L'analisi del voto di lista
Una escalation clamorosa di Fratelli d'Italia, una tenuta nelle percentuali del Partito democratico, un tracollo vero e proprio della Lega e un calo verticale, ma minore rispetto a quanto era atteso, del Movimento 5 Stelle. Sono queste, a grandi linee, le indicazioni uscite dal voto politico di domenica, confrontato con quello uscito dalle elezioni del 2018, tenute con lo stesso sistema elettorale.
Fdi, ascesa storica
Il dato più rilevante è sicuramente la crescita rilevantissima di consensi di Fratelli d'Italia, che in città e provincia ha sfiorato il 28 per cento dei voti, crescendo addirittura del 24 per cento rispetto al 2018. In passato nel centrodestra c'erano stati successi rilevanti a Parma di Forza Italia e della Lega, ma neppure ai tempi di Alleanza nazionale la destra era riuscita ad arrivare a questi livelli, limitandosi a superare in qualche occasione di poco il 10 per cento. Solo in città la crescita è stata meno rilevante, ma comunque Fdi diventa di gran lunga il secondo partito del capoluogo e il primo della provincia.
Pd, leggera crescita
Nel 2018 il Pd aveva toccato il punto più basso (comunali a parte) dei consensi elettorali nel nostro territorio. Per questo, per quanto possa apparire paradossale nel contesto di quella che è sicuramente una sconfitta, dal punto di vista numerico a Parma e provincia il Pd ha aumentato i propri voti rispetto al 2018. E l'incremento è stato maggiore in città, dove il partito guidato da Letta è riuscito (unico caso in provincia) a rimanere la prima forza politica per consensi ottenuti dai parmigiani.
5 Stelle, calo più leggero
Un altro dato da leggere con attenzione è quello del Movimento 5 Stelle, da tempo privo di esponenti di rilievo in città e con pochi esonenti anche in provincia. Senza nessun candidato parmigiano in lista i pentastellati hanno comunque sfiorato in provincia e superato in città il limite psicologico del dieci per cento. Numeri che sono più che dimezzati rispetto al 25 per cento raggiunto nel 2018, ma che sono comunque da sottolineare, vista di fatto l'assenza pressoché totale di un «traino» rappresentato da candidati o esponenti delle istituzioni appartenenti alla comunità parmigiana.
Terzo polo non sfonda
Inferiore alle aspettative è stato sicuramente il risultato del cosiddetto «Terzo polo» anche nel parmense. Il dato in questo caso si divide nettamente fra la città e la provincia. A Parma, infatti, la lista presentata da Renzi e Calenda ha sfiorato l'11 per cento, diventando così la terza forza politica alle spalle delle «corazzate» Pd e Fdi. In provincia, invece, è stato di poco superiore a quello della Lega, ma è stato superato da quello dei 5 Stelle e in alcuni comuni decisamente basso. Resta all'attivo comunque l'elezione di Silvia Fregolent, trascinata proprio dai numeri di Parma in Parlamento.
Lega, tracollo evidente
Meno atteso di quello dei 5 Stelle, e per questo ancor più clamoroso, è arrivato il vero e proprio tracollo di consensi della Lega, che si era già manifestato alle scorse elezioni comunali in città. In pratica, il partito di Salvini ha perso a beneficio in gran parte di Fratelli d'Italia, più di un terzo dei propri consensi in città, dove è sceso dal 21 a poco più del 6 per cento, mentre in provincia la diminuzione è stata leggermente minore, ma comunque rilevante, con la discesa dal 25 a poco meno del 9 per cento. La Lega continua nel suo andamento altalenante a Parma che l'ha caratterizzata fin dagli anni Novanta.
Undici liste sotto il 3%
Sono ben undici le liste presentate che a Parma e provincia non sono arrivate alla soglia del 3%, che a livello nazionale è quella stabilita per poter entrare in Parlamento. Fra queste, la più votata è stata ItalExit, la formazione dell'ex giornalista Gianluigi Paragone che sosteneva l'uscita dell'Italia dall'Unione europea. Di rilievo sono stati risultati particolarmente negativi ottenuti da due liste che si sono presentate all'interno delle due principali coalizioni e che non sono riuscite neppure ad arrivare all'un per cento dei voti. Nel centrodestra «Noi moderati», che raggruppava ben 4 forze politiche, si è rivelato un flop con lo 0,55 in città e lo 0,65 in provincia, ben al di sotto dei numeri raccolti in passato a Parma dai centristi. Ancora peggio è andata all'ex pentastellato Luigi Di Maio. La sua lista Impegno Civico ha fatto meglio soltanto di quelle di Mastella e dell'ex sindaco di Messina Cateno De Luca, raccogliendo lo 0,44 a Parma città e lo 0,37% in provincia, dove in 5 comuni non ha ottenuto neppure un voto.
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