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La denuncia di un amministratore di sostegno

«Minacciato e aggredito da chi devo tutelare»

«Minacciato e aggredito da chi devo tutelare»

29 Dicembre 2021, 03:01

«Quando si parla di noi, della nostra categoria, lo si fa solo perché qualche mela marcia si comporta male, magari sottraendo beni alle persone su cui dovrebbe vigilare. Ma invece cala il silenzio quando siamo noi le vittime, quando coloro che aiutiamo ci si rivoltano contro. E a volte ci mettono proprio in pericolo».

A parlare è un avvocato di Parma, uno dei tanti che svolgono il delicato e spesso dimenticato compito di amministratore di sostegno per una persona fragile. Peccato che il fragile, in questo caso ma non è il solo, sia almeno fisicamente tutt'altro che debole.

«La figura dell'amministratore di sostegno è stabilita dalla legge per tutelare una persona che, per i motivi più diversi, si trovi nell’impossibilità, di provvedere ai propri interessi». Detto così si capisce che dovrebbe essere una specie di amico, quasi un angelo custode. Invece per alcuni diventa invece il peggiore nemico. «Come nel mio caso - spiega l'avvocato sventolando il plico di denunce presentate alle forze dell'ordine. - Io seguo un uomo residente in provincia che da tempo si è allontanato da tutto: non vuole lavorare, ha tagliato i ponti con il fratello, non accetta aiuti dalle istituzioni locali e vive, con fatica, in una casa di cui il padre gli ha lasciato solo il diritto di abitazione. Per evitare che la venda per poi dilapidare tutto». Insomma, l'amministratore nominato dal giudice tutelare ha ben poco da amministrare ma agli occhi del suo assistito si tratta di una presenza ostile. Peraltro non la sola. «Quest'uomo ha compiuto atti di stalking anche contro i referenti del Comune in cui risiede e si è fatto notare per le sue intemperanze pure in città». Ma, fino ad ora, la situazione pareva sotto controllo. «Di recente però gli è scattato qualcosa dentro: si è presentato al mio studio minacciandomi e spintonandomi. A suo dire non lo stavo aiutando in altre vicende legali in cui è coinvolto», continua l'avvocato che, in quella circostanza, ha sporto la prima denuncia confidando di essere sollevato dall'incarico. Invano. «Poco tempo dopo è arrivato per la seconda volta e accusandomi di essermi appropriato di denaro, che non possiede, senza nessun preavviso mi ha colpito con dei pugni al volto tanto che ho avuto una prognosi di otto giorni». Come se non bastasse, prima di andarsene ha firmato il gesto con frasi pesanti: «Non finisce qui, te la farò pagare». Inutile aggiungere che una nuova denuncia è partita insieme alla richiesta di cessazione del ruolo di amministratore. Ma la richiesta è stata respinta e ora l'avvocato vive un comprensibile timore. «Se tornasse armato cosa potrebbe succedere? Già in passato ha preso di mira altre persone e quindi sono preoccupato. Anche perchè tutti sanno. Ma non si riesce o non si vuole fare nulla».

E se a dirlo è chi dovrebbe aiutare una vittima diventata carnefice suona quasi come una presa in giro soprattutto perchè di casi analoghi, nella nostra città, ce ne sono stati altri. «Ci sono colleghi che si sono trovati in grade difficoltà, che hanno perso la loro serenità», è l'amara conclusione. Una constatazione che stride dolorosamente con quanto scritto nell'articolo di legge che ha instituito la figura dell'amministratore che deve «tutelare le persone prive in tutto o in parte di autonomia».

«Ecco, io dovrei tutelarlo. Ma a me chi ci pensa?».

Luca Pelagatti

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