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EDITORIALE

Uomini e donne marcino insieme

Uomini E DONNE marcino insieme

di Chiara Cacciani

25 Novembre 2022, 13:59

Oggi – 25 novembre - è il giorno in cui abbiamo di fronte i numeri: quelli del nostro Centro antiviolenza, quelli delle chiamate al 1522, quelli dei femminicidi compiuti in 11 mesi in Italia e nella sola settimana scorsa. Alti, numeri altissimi. Vengono citati anche in diverse iniziative che si svolgono qui e altrove, costruite con buona volontà e buone intenzioni. Ma che rischiano in altrettanta buona fede di non riuscire a colpire davvero (ed è purtroppo triste dirlo) nel segno: quello di chiamarci collettivamente in causa. Anche qui, nella città dove sono stati scoperti 30 anni fa i neuroni specchio e il meccanismo dell’empatia. 

Donne lontane da noi, situazioni per cui non possiamo fare nulla, altri uomini per cui non ci sentiamo – ma chi poi l'ha mai proposta una generalizzazione di maschile? - di chiedere scusa al loro posto. 

E se ribaltassimo la prospettiva? Se dicessimo che il numero delle vittime che citiamo è (per lo meno) uguale a quello dei violenti? Che il numero delle ragazze e delle donne che chiamano il 1522 e i Centri anti-violenza sono pari a quelli degli uomini, dei ragazzi che le hanno costrette a cercare aiuto? «Non ci avevo mai pensato», ha risposto sconcertato, e a quel punto illuminato, l’autore di un bel video pensato per sensibilizzare una larga platea in città e sui social. C’erano i numeri, c’erano le donne. Mancava l’altra parte fondamentale: quella che probabilmente riesce a dare la vera dimensione, la portata sociale dei violenti in mezzo a noi. Minoranza, certo, ma presenza. 

Ribaltare la prospettiva serve a fare la cosa più necessaria: stringere finalmente una vera alleanza con le donne, rimaste troppo a lungo sole ad occuparsi di violenza. «Femministe incattivite», le battezzano spesso, come se non essere ascoltate non avesse conseguenze drammatiche, che ormai fanno rabbia, anche senza essere femministe. 

Cito una buona notizia. A Salsomaggiore, per alcune classi dell’Istituto Magnaghi era stato organizzato un incontro a tema, all'interno di un cartellone che dura doverosamente 365 giorni all'anno. Quando è girata voce che ci sarebbero state delle voci maschili a parlare di uomini, maschilità e violenza, le richieste sono raddoppiate, mettendo in crisi  - è appunto una buona notizia – chi aveva prenotato una sala sì capiente ma a quel punto non sufficiente.  Gli oratori? Innanzitutto Ldv, il centro dell’Ausl di Parma dedicato agli uomini maltrattanti. Che ha numeri piccoli perché è enorme la consapevolezza necessaria per decidere di intraprendere un percorso serio e faticoso. Bisogna avere avuto il coraggio e l’umiltà di guardarsi dentro, avere avuto forse paura di se stessi, o averla letta – quella paura – negli occhi di una donna o di una infanzia che fanno parte della propria vita. 

Ed è una riflessione che potrebbe servire anche a magistrati, magistrate, avvocate e avvocati: quel percorso non può essere semplicemente un'opportunità di sospensione della pena, un marcare presenza e poi via, il ritorno alla vita di sempre. Senza una reale volontà di ammettersi violenti e di cambiare, quella “di sempre” è, infatti ed esattamente la vita di prima: una violenza che rischia di riesplodere di nuovo.  

A quell’incontro partecipava anche «Maschi che s’Immischiano», nata nel 2016 per affiancarsi alle realtà femminili dopo l’ennesimo femminicidio a km zero: Parma, sì. La stessa associazione (chi scrive la vive dall’interno, non è un segreto, e gli scopi sociali dovrebbero riparare dall’accusa di autoreferenzialità) che il 2 dicembre a Langhirano affiancherà con le sue voci di uomini, quella inchiodante di Lucia Annibali. Una donna, una avvocata, una vittima che si è sempre detta contraria alla soluzione facile dell’aumento delle pene per femminicidio, molestie, violenze sessuali, stalking, abusi, sfregio (introdotto dal Codice rosso): un uomo che ha come unico obbiettivo farti del male perché sei quella che non aveva il diritto di rifiutarlo, non ha nessun disincentivo da un anno in più o in meno di carcere. Nemmeno da dieci o venti.

Il problema è culturale e senza un consapevole cambio di strada si tramanda. Ecco perché non reagire, «non mettere il dito tra moglie e marito» è - anche in buona fede  – complice: fa sentire la minoranza più forte, rumorosa. Ecco perché si è chiamati tutti a prevenire. La violenza deve stridere anche alle orecchie di chi ne è più o meno casuale testimone nei luoghi che abitiamo: quelli pubblici, quelli del lavoro, la famiglia, lo sport, le chat di gruppo, i social network. La politica, anche.   

Oggi – 25 novembre –  e per i prossimi 364 giorni le donne, le compagne, le sorelle, le figlie, le colleghe, le amiche, chiederanno ancora una volta di essere ascoltate. Oggi – 25 novembre – e per i prossimi 364 giorni gli uomini potranno decidere se farlo per davvero.  

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