Teatro Regio
Ricorso dell'Orchestra del Teatro Regio e contro la Fondazione Teatro Regio: il polverone nato dagli ultimissimi sviluppi legati alla lunga battaglia giudiziaria tra le due realtà non accenna a sgonfiarsi. Sabato la Gazzetta di Parma ha rivelato il contenuto dell'ordinanza della Corte di cassazione nella quale viene detto alla Corte d'appello di Bologna che si dovrà riunire - con un diverso collegio giudicante -per quantificare la penale da riconoscere al ricorrente. L'ex sindaco Federico Pizzarotti, presidente della Fondazione all'epoca dei fatti, e l'attuale presidente della Fondazione Teatro Regio, il sindaco Michele Guerra, non hanno commentato l'ordinanza. A distanza di qualche giorno dalla notizia interviene la Fondazione Teatro Regio che in merito all'ordinanza spiega: «La società Orchestra Teatro Regio, estinta nel 2018 e cancellata d’ufficio dal Registro Imprese, ha solamente ottenuto la possibilità di un nuovo esame relativamente a una eventuale penale da parte di un diverso collegio giudicante della Corte di appello di Bologna». Nella medesima nota viene affermato che «la Cassazione non ha pronunciato alcuna condanna della Fondazione Teatro Regio al pagamento di una penale contrattuale».
Chi dovrà pagare la penale? Su questo punto aveva preteso chiarezza Pietro Vignali, ex presidente della Fondazione (prima di Pizzarotti) e ora capogruppo in consiglio comunale della lista Vignali sindaco. La Fondazione afferma di seguire la vicenda legale «senza timori». Ma la vicenda, soprattutto per i non addetti ai lavori, è complessa. «La Cassazione - scrive la Fondazione - ha ritenuto non più esaminabile la domanda di risoluzione della convenzione stipulata allora tra Fondazione e Orchestra, dichiarata nulla anche dalla Cassazione stessa, bensì soltanto la domanda relativa all’eventuale penale. Pronuncia che pone l’immediato interrogativo di come possa la corte territoriale bolognese pronunciarsi su una richiesta di penale che dovrebbe avere quale presupposto proprio l’ingiusta risoluzione della convenzione».
Dall'epoca dei fatti alla pubblicazione dell'ordinanza sono passati 12 anni. A tal proposito la Fondazione fa un po' di cronistoria. «La convenzione oggetto del contendere fu stipulata da parte di Pietro Vignali, a quell’epoca Sindaco di Parma e Presidente della Fondazione Teatro Regio. Nel corso del commissariamento del Comune di Parma che seguì, il Commissario Ciclosi dispose che un consulente esperto in materia teatrale effettuasse un’approfondita ispezione dei conti della Fondazione Teatro Regio, accertando quel gravissimo indebitamento che vide uscire dalla Fondazione gli allora soci Fondazione Cariparma, Fondazione MonteParma e Camera di Commercio di Parma, con l’ulteriore danno di immagine ed economico noto ai più. Al termine del commissariamento, per fronteggiare questa situazione, il Sindaco di Parma e Presidente della Fondazione Teatro Regio Federico Pizzarotti, congiuntamente al Consiglio di Amministrazione, decise di interrompere l’onerosa convenzione».
L'Orchestra oggi non esiste più e nessuno dei suoi musicisti si è costituito davanti alla Suprema corte. «La Cassazione, dopo aver giustamente rilevato che la società ricorrente era estinta, che il contraddittorio non era stato integrato correttamente rendendo l’impugnazione inammissibile, che nessuno degli ex soci professori d’orchestra si è costituito in giudizio, che la convenzione era ed è nulla, rinvia dunque alla Corte di appello di Bologna il pronunciamento solo su una penale, mai ammessa e che non ha mai ricevuto una quantificazione giudiziale».
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