di Bologna contro una squadra della provincia di Ravenna. Perdemmo 1-0 ma fu sufficiente alla Fontanellatese per guadagnare la promozione alla categoria superiore».


In campo avevi la fama di “duro”. Confermi?
«Quando la natura non ti regala una tecnica di primissima qualità ma per fortuna compensa con un fisico forte e robusto bisogna fare di necessità virtù! Io su questo ho costruito la mia carriera. Non mollavo mai, ero deciso e determinato e non mi tiravo mai indietro. Comunque confermo … d’altronde non si può mica pensare di prendere sempre la palla».
C’è un compagno che ricordi con particolare affetto?«Qui non ho dubbi! Danilo Berciga. Ci siamo conosciuti come compagni di squadra nel Duca Bannone e abbiamo legato da subito. Posso definirlo anche il mio migliore amico».


Chi è stato l’avversario più ostico che hai incontrato?
«Domanda tosta! Di giocatori forti soprattutto in Promozione ne ho incontrati tanti. Qui non posso farti un solo nome. Da Lucio Zoboli, fortissimo fisicamente a Stefano Pompini e Andrea Talignani che erano due talenti assoluti. Claudio Beatrizzotti e Paolo Ruggeri erano altri due eccellenti giocatori e poi voglio ricordare Fabrizio Fagandini che purtroppo a causa di tanti guai fisici non ha fatto la carriera che avrebbe meritato».


Bacchisio Dessena e due figli calciatori. Com’è il tuo rapporto con loro e con il calcio di oggi?
«Avere due figli con la tua stessa passione non ha prezzo. Poterli seguire ancora oggi ogni domenica e poi dopo ogni partita parlare insieme, confrontarci e scambiarci le impressioni è una cosa semplicemente meravigliosa. Il rapporto con loro è una delle cose che mi rende maggiormente orgoglioso. Mi ritengo davvero un padre fortunato».


Quali sono le differenze tra il calcio dilettantistico attuale e quello della tua epoca?
«Ai tempi con una categoria in meno (dalla Promozione si passava alla Serie D non esisteva il campionato di Eccellenza) in Promozione si incontravano giocatori già fortissimi. Adesso sono cambiate le regole, i contrasti oggi sono più sanzionati e magari per i giocatori tecnici è un po’ più facile giocare. Ma i giocatori forti c’erano allora come ci sono adesso».


Infine ti chiediamo di compilare la formazione ideale dei calciatori con i quali hai giocato.
«Direi che in un 5-3-2 l’allenatore sarebbe Marco Riva. Portiere: Stefano Peraddi a Fontanellato, ragazzo meraviglioso e grandissimo portiere. Difesa: Lorenzo Bertolotti, un passato nelle giovanili della Sampdoria. Ferdinando Vighi, giocatore magari meno conosciuto di altri ma di grande intelligenza calcistica. Paolo Contestabili, altro eccellente difensore. Al centro Adriano Capra che tutti conosciamo con un passato ad altissimi livelli. Altro difensore fortissimo il mio amico Danilo Berciga. Centrocampo: Maurizio Marchini, anche lui ex delle giovanili del Parma. L’altra mezzala Alberto Galli, una grande carriera nelle giovanili del Parma e nel Guastalla tra le altre. Paolo Ruggeri, davvero fortissimo. Attacco: Claudio Beatrizzotti. Rapido e tecnicamente molto dotato. Fabrizio Fagandini. Destinato ad una carriera nei professionisti e molto sfortunato».

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