Solidarietà
Anche a sirene mute e motore spento, immobile sul piazzale di viale Gorizia già presta «soccorso». La sua corsa contro il tempo è scattata: e non si misura in minuti, come spesso accade per salvare vite, ma in anni, per onorare la memoria di chi ci lasciò appena quarantenne, nel 2006. Ileana Benecchi accarezza con lo sguardo la scritta «In ricordo di Lucia Azzali» su entrambi i lati dell'ambulanza donata all'Assistenza pubblica: è radiosa, uno scricciolo di donna dal sorriso smisurato, gli occhi colmi di commozione. «Mia figlia Lucia sarebbe felice, lei che appena possibile aiutava chi soffriva e aiutava a mangiare i degenti in ospedale, soprattutto ai bambini» mormora Ileana.
L'aveva promesso, l'ex farmacista, tra un'udienza e l'altra del processo in cui, da parte civile, era contrapposta al consulente finanziario che lei credeva di famiglia e dal quale si è invece sentita defraudata. «Se riesco a vincere e avrò indietro i miei risparmi, farò una bella cosa nel nome di mia figlia» aveva detto. E ora i 133mila euro della provvisionale stabilita dal giudizio di primo grado sono stati investiti per l'acquisto di un'ambulanza da donare alla Pubblica. Ileana Benecchi ci ha messo la volontà e il denaro, altri si sono impegnati in un grande e faticoso gioco di squadra, per superare gli ostacoli burocratici: far del bene nel nostro Paese a volte sembra più complicato che approfittarsi del prossimo.
«Grazie di questo preziosissimo mezzo - esordisce Maurizio De Vitis, presidente dell'Ap -. Siamo felici e fieri di portare con noi il ricordo di Lucia: so che ci avrebbe tenuto molto. Speriamo solo che ci accompagni in interventi leggeri». Purtroppo, è inevitabile che non sia sempre così. Consoli il pensiero che l'ambulanza, dotata dei più moderni comfort (in primis gli ammortizzatori in grado di smorzare i contraccolpi) e di presidi che perfino superano le elevate richieste dell'accreditamento regionale, è quanto ci sia di meglio per trasportare anche i pazienti più gravi.
A ringraziare è la Pubblica, ma anche la città. «Per questo abbiamo voluto esserci - spiega Ettore Brianti, assessore comunale alle Politiche sociali, presente in rappresentanza dell'amministrazione con il presidente del Consiglio comunale Michele Alinovi e con il consigliere Oronzo Pinto -, nonostante la concomitanza degli incontri nei quartieri. Il momento è importante per tutta la collettività, per il ruolo svolto dalla Pubblica assistenza: non solo nelle emergenze, ma anche nei trasporti e in tutte le sue altre attività».
Si è detto del lavoro di squadra. A ricordarlo è Gianluigi de' Angelis, direttore del dipartimento Materno-infantile e della struttura complessa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Azienda ospedaliero-universitaria, ricordando l'impegno della Pubblica e di Snoopy per rendere possibile la donazione. Un gesto di generosità che proviene da chi ha l'attenzione verso il prossimo come ragione di vita. «Ileana è dottoressa in Farmacia come lo era Lucia, scomparsa prematuramente - dice de' Angelis -: ha chiesto a mia moglie Giovanna Amanzi e a me di fare da tramite con Giulio Orsini, per dare il via a questa avventura. Un'ambulanza spesso è il primo presidio con il quale si confronta un paziente: questa bellissima donazione rappresenta un gesto importante non solo dal punto di vista tecnico, per le possibilità di soccorso e di trasporto che garantisce, ma anche dal punto di vista umano».
Soddisfatto per l'esito del primo «viaggio» dell'ambulanza, quello che le ha permesso di entrare in viale Gorizia, il presidente di Snoopy. «Tutti hanno fatto la loro parte, siamo riusciti a mettere insieme e al posto giusto ogni tassello del mosaico - sottolinea Orsini, ringraziando Filippo Mordacci, vicepresidente dell'Ap -. Ringrazio anche la ditta fornitrice per la sua disponibilità». Dopo la benedizione impartita da don Luigi Maggiali, Ileana imbraccia il grande mazzo di fiori che le viene regalato. Tra le mani tiene un pezzo del nastro gialloblù tagliato da lei stessa poco prima. Lo conserverà per il ricordo del giorno in cui l'amata Lucia, per l'intera comunità, è diventato oltre che un nome un sinonimo di bontà e speranza.
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