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CODICE ROSSO

Violenza sulle donne, è allarme: i reati sono in aumento

Violenza sulle donne, è allarme: i reati sono in aumento

10 Settembre 2022, 03:01

Ci sono i numeri. Così inquietanti nella loro freddezza: crescono anche dopo l’entrata in vigore del Codice rosso, la legge sulla violenza familiare e di genere che dall'agosto 2019 ha accelerato i tempi per intervenire e ha aggravato le pene. Tra il 2020 e il 2021 i fascicoli aperti in procura per maltrattamenti sono aumentati del 20% (da 266 a 318), quelli per stalking (nei dati è compresa anche una minima quota di reati non legati alla violenza di genere) segnano un 10% in più e le lesioni gravi sono cresciute del 13%. Considerando poi i dati dei primi otto mesi di quest'anno c'è un trend in aumento per quanto riguarda i fascicoli aperti per stalking, così come appare piuttosto preoccupante il numero delle iscrizioni per la violazione del divieto di avvicinamento o dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare: 15 da gennaio ad agosto, mentre in tutto il 2021 ne erano state registrate 14. Lieve crescita, inoltre, delle violenze sessuali tra il 2020 e il 2021. In questi primi otto mesi, inoltre, sono stati aperti anche tre fascicoli per induzione o costrizione al matrimonio e uno per lesione o sfregio permanente del viso, due dei nuovi reati introdotti dal Codice rosso. Parallelamente alle denunce, in questi tre anni da quando la nuova norma è entrata in vigore, sono state disposte 107 misure cautelari per lesioni gravi, di cui 85 in carcere, e 84 per maltrattamenti, 66 delle quali in cella.

La vera novità del Codice rosso? Lo sprint che ha impresso sull'avvio dei procedimenti, basti pensare che entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato il pm deve assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato. Tempi stretti che richiedono forze adeguate (sia per quanto riguarda la polizia giudiziaria che i magistrati) e formate. «C'è un gruppo di lavoro composto da cinque magistrati che si occupa di questi reati, oltre che di altri, ma due colleghi si sono trasferiti già qualche mese fa, per cui io stesso e tutti gli altri pubblici ministeri facciamo una turnazione per gestire questi fascicoli - spiega il procuratore Alfonso D'Avino -. Dopo l'avvio, che deve rispettare i tempi imposti dalla legge, l'indagine non è diversa da quella per gli altri reati: la valutazione deve essere altrettanto rigorosa, tanto è vero che in questi anni sono state numerose anche le archiviazioni».

Il fronte in procura. E quello sul campo. Perché sono le forze dell'ordine a intervenire nel momento in cui scatta l'allarme perché la vittima, un familiare o un vicino chiama. «E' personale preparato, che ha acquisito ulteriori competenze in questi anni - annota D'Avino -. Oltre alla rapidità, però, è fondamentale l'approccio alla persona offesa, per questo ho emanato nei mesi scorsi una nuova direttiva in cui vengono illustrate alla polizia giudiziaria le linee guida fondamentali, dal momento dell'intervento fino alla redazione dell'informativa da inviare in procura».

Un prospetto dettagliato in cui si scandisce ogni passo. Ma chi hai davanti è una persona sopraffatta da anni di violenze psicologiche e fisiche. Oppure ha visto il vero volto dell'uomo che le è accanto da poco tempo. E allora come valutare il rischio? Cosa fa scattare l'esigenza di misure urgenti? «Ci sono dei segnali d'allarme molto significativi - spiega il procuratore -. La frequenza e soprattutto l'escalation in un periodo breve di determinati comportamenti vanno valutate con grande attenzione per chiedere eventuali misure cautelari».

Velocità nel dare il via al procedimento e pene più severe. La «formula» del Codice rosso. Ma non esistono formule per arginare la violenza di genere, men che meno perfette. E anche questa legge, per quanto sia stato un buon passo avanti, ha dei difetti. «In linea di massima lo strumento va bene, nel senso che l'iter è abbastanza rodato. Certo, però, che gli organici delle procure sono spesso un problema e rispettare i tempi è piuttosto complicato - rimarca D'Avino -. Anche a Parma, tra noi e polizia giudiziaria, riusciamo a gestire la situazione, ma con gravi difficoltà. C'è poi un aspetto paradossale nella norma, che io mi ero premurato di segnalare subito, ma nulla è stato fatto: la polizia giudiziaria è obbligata ad arrestare chi viene colto nell’atto di violare il divieto di avvicinamento, ma il pubblico ministero non può richiedere nessuna misura coercitiva e ne deve disporre la liberazione, perché non è stata modificata la norma che prevede i casi nei quali può esser chiesta la misura coercitiva».

Cortocircuito tra leggi. Ma le proteste - e le segnalazioni - per ora sono state vane.

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