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CARO CARBURANTI

I benzinai: «Gli aumenti non sono colpa nostra»

I benzinai: «Gli aumenti non sono colpa nostra»

di Gian Luca Zurlini

13 Gennaio 2023, 03:01

«Noi responsabili di speculazioni sul prezzo dei carburanti? Casomai siamo delle vittime, visto che dei 180 centesimi del prezzo alle pompe i benzinai ne ricevono fra i 3 e i 3 e mezzo». Così respingono al mittente le accuse i benzinai dopo che il ripristino delle accise deciso dal governo Meloni a inizio gennaio ha portato a un'impennata dei prezzi di diesel e benzina. I benzinai, indicati proprio dall'Esecutivo come responsabili di speculazioni legate all'aumento dei carburanti, hanno quindi reagito proclamando uno sciopero nazionale per il 25 e il 26 gennaio. Ieri sera, però, il Consiglio dei ministri ha già fatto una parziale retromarcia non escludendo di tornare a tagliare le accise grazie all'extragettito dell'Iva mentre il ministro dell'Economia Giorgetti ha convocato d'urgenza i rappresentanti della categoria al Ministero per questa mattina. Fin qui la cronaca dei fatti. ma quale è la situazione a Parma in questi giorni? Lo abbiamo chiesto ai referenti provinciali di categoria Daniele Bernazzoli per l'Ascom e Alex Broggi, presidente provinciale di Figissc, che fa invece capo a Confesercenti.

«Situazione surreale»

Bernazzoli, che gestisce da 30 anni un impianto in via San Leonardo, si accalora quando parla di quello che sta avvenendo: «E' una situazione surreale: sembra che la colpa del fatto che sono aumentati i prezzi alla pompa sia dei benzinai. Vorrei capire come si possa pensare che noi speculiamo quando guadagniamo tre centesimi e mezzo sull'euro e 80 medio al litro di prezzo dei carburanti. I motivi sono ben altri e quindi è stato giusto proclamare questo sciopero per alzare la voce e far cambiare posizione al Governo». Alex Broggi, da parte propria, sottolinea come «in realtà si è scatenato un polverone che mi sembra soprattutto motivato a scopi politici tirandoci in mezzo. Per qualche giorno, anche dopo gli aumenti, nessuno si era lamentato, anche perché i prezzi attuali sono comunque più bassi di quelli che c'erano a marzo 2022, quando il Governo Draghi intervenne per tagliare le accise».

«Aumenti ci penalizzano»

Sia Broggi che Bernazzoli sottolineano come in realtà gli aumenti del prezzo, per paradosso, penalizzino la loro attività. «Visto che il nostro margine è fisso - sottolinea Bernazzoli - se benzina e diesel costano di più noi dobbiamo pagarli, in anticipo, di più a fronte di un consumo che si riduce e dunque di incassi che arrivano in tempi più dilatati. Nessun guadagno maggiorato, dunque, ma solo problemi di flusso di cassa». Broggi ricorda poi che «nessuno sottolinea che noi siamo obbligati da anni a accettare i pagamenti elettronici, ma ci sono alcuni circuiti di carte che richiedono una percentuale anche fino all'1,5 per cento sull'importo della spesa fatta: e in questi casi il nostro margine viene praticamente quasi azzerato».

I motivi dei rincari

Sul fatto che ci siano pompe in cui il costo sia più elevato che in altre, i due rappresentanti dei benzinai sottolineano come «la decisione sul prezzo da applicare è tutta e solo delle compagnie. Addirittura se non rispettiamo quello che è il prezzo “consigliato” veniamo richiamati e al terzo eventuale richiamo è prevista la possibilità di sospensione delle forniture di carburanti. Quindi il nostro margine di autonomia è praticamente nullo». C'è poi un altro fenomeno: «E' quello delle cosiddette “pompe bianche”, che non sono collegate a una compagnia in esclusiva. In questo caso - spiega Bernazzoli - acquistano sul mercato dove il prezzo è più basso, magari anche a scapito della qualità, e quindi riescono a presentarsi con prezzi inferiori rispetto a quelli dei distributori tradizionali».

Il problema dei costi

A incidere sui costi, poi, c'è anche «una rete troppo numerosa di impianti - spiega Bernazzoli - che era previsto fosse ridotta con indennizzi a carico di chi chiudeva. Questo però non è mai stato fatto e così accade che le autobotti escano per rifornire anche 6/7 impianti ogni volta, con costi molto maggiori per la distribuzione. In ogni caso, i benzinai non possono essere responsabili di nulla». Broggi sottolinea poi che «i controlli sono molto rigorosi: ci sono sia sulle pompe che sul carburante erogato e sui prezzi applicati in modo quasi istantaneo».

«No al prezzo medio»

I benzinai dicono no anche all'obbligo che vorrebbe imporre il Governo dell'indicazione del prezzo medio dei carburanti a fianco di quelli applicati in ogni distributore. «Sarebbe un onere ulteriore a nostro carico che non darebbe nessun vantaggio agli automobilisti che, anzi, avrebbero ancora più confusione dall'esposizione di un altro prezzo oltre a quelli del self e del servito», dice Bernazzoli, mentre Broggi aggiunge che «basterebbe organizzare una app sulla quale informarsi, ma darci un ulteriore obbligo sarebbe totalmente inutile».

«Ascoltarci di più»

«Mi auguro che il Governo abbia capito l'errore commesso addebitandoci delle colpe per questi aumenti - spiega Broggi - e auspico che ci sia un intervento altrettanto veloce di quello del governo Draghi che in 15 giorni decise il taglio delle accise di 25 centesimi più Iva, quindi di 30 centesimi, nel marzo del 2022». Bernazzoli, da parte propria, conclude dicendo che «dovrebbe essere ascoltato di più chi lavora sul campo. Che andrebbe incoraggiato invece che colpevolizzato».

Gian Luca Zurlini

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