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GUERRA

Parmigiana in Israele: «Sento i caccia sopra la testa, ma resto nella mia nuova patria»

Parmigiana in Israele: «Sento i caccia sopra la testa, ma resto nella mia nuova patria»

12 Ottobre 2023, 03:01

Bombe, sangue e morti. Israele e Palestina sono ripiombate nella guerra. Tra i tanti civili ostaggio dell'odio e delle armi c'è anche Elisheva Bassi, parmigiana 59enne da febbraio 2017 in Israele dopo essersi convertita all'ebraismo quando ancora abitava a Parma, sua città natale. In queste ore da Hadera, città tra Haifa e Tel Aviv in cui vive, sente l'eco lontano della guerra. Le bombe hanno risparmiato la cittadina costiera, ma le immagini di violenza e morte hanno fatto irruzione nelle case di chiunque. Elisheva però è perentoria: «Resto qui, Israele è la mia patria».

La città in cui vivi è stata colpita dai razzi e dagli attacchi di Hamas?

«Sentiamo in continuazione gli aerei da guerra che passano sopra le nostre teste, però qui ad Hadera i razzi di Hamas non sono arrivati. Non è come ad Ashkelon, Ashdod e Sderot, alcune delle località più colpite. Per ora, noi qui viviamo in una sorta di bolla. Ma in generale la situazione è drammatica, tragica».

Come sono cambiate le vostre vite ora che Israele è in guerra?

«Viviamo tutti in uno stato d'animo di forte tensione. A parte le farmacie e i supermercati, in cui fare rifornimento di generi di prima necessità, tutti gli altri negozi sono chiusi. Chiuse anche le Poste e le scuole. Qui non suonano le sirene però c'è pericolo».

Dovete restare chiusi in casa?

«È meglio evitare di uscire, perché c'è il pericolo che tra la popolazione ci siano terroristi palestinesi infiltrati, vestiti da ebrei. Il rischio è di essere aggrediti in strada. Nell'appartamento in cui viviamo io e mio marito abbiamo una stanza antibomba, ma tante persone non hanno questa protezione».

Che notizie arrivano dal fronte?

«Dolore e tristezza sono enormi. Le scene mostrate dalla televisione sono strazianti. Per questo ho deciso di non guardare più la tv. Non voglio continuare a stare male».

Hai paura? Vorresti tornare a Parma?

«Non torno in Italia, questa è la mia nuova patria. Mio marito è di origini inglesi ma anche lui non lascerebbe mai Israele. Anche volessi, tornare in Italia è comunque molto difficile. Volano solo le compagnie israeliane, ma i collegamenti a disposizione non sono sufficienti. Un'amica, qui come turista, è riuscita ad atterrare a Pisa con un volo militare dopo molte peripezie».

Conosci persone che stanno combattendo?

«Un figlio e il genero di mio marito sono riservisti. Fortunatamente ora non sono sotto le bombe, ma lui è molto preoccupato. La guerra deve fermarsi, Speriamo prevalgano buon senso e diplomazia per fermare la guerra».

La popolazione come sta reagendo?

«Le proteste che andavano avanti da 8 mesi si sono immediatamente interrotte. C'è tanta solidarietà, il popolo è tornato ad essere unito. Ci sono centri per la raccolta di medicine, cibo e vestiti. Ci sono raccolte fondi e raccolte del sangue per aiutare i feriti. Israele non ha mai avuto mille morti in due giorni, ma il Paese è forte, resterà unito».

Pierluigi Dallapina

© Riproduzione riservata

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