Martiri di Cefalonia
Aggiungi un posto a tavola, diceva la canzone. Ma questa volta il posto, anzi i posti nella mensa della primaria Martiri di Cefalonia, non posso essere aggiunti. Questioni di sicurezza, dice la scuola che proprio non può, assicura, accogliere quei bambini in più. Ma i genitori masticano amaro e ancora faticano a capire come non si riesca a garantire il servizio mensa in deroga a sette bambini. A dir la verità, negli ultimi giorni, per effetto di un paio di rinunce, i bimbi sarebbero calati a cinque.
Lo scontro va avanti da inizio anno scolastico. Da una parte ci sono alcune famiglie della Rodari, la primaria che per un paio d'anni resterà chiusa per lavori di ristrutturazione, e dall'altra ci sono il Comune e la preside dell'istituto comprensivo Salvo D'Acquisto, l'istituto che comprende anche la Martiri di Cefalonia, cioè la primaria che accoglie tre delle dieci classi della Rodari. Le altre sette sono state spostate dal quartiere Montanara agli ex Stimmatini in via D'Azeglio.
«Da genitori ci sembra paradossale, per non dire discriminatorio, che si escludano dal servizio sette bambini e che il motivo della scelta sia legato all'appartenenza ad una scuola rispetto ad un'altra». A scrivere è Alessia Giuffredi, rappresentante di classe della 3ªA, una delle tre classi trasferite dalla Rodari alla Martiri.
Per capire la rabbia dei genitori occorre fare un passo indietro. Il servizio mensa in deroga, come dice il nome, è un servizio in più offerto agli alunni che non frequentano il tempo pieno (classi a moduli), ma che hanno bisogno, per esigenze familiari, di restare a scuola di più, fino alle 14.30.
«Non tutti riescono a prendersi dei permessi o a pagare una baby sitter», precisa Giuffredi, che non si arrende davanti ai no della preside e del Comune. «È stata presa una posizione discriminatoria. Stiamo parlando di pochi bambini, bisogna trovare una soluzione».
Nadia Malcisi, preside dell'istituto comprensivo Salvo D'Acquisto, replica alle critiche e difende la scuola. «Per prima cosa bisogna ricordare che il servizio mensa in deroga è un servizio parascolastico, che non riguarda il tempo scuola, e che è in capo al Servizio educativo del Comune e alla cooperativa che gestisce la mensa».
I problemi veri arrivano adesso. «Il servizio di mensa in deroga, come stabilisce un regolamento del Comune, può essere attivato solo in quelle scuole in cui ci sia un numero minimo di richieste». Numero che per i piccoli della Rodari non è stato raggiunto, dato che la sostenibilità economica del servizio è garantita a partire da un minimo di 15 richieste. Qui stiamo invece parlando di sette o cinque bimbi in tutto.
Ma anche se il Comune avesse deciso di derogare questo limite, pur di offrire un sostegno alle mamme e ai papà che faticano a gestire il pomeriggio dei figli, esiste un altro ostacolo. A quanto pare, il secondo impedimento è quello irrisolvibile: la mensa della Martiri di Cefalonia non ha lo spazio sufficiente per accogliere quei bimbi della Rodari che hanno bisogno di stare a scuola per più tempo, anche nei tre giorni in cui non hanno il rientro pomeridiano.
«La mensa ha 164 posti, che sono tutti occupati e quindi non può accogliere altri bambini. Noi non abbiamo un altro refettorio».
Mettere un tavolo in un corridoio per quegli alunni? Non se ne parla: dopo un sopralluogo, i tecnici del Comune hanno detto che le vie di fuga vanno lasciate assolutamente libere. «I bambini che frequentano la Rodari non sono di serie B e nessuno li vuole discriminare», assicura Malcisi. Ma per ora quei sette che hanno chiesto la mensa in deroga non potranno essere soddisfatti. «Senza questo servizio - chiude Giuffredi - molte famiglie si trovano in difficoltà».
Pierluigi Dallapina
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