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La guerra del grano

Prezzo farina più 70%. Trasporti impossibili e il pane? I fornai lottano per sopravvivere

Prezzo farina più 70%. Trasporti impossibili e il pane? I fornai lottano per sopravvivere

10 Marzo 2022, 03:01

Dietro le bombe, un'altra guerra. Ed è quella dell'ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime che farà salire i costi dei prodotti alimentari, come pane, pasta, farina e carne. Il conflitto in Ucraina ha creato non pochi problemi per quanto riguarda gli approvvigionamenti, anche perché tanto arriva dall'estero. A cominciare dal grano.

I panificatori

«La situazione è drammatica - sottolinea Mauro Alinovi, presidente Gruppo panificatori Ascom -. L'aumento delle materie prime è iniziato ad ottobre e ora con la guerra in Ucraina le nostre aziende devono solo pensare a limitare i danni. Le farine sono aumentate del 50 e del 70%. Quanto può incidere il prezzo del pane in una famiglia quando il consumo pro capite è di 100 grammi al giorno? Oggi il fornaio deve soltanto contenere i prezzi per non chiudere. Anche perché non è vero che il prezzo del pane è andato alle stelle: la micca in media costava 4 euro al chilogrammo e ora ne costa 4,30-4,50, per cui c'è stato un aumento di 30-40 centesimi. Alla fine, nonostante l'incremento dei prezzi della farina, il pane è aumentato del 10-15%. Certo è che non so come andrà a finire con la guerra in Ucraina, anche se il quadro attuale dà poche speranze. Di fatto ciò che è davvero aumentato è il prezzo del carburante, dell'energia e del gas e senza gas io non posso lavorare. Quindi, non è solo la materia prima che costa di più ma tutta la catena di produzione».

Associazioni consumatori

«Considerando che l'Ucraina e la Russia sono grandi produttori di grano e cereali i costi dei prodotti alimentari sono destinati a crescere ulteriormente - interviene il presidente di Federconsumatori Fabrizio Ghidini -, per cui anche l'Italia pagherà a caro prezzo la guerra. Questi rincari sommati a quelli dell'energia e del carburante preoccupano non poco. I redditi poi sono stagnanti da tempo, pertanto la distanza tra i prezzi delle materie prime e dei prodotti alimentari e quella dei salari è sempre più marcata. Il costo delle materie prime all'ingrosso è aumentato all'inizio del 2021 e a luglio c'è stato l'incremento di gas ed energia elettrica e ora questi aumenti si stanno scaricando sul consumatore finale. La guerra determinerà poi un'ulteriore spinta all'inflazione: dati Istat, nel 2021 l'inflazione era dell'1,2% ora la tendenza è del 5,7 quasi 6%. Alcune stime sull'impatto che questi aumenti avranno su una famiglia tipo è di un rincaro tra i 1.700 e i 1.900 euro all'anno. La componente maggiore è data dai costi dell'energia e del carburante pari a 1.300 euro. Sempre dati Istat, su Parma l'aumento dei prodotti alimentari è del 2,4% rispetto all'anno scorso. Ma come impatta la crisi sulle diverse fasce economiche? Già nel 2021 per le fasce di reddito basso i consumi sono cresciuti dell'1,7%, mentre per la fascia medio alta del 6,2%, per cui l'impatto sarà molto diverso sulle componenti sociali. E a Parma la situazione è critica: secondo i dati della Caritas a novembre 2021 c'erano 35 mila persone in difficoltà economica, ben 3 mila in più del 2018».

Mara Colla, presidente di Confconsumatori sottolinea: «Cittadini sempre più preoccupati per il rincaro inarrestabile di beni di consumo indispensabili, a partire da quelli alimentari. Il raddoppio delle bollette di gas e luce è stato la prima causa dell’aumento dei prezzi che, incrementati dalle conseguenze della guerra, salgono senza controllo soprattutto per i prodotti di prima necessità come pane, pasta, olio, pesce, verdura, carne. E poi va considerata anche la tassa più ingiusta - l’inflazione - che colpisce tutte le famiglie, ma soprattutto le più deboli. Abbiamo chiesto al Governo di intervenire sul superprofitto delle aziende produttrici di energia per aiutare la comunità a reggere questo periodo così difficile; abbiamo chiesto ai Comuni italiani, attraverso l’Anci, di sensibilizzare le aziende partecipate a contribuire con parte dei profitti al sostegno delle fasce più deboli. Per il nostro Paese chiediamo con forza di attuare al più presto le misure utili a produrre energia da parte di chiunque voglia utilizzare fonti rinnovabili, adeguare edifici, modificare sistemi di riscaldamento, nonché a produrre e distribuire energia mediante le comunità energetiche. Se ognuno farà la sua parte, credo che questo periodo così difficile potrà essere affrontato con coraggio».

Mara Varoli

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