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Presto una mostra

Covid, il turista americano Donald salvato al Maggiore. «I miei ritratti a medici e infermieri per dire grazie a Parma»

Covid, il turista americano Donald salvato al Maggiore. «I miei ritratti a medici e infermieri per dire grazie a Parma»

26 Ottobre 2023, 03:01

«Parma mi ha salvato la vita». Donald Farnsworth non lo dimentica e quando parla di quel terribile settembre di un anno fa si commuove, perché per una complicazione legata al Covid stava per morire: «I medici e gli infermieri dell'ospedale Maggiore hanno trovato la cura e ora sono qua, più vivo che mai».

Per dire «grazie» è tornato, con l'inseparabile moglie Era a distanza di oltre un anno da quel lungo ricovero. E ieri mattina è stato ricevuto nella sala del Consiglio comunale dal vice sindaco Lorenzo Lavagetto, dall’assessore alle Politiche sociali e per la Salute Ettore Brianti, dal consigliere Antonio Nouvenne e dal direttore delle Aziende sanitarie Massimo Fabi. Per esprimere tutta la sua riconoscenza all'ospedale Maggiore, Donald ha creato dei ritratti ai medici e agli infermieri che lo hanno assistito. In realtà, lui è un grande artista e nella Baia di San Francisco dove vive ha un mega laboratorio dove vengono realizzati progetti artistici: «Aiutiamo anche gli artisti per effettuare opere di grandi dimensioni - sottolinea Donald - e lavoriamo per musei e collezionisti privati». Sbarcato per la prima volta a Parma nel 2022 come turista, prima di raggiungere Venezia per incontrare un amico chef, Donald ha cominciato a non stare bene: «Mia moglie Era mi ha portato al pronto soccorso del Maggiore - continua -. E oltre al covid i medici mi hanno subito diagnosticato una polmonite. Ma c'erano altre complicazioni: una rara reazione autoimmune al virus. I medici hanno capito i miei problemi e con i farmaci piano piano mi hanno curato. Avevo subito e tanto bisogno di sangue e mi hanno dato dieci sacche, per cui ora sono un po' italiano anch'io, avendo sangue parmigiano», dice sorridendo insieme a Era e all'amica parmigiana Alessandra Chiari de «L'Arca» di via XXII Luglio. Da qui all'idea di questi meravigliosi ritratti: «I medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario sono stati di una professionalità unica - confessa Donald -, ma anche di una gentilezza, di una generosità che mi hanno lasciato a bocca aperta. E io ho subito pensato ai ritratti, quello che sapevo fare, per dire "grazie". Così con quella poca energia che avevo ho cominciato a scattare foto a tutto il reparto, per avere delle immagini quale riferimento per i miei disegni. I ritratti sono stati realizzati su carta in stile rinascimentale per renderli ancora più preziosi. Nel nostro laboratorio a San Francisco abbiamo infatti anche una piccola cartiera e questa carta conferisce al disegno una caratteristica interessante». In quel letto di ospedale, senza sapere se sarebbe sopravvissuto, Donald ha cominciato a creare con l'immaginazione, disegnando nel pensiero i volti di quelle persone così brave e attente. Tre settimane di ricovero e due di assistenza ambulatoriale: «Farmaci terapici sì - specifica Donald -, ma sono stati i medici e gli infermieri a salvarmi la vita e dopo oltre un anno sono riuscito a consegnare a tutti i miei ritratti». E l'idea di una mostra a Parma non sarebbe male: «Penso che celebrare queste persone incredibili, che ogni giorno si impegnano al massimo per curare tanti pazienti, sia doveroso. E con una mostra sarebbe fantastico. Nel frattempo stiamo preparando un catalogo dal titolo "Il ritratto di Parma, la gentilezza degli sconosciuti". Speriamo che il Comune riesca a trovare un'idea per individuare il luogo dell'esposizione. E così potremo allestire la mostra il prossimo anno». Una mostra che simbolicamente si aggiunge a quell'angelo di bronzo, che è stato installato in piena pandemia all’ingresso del Monoblocco, per rinnovare il «grazie» ai nostri eroi.

Mara Varoli

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