Personaggi
Colorno No, «Le mie latitudini» non è uno di quei libri scritti per far sognare luoghi lontani: tuffarsi nelle sue pagine è una vera e propria esperienza. Se è pur vero che lo «sfondo» delle pagine si alterna tra i paesaggi ghiacciati della Siberia, grovigli di liane nel cuore del Borneo, la rarefazione dell’aria sulla cima dell’Aconcagua e la vegetazione lussureggiante del Perù, a farla da padrone sono le scariche di adrenalina di sfide al limite della sopravvivenza umana, l’entusiasmo che si rinnova ad ogni nuova «scoperta», la paura innata dell’ignoto tenuta sotto controllo dalla meticolosa preparazione.
Sì, perché il colornese Roberto Lorenzani non è un viaggiatore da resort a 5 stelle: le sue sono vere e proprie spedizioni esplorative. Un modo di avvicinarsi a culture e territori forse un po’ inusuale ma sicuramente molto arricchente, e che per lui è sempre stata una vera e propria passione, fin da ragazzo. E, un passo dopo l’altro, è riuscito a farla diventare una professione. Per anni ha fatto parte dello staff internazionale per l’organizzazione del Camel Trophy, evento famoso in tutto il mondo tra gli anni ‘80 e il 2000, e, più recentemente, è stato il preparatore dei partecipanti de «L’isola dei Famosi» e «Brat Camp».
«Da bambino il mio sogno era di fare l’esploratore. Poi la vita riserva sorprese e per caso, negli anni ‘80, ho scoperto che esisteva una scuola di sopravvivenza. Ho fatto un corso, poi sono diventato istruttore e, alla fine, l’ho rilevata». In situazioni reali, e non «a scuola», per sopravvivere non serve solo una serie di nozioni: forza di volontà, preparazione mentale e capacità di gestire l’imprevisto e la paura sono le chiavi per riuscire. «La fase di preparazione è la più importante: si studia il territorio, si cura l’equipaggiamento, si fanno sopralluoghi, si ipotizzano scenari. Conoscere e valutare i rischi, è fondamentale per affrontarli».
E dopo aver attraversato giungle, deserti, oceani e montagne, Roberto ha deciso di diventare «mental coach», insegnando ad altri quello che aveva imparato esplorando il mondo e, in parallelo, se stesso. «Ho iniziato organizzando attività di team building. Chi mi conosceva diceva che ero matto perché nessuna azienda avrebbe mai portato i suoi manager fuori dalla loro zona di comfort. E invece ha funzionato perché nel disagio le caratteristiche caratteriali emergono più facilmente». Una decina di anni fa ha iniziato a dedicarsi anche al mental coaching per aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi, soprattutto gli sportivi.
Ma lo zaino non è stato riposto in soffitta perché chi ha fatto la transiberiana a -70 gradi e con una slitta trainata da renne, costruito ponti di legno per far passare la jeep su un fiume in Messico o ha aperto una nuova via sulle Ande guidato da uno sciamano, non può rimanere fermo a lungo. In attesa di stendere sul pavimento una nuova cartina e cercare la prossima avventura, Lorenzani ha voluto raccogliere in un volume le sue avventure più entusiasmanti. E il primo volume è stato consegnato al sindaco Christian Stocchi: «Roberto ha sempre dimostrato un grande spirito, con sfide che lo hanno reso un importante punto di riferimento in questo ambito. Il suo è un patrimonio di esperienze che merita di essere conosciuto».
Chiara De Carli
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