Colpiti 10 abitanti su mille
Tutto come previsto: l'influenza stagionale di quest'anno, la cosiddetta «australiana», si conferma particolarmente aggressiva, con un picco anticipato (fra fine novembre e i primi di dicembre) e una lunga coda fino che continua anche a marzo.
Nell’ottava settimana di quest'anno (dal 20 al 26 febbraio) l’influenza e le sindromi correlate si sono mantenute stabili per la quinta settimana consecutiva.
L'Emilia Romagna, assieme a Toscana, Marche e Abruzzo, è fra le regioni più colpite. Se infatti la media nazionale è di 8,1 casi ogni mille assistiti, l’incidenza dell'influenza in queste quattro regioni è sopra dieci casi per mille assistiti. Le regioni meno colpite sono Basilicata e Molise, rispettivamente con 3,11 e 4,13 malati ogni mille assistiti.
L'influenza non colpisce tutti allo stesso modo. A pagare il prezzo più alto sono i bambini. Nella nostra regione, sempre nella settimana citata, si sono ammalati il 27% dei bambini sotto i 4 anni (22,7% a livello nazionale) e il 16% dei bambini e ragazzini fra i 5 e i 14 anni. La percentuale nella popolazione adulta colpita è del 10,4% e negli over 65 del 3,9%.
«Il numero di sindromi simil-influenzali è sostenuto, oltre che dai virus influenzali, anche da altri virus respiratori, tra i quali il virus respiratorio sinciziale, nei bambini molto piccoli, e il Sars-Cov-2», spiega il bollettino Influnet dell'Istituto superiore di sanità, che monitora l'andamento dell'influenza grazie alle segnalazioni dei «medici sentinella», che in Emilia Romagna sono 69.
Quali virus circolano di più? Dall’inizio della stagione, su 5.239 campionamenti, 4.761 sono risultati di tipo A (91%) e 478 di tipo B (9%). Nell’ambito dei virus A, il sottotipo H3N2 è finora predominante.
Ma l'Istituto superiore di sanità avverte anche che nell'ultima settimana di febbraio si è registrato un ulteriore aumento nella proporzione dei campioni positivi per influenza (18,6%) rispetto alla settimana precedente (13,6%). E questo per un incremento nella circolazione, in particolare, dei virus di tipo B.
Gli infettivologi l'avevano previsto: dopo un lungo periodo contrassegnato dal Covid e da distanziamento sociale e uso di mascherine, il sistema immunitario si è come «addormentato», assieme alla memoria immunitaria. Il ritorno dei virus stagionali ci ha quindi colto impreparati, in particolare i bambini, cresciuti in una sorta di campana protettiva, durante la pandemia, senza essere venuti a contatto con virus che stimolassero una risposta dell'organismo. Fatta questa premessa c'è però da dire che ogni sistema immunitario reagisce in modo diverso all'attacco dei microbi, causando una sintomatologia più o meno grave.
I sintomi principali di questa influenza sono respiratori: raffreddore e mal di gola. I bambini sono particolarmente colpiti dal virus respiratorio sinciziale, adenovirus, rhinovirus, metapneumovirus e tutti i virus parainfluenzali che nei bambini piccoli posso dare bronchioliti. A questo si aggiungono dolori muscolari e alle articolazioni, mal di testa, inappetenza, senso di stanchezza e spossatezza. La febbre, anche oltre i 38 gradi, può persistere anche fino a quattro giorni, dice il medico di base Antonio Slawitz. Ecco perché l'influenza stagionale non è da sottovalutare, soprattutto per gli anziani e per chi soffre di patologie croniche.
Le virosi intestinali sono uno degli effetti di questa ondata influenzale: crampi, dissenteria, diarrea, vomito. «In questi casi è bene assumere fermenti lattici e loperamide, oltre ad un disinfettante intestinale» suggerisce Antonio Slawitz. Anche la dieta deve essere adeguata alla nuova condizione: «Patate lesse, riso in bianco e carne ai ferri in caso di dissenteria, avendo cura di bere molta acqua naturale. In caso di vomito la dieta deve essere liquida, a base di bevande calde un po' zuccherate e qualche biscotto secco», suggerisce il medico. Altri sintomi dell'influenza possono essere le congiuntiviti, spesso collegate all'infezione contratta nelle alte vie aeree, naso e gola, con conseguenti raucedine, tosse e raffreddore.
La maggior parte delle persone guarisce entro una settimana senza richiedere cure mediche. Ma possono verificarsi complicanze gravi nelle persone ad alto rischio, fra cui: donne in gravidanza, bambini fra i 6 mesi e i 5 anni, anziani, pazienti con malattie croniche o sottoposti a terapie che indeboliscono il sistema immunitario, obesi gravi, personale sanitario. La complicanza più comune è la sovrapposizione di un’infezione batterica a carico dell’apparato respiratorio (che può quindi portare a bronchite, ed aggravarsi fino a sviluppare una polmonite) e dell’orecchio (otite, sinusite, soprattutto nei bambini), ma anche complicanze a carico dell’apparato cardiovascolare (miocardite) e del sistema nervoso.
Il Covid continua a circolare, anche se con sintomi sempre più blandi per chi si è vaccinato: «Al momento il rapporto è di due Covid e 10 influenze», sintetizza Slawitz. È però possibile anche la compresenza di Covid e sindrome influenzale nello stesso soggetto. Da quanto evidenziato dal sistema di sorveglianza, il virus influenzale maggiormente rappresentato è l'A H3N2, che è nella composizione dei vaccini in uso, quindi efficace e protettivo nei confronti dell'infezione. È quindi ancora possibile (e raccomandato per i soggetti fragili) fare la vaccinazione antinfluenzale, contattando i medici di base. Sempre per le categorie fragili e a per gli anziani, è suggerita anche la vaccinazione anti-pneumococco.
I consigli per chi è alle prese con l'influenza? «Antinfiammatori solo se la temperatura sale oltre i 38,5 gradi, o se c'è un forte mal di gola, e cortisone per faringiti acute», dice Slawitz. Assolutamente sconsigliato, continua il medico, il fai-da-te. «Diversi pazienti prendono l'azitromicina (un antibiotico, ndr) ai primi sintomi: non serve. L'antibiotico va prescritto dal medico e si assume, ad esempio, in caso di polmonite o broncopolmonite», dice ancora Slawitz. Per prevenire il contagio, «non abbandonare la buona abitudine della mascherina, specie in luoghi affollati e al chiuso, e il lavaggio delle mani», dice Tiziana Meschi, direttrice della Medicina interna di continuità dell’ospedale Maggiore.
Questa influenza, per i motivi già spiegati, ha colpito duramente, sia in termini di gravità dei sintomi che di durata della febbre e dei tempi di recupero. Una volta sfebbrati, è bene quindi essere cauti nella ripresa delle attività quotidiane perché è probabile che ci si senta debilitati. Fra malattia e convalescenza, non è raro che si debba restare a casa anche una decina di giorni. Giornate nelle quali è saggio restare a riposo, bere molta acqua, stare al caldo e possibilmente cercare di restare sereni. La dieta - se non ci sono disturbi gastrointestinali - dovrà essere leggera ma nutriente, con abbondanza di frutta e verdura e magari la classica minestrina a base di carne o verdure.
Monica Tiezzi
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