CULTURA
E' iniziato il conto alla rovescia: fissata per venerdì (giovedì l'inaugurazione a inviti nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria) l'apertura al pubblico della mostra «I Farnese. Architettura, Arte, Potere», un lungo viaggio alla riscoperta di una famiglia che ha segnato la storia d'Italia. Trecento opere tra dipinti, oggetti e disegni d'architettura per raccontare i Farnese, grandi committenti, con l’obiettivo d’indagare la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento, attraverso l’utilizzo delle arti come strumento di legittimazione. Tutto in un percorso espositivo innovativo, naturalmente all'interno della Pilotta, emblema della dinastia.
Realizzata dal Complesso monumentale della Pilotta in collaborazione con Università degli studi di Parma, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Museo archeologico nazionale di Napoli, Archivio di Stato di Parma, Ordine degli Architetti di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Arturo Toscanini, con il sostegno del Comune di Parma e in partenariato con Electa, la mostra è patrocinata dal ministero della Cultura e resterà aperta fino al 31 luglio.
LE RAGIONI DI UNA MOSTRA
Il Complesso Monumentale della Pilotta è impegnato da cinque anni ormai in una radicale opera di ristrutturazione, restauro, riallestimento. Insomma in una vera e propria rifondazione, esito di un lungo ed elaborato lavoro di ricerca scientifica. In questi sessanta mesi sono stati riqualificati ventimila metri quadri di superficie espositiva, restaurata una cinquantina di opere, rilanciato il cantiere delle acquisizioni e delle pubblicazioni. Un percorso che trova pieno compimento pubblico in questa mostra che, a pochi mesi dall’inaugurazione del Palazzo interamente rinnovato, ripercorre le vicende da cui nacque la sua avventura culturale, ovvero la storia della collezione Farnese, delle sue pratiche enciclopediche ispiratrici – anche dopo il trasloco di volumi, quadri e antichità a Napoli – per il risarcimento delle raccolte sottratte a Parma da Carlo di Borbone. Queste finalità istituzionali, però, non sarebbero state sufficienti a organizzare una mostra, mobilitando opere fragili e uniche al mondo, se la stessa ricerca scientifica messa in campo per la ricostruzione materiale e intellettuale dell’Istituto non avesse imposto un aggiornamento metodologico sulle modalità di indagine precedentemente adottate a proposto della storia del Palazzo e del suo contenuto.
A ventisette anni dall’ultima mostra sulla collezione Farnese, numerosi sono gli aspetti messi in luce dalla storiografia sulle pratiche collezionistiche. Dagli anni Settanta, la nascita dei post-colonial studies ha imposto un decentramento dello sguardo che per capire il sé ha imposto a tutti gli studiosi di mettere in discussione i propri pregiudizi metodologico-culturali e di guardare altrove. Grazie alle pratiche della storia globale, della storia connessa, e persino della cosiddetta big history – tutte discipline cresciute a dismisura negli ultimi quarant’anni – si è compreso quanto la tradizione si sia nutrita, per definire il suo perimetro, di apporti venuti da lontano. Per restare all’esempio dei Farnese, la Restauratio Romae di Paolo III non fu soltanto una reazione al Sacco, il ricorso alla storia antica dell’Urbe per una sua rifondazione, ma fu anche una risposta all’Impero globale di Carlo V, la più grande entità politica, per non dire cristiana, fino ad allora mai esistita, persino maggiore a quella di Augusto di Traiano e che aveva ormai incrinato la centralità dell’Italia.
Come si vedrà nella mostra, in risposta a questa insidia, che si aggiungeva al dilagare dell’eresia protestante e della flotta ottomana nel Mediterraneo, Alessandro Farnese e la sua famiglia codificarono, assieme alla loro corte di letterati e di uomini di Chiesa, un’estetica classicista ispirata alle pagine più cosmopolite della storia imperiale, che intendeva moralmente e teologicamente riportare in vita. Sia nell’architettura che nella creazione artistica, inventarono un universo estetico-culturale capace di evocare l’inclusione della totalità del mondo nella tradizione cristiana, e diedero una forma caleidoscopica alle loro raccolte e alla loro committenza, per la prima volta indagata in tutti i suoi settori d’attività. Se in Pilotta viene esposta per la prima volta in Italia una delle opere più singolari legate al pontificato di Paolo III, quella messa di San Gregorio realizzata a Città del Messico dagli indios per ringraziare il pontefice della Bolla Sublimis Deus con cui aveva nel 1537 riconosciuta la loro dignità di esseri umani, l’opera urbanistica del pontefice, quanto il dominio del territorio, particolarmente quello acquisito con la nascita del ducato, vengono analizzati nella prospettiva critica di una vera e propria «colonizzazione» debitrice, persino nella sua violenza, degli esperimenti di un’Europa moderna, drammaticamente addestrata nell’oppressione dei popoli d’oltre Oceano.
INNOVATIVE CHIAVI DI LETTURA
Il progetto scientifico presenta una doppia novità, quella di trattare i temi del collezionismo rinascimentale con gli strumenti della Global History, e di includere nel mecenatismo della famiglia le grandi fabbriche architettoniche. L’esposizione coinvolge gli ambienti più spettacolari del Complesso monumentale e s’inserisce nel più ampio progetto di rilancio dell’Istituto, che nel 2022 inaugura la totalità dei suoi spazi restaurati e riallestiti. La rassegna presenta oltre 300 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed europee insieme a opere della Collezione Farnese a Parma.
I DISEGNI
Tra i prestiti, un nucleo di circa 200 disegni di architettura – dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta – presenta, insieme a modelli, elaborazioni grafiche e filmati, il quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visionarietà della committenza.
I DIPINTI
E quindi, 20 dipinti, capolavori provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, tra cui spiccano opere di Raffaello, Tiziano Vecellio, El Greco e Annibale Carracci, sono disposti in dialogo con le opere del Complesso a rievocazione della galleria farnesiana, dove erano custoditi i 100 dipinti più significativi della collezione di famiglia.
GLI OGGETTI
Infine più di 80 oggetti dal Gabinetto delle Cose Rare del Museo e Real Bosco di Capodimonte tra cui la Cassetta Farnese, insieme alla Tazza Farnese dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, alle monete e medaglie del Complesso monumentale della Pilotta e ai pezzi della Collezione Gonzaga di Guastalla confluiti nella collezione Farnese, permettono di ricostruire una camera delle meraviglie rinascimentale.
GIOCO DI SQUADRA
Un evento, dunque, reso possibile grazie al gioco di squadra che vede in campo attori molteplici. La mostra, a cura di Simone Verde, direttore del Complesso monumentale, il supporto alla curatela generale di Carla Campanini, Maria Cristina Quagliotti, Pietro Zanlari, comitato scientifico presieduto da Bruno Adorni, si avvale di un comitato operativo formato da Francesca Magri, Carlo Mambriani e Daniele Pezzali.
IL CATALOGO
In occasione dell’esposizione Electa pubblica un catalogo di mostra (480 pagine, 550 illstrazioni, AA.VV, a cura di Simone Verde) ed il libro «La scuola del mondo. Storie globali della collezione Farnese» una raccolta di saggi affidati a studiosi italiani e internazionali, a cura di Simone Verde. Progetto grafico a cura dello Studio Leonardo Sonnoli.
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