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Radioterapia, azzerate le attese

Radioterapia, azzerate le attese

08 Gennaio 2022, 03:01

Fornire un supporto diagnostico di qualità, ridurre i tempi d’attesa e migliorare le attività per garantire ai pazienti alti livelli di trattamento. Per Nunziata D’Abbiero, direttore del Dipartimento diagnostico e della Struttura complessa della Radioterapia oncologica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, arrivata in città nel 2014, l’urgenza è sempre stata costituita dalla volontà di concretizzare un mantra: «Il meglio della cura è adesso». E nel tempo, quella frase ha provato a superare lo slogan, perché grazie ad alcuni investimenti, frutto di un percorso sinergico tra la struttura e il contributo di diversi soggetti del territorio, si sono registrate delle evoluzioni.

Incremento dell'attività

«Abbiamo avuto un incremento dell’attività sia di presa in carico, sia di trattamento e nonostante questo abbiamo finalmente ottenuto il risultato di una riduzione significativa dei tempi d’attesa per l’inizio della terapia, che sono passati da una media di 50 giorni nel 2020 a meno di 10 nell’ultimo trimestre del 2021 – ha spiegato D’Abbiero -. I cittadini di Parma e provincia che hanno bisogno di un trattamento radioterapico possono quindi intraprendere qui un percorso con tecnologia all’avanguardia e nei tempi giusti. Per questo ringraziamo chi ha contribuito alla realizzazione di questo risultato, perché noi ci abbiamo messo del nostro, ma senza il supporto di Fondazione Cariparma e dei sostenitori che hanno donato al progetto Insieme con te di Fondazione Munus non saremmo andati lontano. È stato un combinato disposto virtuso».

I nostri sostenitori

Il percorso, come confermato dalla dottoressa, è iniziato qualche anno fa, con il progetto di sostituzione, nel 2019, di un vecchio acceleratore lineare: con i fondi della Regione Emilia-Romagna ne è stato acquisito un altro, il TrueBeam Varian, che con il contributo di Fondazione Cariparma è stato dotato del sistema HyperArc per la radiochirurgia intracranica.

«Non potendo rispondere in maniera adeguata alla domanda crescente solo con due acceleratori lineari, abbiamo avviato il progetto per l’acquisizione di un terzo, che potesse essere installato nella sede attuale – ha aggiunto -. Quindi, nonostante la pandemia non si sia mai fermata, abbiamo trovato i fondi (grazie appunto a Fondazione Cariparma, il progetto Insieme con Te di Fondazione Munus, lasciti testamentari e fondi aziendali) ed espletato la gara pubblica, avviando i lavori di adeguamento dei locali. Il 29 giugno 2021 abbiamo trattato il primo paziente con l’acceleratore lineare Halcyon arrivato dalla California e primo in Italia a essere installato».

Un percorso virtuoso

A dicembre, la nuova tomografia computerizzata (che ha comportato un investimento da parte dell’azienda ospedaliero-universitaria di oltre 500mila euro) ha ampliato il numero di macchine della radiologia pediatrica all’Ospedale dei Bambini «Pietro Barilla», con un apparecchiatura che, in tempi ridotti, è in grado di acquisire immagini ad alta risoluzione, riducendo in modo drastico l’esposizione alle radiazioni ionizzanti e garantendo il minor disagio possibile ai pazienti.

Del «cambio di passo» si accorgono soprattutto i malati: «Eravamo subissati di telefonate di persone preoccupate di sapere quando avrebbero iniziato il trattamento, mentre ora, sono quasi stupiti all’idea di cominciare così presto (sorride, ndr). I pazienti sono contenti, perché hanno risposte rapidamente: quando si riceve la diagnosi di una malattia oncologica ci si aspetta di affrontarla in tempi giusti, visto che l’attesa è già di per sé una sofferenza. Ho stressato molto su questo concetto, perché mi metto nei panni di chi aspetta».

Progetti innovativi

Per approntare i miglioramenti necessari, D’Abbiero ha confermato che la struttura si è confrontata con i grossi istituti italiani (lombardi, in particolare). Per il futuro, D’Abbiero conferma di voler portare avanti il lavoro sulle metodiche innovative, perché i progetti sono tanti, sottolineando come insieme all’implemento tecnologico è fondamentale lavorare sull’organizzazione del lavoro del personale: «Tra il 2020 e il 2021 sono stati assunti 5 medici specialisti in Radioterapia oncologica che hanno tutti percorsi lavorativi e formativi importanti».

«Penso che il meglio della cura sia la tecnologia e i tempi giusti – aggiunge, ribadendo che se gli investimenti sono andati a buon fine il merito è da attribuire alla visione e a tutto il personale ospedaliero -. Questo è il risultato di un territorio: i donatori ci hanno aiutato e la direzione ha deciso di non lasciare indietro questi pazienti. Ci abbiamo creduto tutti e alla fine ce l’abbiamo fatta. C’è un verso di Patti Smith che dice People have the power, che significa che il potere è delle persone, ed è proprio vero: quando ci si mette a lavorare insieme su un progetto concreto e di valore le cose si fanno».

Giovanna Pavesi

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