Immigrazione
Il numero degli sbarchi è inarrestabile e anche Parma, con la sua provincia, deve trovare un posto a chi non ha nulla se non i vestiti che indossa. Pochi giorni fa la prefettura ha pubblicato l'ennesimo bando (questo è da 250 posti) per aumentare la capacità di accoglienza del territorio. La scadenza per presentare le offerte è il 4 agosto, ma se verrà confermato l'andiamo degli ultimi mesi, c'è un altissimo rischio che anche questo appello cada nel vuoto. Eppure, il prefetto Antonio Garufi è da settimane che ricorda a tutti i sindaci che ogni comune deve fare la propria parte. Ma se nessuno metterà a disposizione nuovi alloggi, non è escluso che vengano allestite delle «tendopoli» con i moduli abitativi. Intanto, Parma si conferma una città accogliente, dando rifugio a più della metà degli oltre 1.100 richiedenti protezione internazionale. I dati della prefettura mostrano però anche un'altra faccia della medaglia: quella dei 23 comuni che non hanno nessun posto a disposizione.
Flusso inarrestabile
Bastano le ultime statistiche della prefettura a confermare che quello dell'immigrazione è un fenomeno inarrestabile. I richiedenti protezione internazionale accolti nel Parmense sono 1.143, di cui 640 hanno trovato rifugio a Parma. La stragrande maggioranza dei migranti (913) è arrivata in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo e solo una minima parte ha seguito la via dei Balcani. Negli arrivi vengono conteggiati anche gli ucraini (230), anche se loro seguono un percorso separato rispetto a chi arriva dalle coste libiche o tunisine.
A inizio maggio, i migranti sul territorio erano 866, cioè 277 in meno rispetto agli attuali.
Comuni «accoglienti»
Su 44 comuni, sono 21 quelli che accolgono i migranti dall'Ucraina o dal nord Africa. Tra questi, la parte del leone la fa Parma (640 persone), seguita da Salsomaggiore, che in meno di tre mesi ha accolto 50 migranti in più, arrivando a quota 90. Non è un caso se nelle scorse settimane il neo sindaco di Salso, Luca Musile Tanzi, ha chiesto anche ai colleghi del Parmense di fare la loro parte. Per lui il rischio è di vedersi i tanti hotel vuoti di Tabiano e di Salsomaggiore trasformati da luoghi di villeggiatura a spazi di accoglienza. Forte balzo anche a Sorbolo Mezzani, passato da 20 a 71 migranti, Sala Baganza (da 8 a 30) e a Torrile, un comune che prima non compariva nella mappa dell'accoglienza, mentre ora dà rifugio a 27 richiedenti protezione internazionale. Anche Langhirano (8 migranti) fa il suo esordio nella mappa dell'accoglienza, mentre gli altri paesi che nell'arco di tre mesi hanno aumentato i posti a disposizione sono Colorno, Fidenza, Noceto, la già citata Parma, Sissa-Trecasali e Traversetolo. Negli altri paesi del Parmense (Bedonia, Berceto, Borgotaro, Collecchio, Fontanellato, Medesano, San Secondo e Soragna) il numero delle persone accolte è calato. Restano stabili i posti a Lesignano (10) e a Montechiarugolo (28).
Territori senza migranti
La tabella qui a destra mostra l'esistenza di 23 comuni senza nessun migrante accolto sul territorio. L'elenco aggiornato dei paesi a «quota zero» ora comprende anche Felino e Fornovo, che a inizio maggio accoglievano rispettivamente 6 e 5 richiedenti protezione internazionale. Confermano, negli ultimi tre mesi, l'assenza di spazi a disposizione, i comuni di Albareto, Bardi, Bore, Busseto, Calestano, Compiano, Corniglio, Fontevivo, Monchio, Neviano, Palanzano, Pellegrino, Polesine-Zibello, Roccabianca, Solignano, Terenzo, Tizzano, Tornolo, Valmozzola, Varano e Varsi. Come è facile notare, la maggior parte di questi comuni è rappresentata da piccoli centri dell'Appennino. Anche se in montagna non mancano esperienze virtuose come quelle di Berceto, Borgotaro e Bedonia, tre comuni che vanno in controtendenza.
Come funziona
Come si può vedere dalla tabella, i richiedenti protezione internazionale vengono accolti in misura maggiore nei Cas, cioè nei Centri di accoglienza straordinaria, attivati dalla prefettura per conto del ministero dell'Interno, in accordo con i sindaci dei comuni che li ospitano. Codeal (che ha i numeri più grossi), San Cristoforo e Betania sono le tre associazioni che gestiscono i Cas nel Parmense. Il Sai (ex Sprar), Sistema accoglienza integrazione, è invece la rete di accoglienza diffusa gestita dai comuni grazie a fondi statali. Chi si occupa di migranti è convinto che in un mondo ideale l'accoglienza dovrebbe seguire solo il canale Sai. Ma nel Paese delle emergenze croniche, sono i Cas, i centri straordinari, a dare una casa a chi non ha un posto nel mondo.
Pierluigi Dallapina
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