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Mondo piccolo

Guareschi, quel film scritto in carcere e ancora mitico

Guareschi, quel film scritto in carcere e ancora mitico

di Egidio Bandini

08 Febbraio 2025, 16:34

Settant’anni fa (ma sembra ieri, dato che l’abbiamo visto in televisione pochi mesi fa) usciva nelle sale il terzo film della saga guareschiana di «Mondo piccolo»: «Don Camillo e l’onorevole Peppone». Dopo i due lungometraggi con la regia del francese Duvivier, stavolta dietro la macchina da presa c’è l’italianissimo Carmine Gallone, ma ciò che più conta di questa terzo atto cinematografico doncamiliano è che Giovannino Guareschi si trova rinchiuso nel carcere di Parma, dove sconta la pena inflittagli per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Alcide De Gasperi. Fra le mura di San Francesco nasce così la terza storia cinematografica di «Mondo piccolo», stavolta immaginata da Guareschi in modo totalmente autonomo e, quindi, inedita nella sua interezza, dal momento che la sceneggiatura e i dialoghi scritti da Giovannino saranno profondamente modificati da Carmine Gallone e dal suo staff (Leo Benvenuti, Renèe Barjavel, Age & Scarpelli). La vicenda si presenta, all’inizio, meno complicata delle precedenti: la Cineriz vuole girare un altro film e, vista la non esattamente pacifica convivenza fra Guareschi e Duvivier, decide di affidarne la direzione a Gallone, regista di solida esperienza e, per la prima volta, italiano.

Sta di fatto che Giovannino accetta già verso la fine del 1953 di scrivere una sceneggiatura per questa terza avventura del pretone e del grosso sindaco comunista a Brescello. Il 20 gennaio 1954 inizia la vicenda del «processo De Gasperi», dal quale Guareschi uscirà con una condanna a 12 mesi di carcere e, proprio fra le mura di San Francesco, Giovannino scrive la sceneggiatura de «L’onorevole Peppone» - il film avrebbe dovuto intitolarsi così - in duplice copia: una sulla carta timbrata dalla direzione carceraria, l’altra accuratamente ripiegata e raccolta nelle copertine della «Vita di Benvenuto Cellini» e di una raccolta di poesie di Giuseppe Giusti, che consegnerà al suo editore austriaco Otto Müller, venuto in visita al galeotto. Lo scambio epistolare fra Guareschi e la produzione, in regista e gli sceneggiatori, con la «mediazione» di Alessandro Minardi, non fa che confortare Giovannino sulla bontà della scelta di Gallone per dirigere il film, nel quale vengono inserite le scene volute da Guareschi che addirittura scrive una brevissima autobiografia da inserire all’interno dell’opuscolo che allora, tradizionalmente, accompagnava l’uscita di un nuovo lungometraggio. Il titolo è «Vi racconto tutto di me»: «In complesso mi chiamo Giovannino Guareschi e ho l’età esatta che si addice a un giovane uomo nato nel 1908. Ho due figli che a me sono molto simpatici. Il primo si chiama Alberto, il secondo si chiama Carlotta. Ciò dipende dal fatto che mentre il primo è di sesso maschile, il secondo è di sesso femminile; come del resto è di sesso femminile la madre, una signora che era molto più simpatica quando era ancora signorina. I miei figli e mia moglie hanno complessivamente 70 anni. L’età di mia figlia più l’età di sua madre fa 57. L’età di mio figlio più l’età di sua madre fa invece 60. Questo è tutto quello che posso dirvi dell’età di mia moglie. Per facilitarvi posso aggiungere che mia figlia ha 10 anni. Ho frequentato con profitto il Liceo Classico dove ho imparato come non deve scrivere un giornalista». Così, ben prima che l’autorità carceraria dia il via libera, inizia la lavorazione del film e, anche stavolta, le cose non vanno come dovrebbero. Almeno dal punto di vista di Giovannino che, more solito, vede cambiare la sua sceneggiatura ma, stando in prigione, non vede le scene che vengono girate, con tanto di fotografie, ma che poi non sono inserite nel film. Due per tutte: la prima è la scena dell’esame di quinta elementare che Peppone sostiene per potersi candidare al parlamento. Ebbene, in una scena il piccolo Libero che ha accompagnato il padre fino a scuola, mimetizzandosi dietro le siepi e, prima di lasciarlo entrare a scuola, gli mostra la manina chiusa dicendo: «Se ti fanno arrabbiare gli do un pugno sul muso!».
La seconda scena, di cui riportiamo la foto, è quella dei pacchi arrivati dall’America e nella foto si vede don Camillo consegnare il pacco a Stràziami, fedele compagno di Peppone, che cede alla fame che stanno soffrendo i suoi figli e, per questo, sarà oggetto della punizione del «commissario» di partito. Il film esce praticamente assieme a Guareschi: il primo nelle sale e il secondo di galera. Giovannino, inoltre, riuscirà, essendo in libertà vigilata, a far proiettare l’anteprima nel cinema di Busseto. Proiezione al termine della quale, con l’animo temprato dai 309 giorni di carcere, non protesterà più di tanto, limitandosi a «Dire alcune cose spiacevoli al signor Gallone».

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