Tribunale
Due figlie in comune e due verità contrapposte, come troppo spesso accade quando (almeno) una delle parti si separa dalla «realtà» oltre che dal partner. Protagonista di questa storia, che ha avuto come scena l'aula collegiale del tribunale, un'ex coppia unita solo dalla battaglia giudiziaria: lei parte offesa (e civile) in un processo che vedeva il 55enne padre delle proprie figlie alla sbarra per maltrattamenti e violenza sessuale. A suo carico l'accusa aveva chiesto una condanna a sei anni.
L'imputato si è sempre professato innocente. Non solo non avrebbe mai costretto l'ex compagna a subire rapporti, ma si sarebbe dovuto difendere lui dalle avance di lei, chiudendosi a chiave nella cameretta. «Dormire in letti separati non bastava» ha detto. A conferma delle sue dichiarazioni, la testimonianza di un'amica comune. «Durante un barbecue - ha rivelato alla corte presieduta da Paola Artusi - lei mi confidò che il marito la rifiutava».
La svolta nel ménage sarebbe avvenuta nel 2009, con la scoperta da parte dell'uomo che la compagna lo tradiva. Dopo, ci sarebbero stati solo fallimentari tentativi di riprendere il cammino insieme. Due i maltrattamenti contestati. Nel primo, la donna era finita al pronto soccorso con un leggero trauma cranico dopo uno svenimento in bagno. Lei disse per una violenta lite; l'avvocato Susy Malcisi, che difendeva l'imputato, ha invece sostenuto che fu per la consistente perdita di peso della donna.
In un'altra occasione, alla cresima di una figlia, fu la sorella di lei a mettersi tra i due. «Ma non era accaduto niente e chi ha detto che sarebbe accaduto qualcosa?» ha sottolineato l'avvocato, prima di tornare all'accusa di violenza sessuale. «Nel 2015, la parte offesa si trasferì dalla famiglia in Sicilia. E qui ebbe rapporti con il mio assistito, facendolo anche sapere alla sua nuova compagna. È l'atteggiamento di una donna che ha subito violenza? E poi le denunce. Un crescendo a partire dal 2018: di supporto alla separazione». La corte le ha dato ragione. L'imputato è stato assolto, «perché i fatti non sussistono».
rob.lon.
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