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DOPO L'APPELLO DELL'ANPI

Il foulard a righe del lager era del salsese Renzo Ghezzi

Il foulard a righe del lager era del salsese Renzo Ghezzi

30 Gennaio 2024, 03:01

Il foulard «a righe», quelli che indossavano i deportati nei lager nazisti, apparteneva al salsese Renzo Ghezzi.

Nei giorni scorsi la presidente dell’Anpi di Salso Patrizia Mainardi aveva lanciato un appello dalle colonne della Gazzetta (rilanciato poi anche sui social), per cercare di risalire a chi fosse appartenuto il foulard «a righe» conservato da anni nella locale sede dell’Associazione nazionale partigiani. Attraverso i numeri di matricola riportati sul foulard, Andrea Di Betta, presidente della Sezione Mavm sergente maggiore iorgio Orcesi di Parma dell’Associazione nazionale combattenti Forze armate regolari Guerra di Liberazione, ha risposto all’appello dell’Anpi salsese: il foulard era di Renzo Ghezzi, nato a Salsomaggiore il 6 marzo 1926, di professione saldatore.

Partigiano «Frick» nella 31° Brigata Garibaldi Copelli, venne arrestato a Tabiano; l'1°febbraio 1945 venne deportato da Bolzano alla volta di Mauthausen dove arriva il 5 febbraio 1945. Viene poi trasferito nel lager a Gusen e liberato il 5 maggio 1945. «Ghezzi risponde alla matricola n. 126214 riportata nella fotografia del foulard conservato nella sede Anpi. Sono i suoi documenti personali di Mauthausen e di Gusen che confermano i dati trovati sugli strumenti digitali a mia disposizione - spiega Andrea di Betta -. A spiegazione della ricerca posta in essere, ci sono fattori tipicamente umani. Ed infatti è la curiosità di slegare la storia della deportazione nel parmense, in questo caso tradurre un numero di matricola in un nome e cognome, quindi una storia piccola e personale della Guerra di liberazione a Salsomaggiore».

«E noi abbiamo semplicemente risposto a questa necessità di riscoprire, comprendere, e di stendere sul territorio la vicenda di un partigiano avviato ai campi di sterminio come dovere di un’Associazione nazionale combattentistica della guerra di liberazione. Bisogna sempre tener presente che, nel 1946, i partigiani combattenti sono stati equiparati ai militari volontari che avevano operato con le Forze armate regolari nella Guerra di Liberazione, e per questo motivo la narrazione deve essere fatta assieme, collaborando tra Associazioni consorelle. Con questo spirito fratellanza abbiamo risposto come Sezione Mavm di Parma agli appelli pubblici dell’Anpi di Salsomaggiore per riconsegnare alla città aspetti e dettagli che si erano persi nel tempo e per dare così spinta ad un rinnovato spirito di comunità e della sua memoria».

A.S.

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