Parla l'esperto dopo la strage di Roma
«Spesso i condomini ci vedono come esattori, come i nemici che li obbligano a pagare somme che non ritengono corrette. Ovviamente le cose non stanno così ma il risultato non cambia: cresce l'ostilità, monta la rabbia. E talvolta si arriva alle minacce».
Marco Ceresini, titolare dell'omonimo studio, da decenni si occupa di gestione di case e condomini e ormai alle scaramucce delle assemblee, ai litigi micragnosi su millesimi e spese dovrebbe avere fatto il callo. Eppure dopo quello che è successo a Roma, dopo la strage durante un'assemblea da parte di un residente evidentemente fuori di se, scuote la testa e pronuncia la sentenza: «La situazione di recente è deteriorata. Ma temo che il peggio debba ancora arrivare».
La colpa, spiega questo professionista che ricopre anche il ruolo di presidente locale della Associazione nazionale Amministratori Condominiali ed Immobiliari, è della pandemia, delle tariffe che continuano a lievitare. Ma anche di un sistema che funziona male. E che scarica sugli amministratori compiti che a loro, ovviamente, non spettano.
«Ce lo ricordiamo? All'inizio della pandemia si diceva “Ne usciremo migliori”. Invece il virus ci ha incattiviti, resi rancorosi. E il condominio ne paga le conseguenze». Come sempre accade quando il livore si concentra e cresce l'ansia. E un microcosmo esplode. «Da parte di molti si vive un periodo difficile, con spese crescenti e stipendi che restano inchiodati: il risultato è una oggettiva difficoltà a sostenere le spese per la casa». Se a questo si aggiunge un malessere sociale diffuso si capisce bene cosa intenda Ceresini quando parla di situazione difficile. «Esplode la frustrazione e monta l'egoismo. E quindi ecco i casi che purtroppo ci sono stati anche dalle nostre parti di riunioni finite con scazzottate, di lanci di oggetti. Di minacce agli amministratori». Nulla di paragonabile a quanto accaduto a Roma, è ovvio. Ma, anche da noi, si sente la febbre crescere. «Anche perché abbiamo a che fare talvolta con persone in difficoltà, accumulatori seriali, soggetti fragili e altri dall'igiene precaria e non abbiamo strumenti per intervenire: io ho chiesto che il Comune crei uno sportello a cui poterci rivolgere per chiedere aiuto. Ma senza esito». Così l'amministratore finisce a volte per dover sostituire l'assistente sociale. E tutto diventa più complesso. «Soprattutto ora che l'aumento dei costi ci pone di fronte ad un ulteriore rischio: nel caso di un condomino moroso gli altri finiscono per doversi fare carico delle spese mentre i tempi della legge, i meccanismi dei decreti ingiuntivi per recuperare il credito si allungano. Il rischio è che le utenze vengano staccate e che qualcuno pensi di fare giustizia, di risolvere la cosa a muso duro». Come puuò accadere quando ci si trova al freddo, con pochi soldi in tasca e un inverno davanti. «Ecco perché non sono ottimista - conclude Ceresini. - Analoga situazione si verifica quando si deliberano a maggioranza spese che qualcuno non può o non vuole sostenere. Anche qui esplode una litigiosità che non può non preoccupare. Perché in certe situazioni la democrazia, il confronto non piacciono più. E alla fine l'egoismo è sempre un cattivo consigliere».
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