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Parco Ducale

Un trentenne racconta l’incubo: «Quasi strozzato per un iPhone»

Un trentenne racconta l’incubo: «Quasi strozzato per un iPhone»

15 Maggio 2023, 03:01

Racconta di aver subito un tentativo di rapina. Che, grazie alla sua resistenza, è andato a vuoto. Ma quanta paura. «Ero al parco Ducale - dice - e quell'uomo voleva strapparmi l'iPhone. Io ho resistito. Ma mi ha fatto male. Però il cellulare sono riuscito a salvarlo».

È ancora spaventato e scosso un trentenne di origine pugliese che vive e lavora a Parma. «Sono due notti che non riesco a prendere sonno. Non chiudo occhio, non riesco a togliermi dai pensieri quello che mi è appena successo» spiega.

Il racconto che fa alla Gazzetta ha tutti i contorni di un incubo scatenatosi all'improvviso. Una storiaccia che lo ha proiettato in un'altra dimensione. Quella della paura.

Ma questa non è una storia a fumetti di Dylan Dog, il celeberrimo indagatore dell'incubo creato dalla fervida fantasia di Tiziano Sclavi. Quello raccontato da lui è un incubo vero. Cominciato alle 22 di venerdì quando il trentenne sta uscendo a piedi dal parco Ducale. C'è buio e poca gente in giro, vista anche la serata non certo piacevole sul piano meteorologico.

«Stavo raggiungendo l'uscita su viale Pasini per recuperare la mia auto e andare a a casa - inizia a mettere insieme i “pezzi” della storia - quando mi sono trovato quell'uomo addosso».

Ad attaccarlo, come uscito dal buio, «un gigante di colore. Era enorme, sarà stato alto due metri». Con ogni probabilità gli stava facendo la posta perché lui possedeva qualcosa che a quel tipo interessava parecchio.

Non c'è stato bisogno, però, di interpretare troppo perché cosa cercava glielo ha detto subito senza mezzi termini. Anzi, gliel'ha proprio urlato. Aiutandosi con il suo fisico possente. «Aveva visto che avevo l'iPhone - riprende -. “Dammi il telefono”, mi ha detto chiaro e tondo».

Il racconto prosegue con la descrizione di una colluttazione tra i due. «Mi ha afferrato per il collo e non mollava, quasi mi soffocava - continua -. Ma io ho resistito e gli assestato alcuni calci». Invece di desistere l'aggressore si faceva ancora più determinato. Più cattivo. Forse sarebbe riuscito nel suo intento se qualcuno, passando, non avesse udito le grida disperate di aiuto del trentenne. «Con quel poco di voce che ancora mi restava sono riuscito a urlare: “Aiutatemi” - spiega - e qualcuno per fortuna mi ha sentito e ha dato l'allarme». Al parco Ducale, intanto, arrivano gli uomini delle Volanti della polizia di Stato che identificano i protagonisti e l'ambulanza del 118 che trasporta il trentenne al pronto soccorso dove verrà medicato per ferite guaribili in cinque giorni. Oggi spiega che si recherà in questura a fare denuncia. La vicenda, dunque, potrebbe avere degli sviluppi.

«L'iPhone non è riuscito a rubarmelo e neanche mi ha portato via dei soldi - riprende -. Ma forse - parla quasi tra sé e sé - ho fatto uno sbaglio rischiando la vita per un telefono. Devo infatti dire che sto ancora male, sono due giorni che non riesco quasi a parlare. Ho vissuto un incubo che non riesco a togliermi dalla testa. Voglio ringraziare chi ha dato l'allarme e mi ha salvato». L'episodio lo ha segnato. Allo stesso tempo spiega che uno dei motivi che l'hanno convinto a contattare la Gazzetta è «anche quello di mettere in guardia le persone, specie quelle più deboli, quando, in certi orari, attraversano il parco Ducale. Noi andateci di notte, almeno non passate di lì quando siete soli. Lo sto ripetendo a tutti, ai miei amici e a tutte le persone che conosco. Prendete a esempio quello che mi è accaduto. In certi orari state alla larga».

Michele Ceparano

© Riproduzione riservata

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