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Intervista esclusiva

Il ministro Sangiuliano: «Un concerto al Regio per celebrare l'acquisizione di Villa Verdi»

Il ministro Sangiuliano: «Un concerto al Regio per celebrare l'acquisizione di Villa Verdi»

23 Novembre 2022, 03:01

Claudio Rinaldi

Lo Stato “salverà” Villa Verdi. E il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sogna già un grande concerto al Regio per celebrare l’acquisizione del rifugio che il Maestro adorava, la casa dove ha composto i suoi più grandi capolavori, dalla «Traviata» al «Trovatore», dalla «Forza del destino» al «Don Carlos», dall'«Aida» al «Falstaff». In un’intervista esclusiva alla «Gazzetta», Sangiuliano – che oggi sarà a Sant’Agata, e poi a Busseto e alle Roncole – spiega quali sono i piani del ministero per acquisire Villa Verdi. E anche quali provvedimenti intende mettere in atto per aiutare il teatro lirico, quali linee programmatiche per aiutare il mondo culturale e come la cultura potrà essere «benzina nel motore dell’economia del Paese».

Ministro, ha già promesso in Parlamento che il governo farà la sua parte per Villa Verdi. Quali sono i suoi piani?

«Come illustrato in sede parlamentare, una volta che il tribunale si sarà pronunciato in merito alle modalità e alle tempistiche della vendita, si procederà a seconda che si percorra la via della contrattazione privata o della messa all’asta. In entrambi i casi, il ministero della Cultura interverrà esercitando il diritto di prelazione entro i sessanta giorni previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Villa Verdi è un luogo fondamentale per la memoria e l’identità degli italiani».

Oggi sarà a Sant’Agata per visitare la Villa. Cosa si aspetta? La relazione degli ispettori che ha inviato parla di degrado e di beni mobili in cattivo stato.

«La relazione della soprintendente Laddago è molto esplicita al riguardo e non lascia spazio a equivoci. Trattandosi di un bene vincolato, il Codice dei beni culturali demanda al privato proprietario l’obbligo di manutenerlo, prevedendo anche forme di sostegno all’opera di restauro. Da tempo nulla è stato fatto, portando alla situazione attuale e al conseguente dovere delle istituzioni di intervenire».

Altra anticipazione data durante il Question time: due concerti speciali, alla Scala di Milano e all’Opera di Roma - ovviamente con musiche di Verdi - per raccogliere fondi per implementare il fondo per acquisire la villa. Ci sono altre iniziative in programma?

«Innanzitutto mi aspetto che alla Scala e al Costanzi si affianchino presto il Teatro Regio di Parma con il suo Festival Verdi e altri appuntamenti lirici. Poi, una volta acquisita la Villa con i suoi beni mobili e immobili pertinenziali, sarà importante il coinvolgimento delle realtà del mondo economico e imprenditoriale per il restauro del monumento, degli arredi, delle carrozze e dei beni archivistici e documentali che custodisce».

«Verdi è come Dante, è come Leonardo», ha detto il Maestro Riccardo Muti. A lei cosa fa venire in mente Giuseppe Verdi?

«Se Dante è il precursore dell’Umanesimo, Leonardo è il Rinascimento, Verdi non può che essere il Risorgimento. Il suo nome, così come abbiamo studiato sui libri di scuola, è indissolubilmente legato al periodo storico della nostra nazione in cui essa, dopo secoli se non millenni, è finalmente tornata una e indivisibile. Verdi è un personaggio fondamentale della nostra memoria».

Qual è la sua opera preferita?

«L’Aida».

A proposito di opera, i teatri lirici sono in crisi, anche per colpa della pandemia. Cosa può fare il governo per aiutarli?

«L’opera condotta nell’ultimo decennio per risanare i conti delle fondazioni lirico sinfoniche rischia di essere compromessa dal duro biennio di pandemia, come dimostrano i dati resi noti dalla Siae. Devo dire che ora, con l’emergenza Covid finalmente alle spalle, vedere i teatri pieni riempie di gioia e di speranza. È importante sostenere la voglia del pubblico a tornare in sala, lavorando per coinvolgere in particolar modo i più giovani. Il mio impegno andrà in questa direzione».

Ha in programma un viaggio per visitare i gioielli della cultura di Parma e provincia e per una serata al Teatro Regio?

«Sarebbe bello che una simile occasione si presentasse per un concerto verdiano al Regio, organizzato per celebrare l’acquisizione di Villa Verdi al patrimonio dello Stato».

Un giornalista ministro della Cultura, come già Giovanni Spadolini e Alberto Ronchey. Cosa prova?

«Precedenti illustri, che mi stimolano ad agire al meglio per il bene del patrimonio culturale della nazione. In Italia il giornalismo è stato sin dalle origini fucina di classe dirigente, sono orgoglioso di proseguire nel solco di questa tradizione».

A proposito di giornalismo: Parma è orgogliosa della sua gloriosa tradizione, dalle grandi firme al primato della «Gazzetta» di quotidiano più antico d’Italia e forse d’Europa.

«La “Gazzetta di Parma” ha festeggiato l’anno scorso i 293 anni di esistenza con una rivisitazione grafica radicale, premiata dai suoi lettori. Non c’è miglior modo per onorare questa tradizione che innovarla ogni giorno con il pensiero e l’azione, come fa il vostro quotidiano».

Cosa possono fare i giornali per sostenere la cultura?

«Darle più spazio possibile, in modo autenticamente plurale e democratico».

Quali sono le prime tre cose del suo programma che intende realizzare?

«Domani presenterò le linee programmatiche in audizione alle Commissioni Cultura congiunte di Camera e Senato. Il dovuto rispetto alle istituzioni elettive non mi permette di anticipare misure specifiche. Posso dire solo che il mio impegno sarà nel creare le condizioni affinché il mondo della cultura italiano si sviluppi in un’armoniosa polifonia di voci, idee e contenuti».

Che eredità le ha lasciato Franceschini, dopo sette anni da ministro? Una cosa buona che ha fatto e una da cancellare al più presto.

«Il mio predecessore ha avuto in sorte il mandato ministeriale più lungo dell’Italia repubblicana. Chiaro che in un lasso così prolungato di tempo molto è stato fatto, ma non è detto che tutto ciò che è stato pensato sette anni fa sia ancora adeguato ai tempi: in mezzo c’è stata una svolta epocale, in cui ancora siamo immersi, cominciata con la pandemia, proseguita con la guerra e in corso con la crisi energetica ed economica. Cambiamenti ci saranno, ma solo dopo una doverosa analisi seguita da studio e riflessione. In tempi così cruciali, il pensiero deve necessariamente guidare l’azione, altrimenti si rischiano danni irreparabili».

Come vanno i rapporti con Vittorio Sgarbi? Sul tema dei musei gratis c’è già stata qualche frizione.

«Sono eccellenti, non c’è alcuna frizione ma solo sano confronto. Come ho detto rispondendo a un’interrogazione al Question time alla Camera mercoledì scorso, è possibile studiare un sistema di card riservate ai residenti che, pagando un minimo, potranno sempre entrare nei musei statali della propria città».

Lei ha detto che «la cultura può essere benzina nel motore dell’economia del Paese». Come?

«Stimolando la creatività, di cui è fatto l’ingegno che anima il made in Italy, e attirando turismo di qualità».

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