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I DATI DEL BES

Parma, il benessere abita qui, ma ci sono anche ombre. Massari: «Favorire la crescita di tutto il territorio»

Parma, il benessere abita qui, ma ci sono anche ombre. Massari: «Favorire la crescita di tutto il territorio»

di Luca Molinari

13 Maggio 2024, 03:01

«Siamo una Provincia con grandi numeri». Queste le parole del presidente Andrea Massari nel commentare i dati relativi al nostro territorio, raccolti ed analizzati nel Rapporto Bes 2023 - Benessere equo e sostenibile.

Cos'è il Bes

Si tratta di un'iniziativa promossa da Istat, Comuni e Province, che cerca di misurare il benessere di un territorio e confrontarlo con gli altri attraverso indicatori sociali, di salute, ambientali ed economici. «Tutti gli indicatori del rapporto mostrano valori significativi, di qualità - commenta Massari - che fotografano uno scenario territoriale di valore, ma che al tempo stesso ci consegnano anche la responsabilità di un impegno ulteriore per far si che la qualità e la prospettiva di sviluppo possa essere distribuita su tutto il territorio, senza polarità, o gerarchie amministrative, annullando gli squilibri territoriali e i disservizi».

L'attenzione ai piccoli

Una strategia politica che vede nei piccoli comuni il vero valore aggiunto e una grande opportunità di sviluppo. «I piccoli comuni, al di sotto dei 5mila abitanti - prosegue Massari - rappresentano il 50 per cento del totale, ma accolgono solo il 9,3 per cento della popolazione residente. E’ proprio questo il dato da cui partire: creare infrastrutture economiche, sociali e culturali diffuse nel territorio che possano innescare un progressivo riequilibrio territoriale».

I giovani nelle istituzioni

Un’azione che deve partire da quella grande risorsa che è la presenza dei giovani (con meno di 40 anni) nelle istituzioni a livello comunale: 27,3 per cento, ben superiore alla media regionale e nazionale.

Spostamenti quotidiani

Sono 99.370 gli abitanti che si spostano quotidianamente fuori dal comune di residenza, corrispondenti al 21,8 per cento dei residenti. «La nostra responsabilità - afferma Massari - è lavorare per far in modo che lo spostamento sia una scelta e non una necessità».

Neet, dati incoraggianti

Quanto ai dati relativi alla quota di giovani (15-29 anni) che non lavorano e non studiano, il valore del 10,9 per cento, riferito all’anno 2022, è quasi la metà del dato nazionale ed è anche inferiore a quello regionale (-10,7 per cento). «Gli sforzi che da sempre la Provincia e gli istituti del nostro territorio mettono in atto - osserva lo stesso Massari - hanno progressivamente generato un sistema di eccellenza, che si allinea al mondo del lavoro e verso una maggiore corrispondenza dei percorsi di studio alle richieste del mondo produttivo, favorendo l’occupazione». Un sistema territoriale competitivo dove il tasso di inattività, relativo alla popolazione di età 15-74 anni (rapporto tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento), è per la provincia di Parma significativamente migliore di quello regionale (-5,1 per cento), e ancora di più rispetto a quello nazionale (-20,7 per cento).

«Nuove sinergie»

«Promuovere nuove sinergie tra il territorio e la scuola, sempre più aperta, inclusiva e innovativa, investendo anche nella formazione e reinserimento lavorativo». Questa la direzione che traccia Massari, forte anche dell’indicatore relativo alla partecipazione alla formazione continua, vale a dire la percentuale di popolazione 25-64 anni che nel 2022 ha partecipato ad attività formative, che vede il nostro territorio con dati nettamente migliori nel confronto con gli altri ambiti territoriali considerati: +12,6 per cento rispetto alla regione e +39,6 per cento rispetto al Paese nel suo complesso.

Disoccupazione

Positivo anche il dato del Tasso di disoccupazione giovanile (15-34 anni), minore del -12,9 per cento rispetto al dato regionale, e addirittura del 46,2 per cento rispetto alla media nazionale. Nel complesso, anche la dimensione benessere economico vede la nostra provincia in una situazione positiva.

Reddito pro capite

Il reddito disponibile pro capite delle famiglie è nettamente più alto in provincia di Parma rispetto alla media nazionale (+25,5 per cento), e anche in confronto alla media regionale, seppur in misura molto minore (+6,3 per cento). Stessa dinamica anche per la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti: +18,5 per cento rispetto all’Italia nel suo complesso, +8,9 rispetto alla regione. Allo stesso modo, l’Importo medio annuo delle pensioni, 14.943 euro, supera del +14,6 per cento la media nazionale e del +3,1 per cento quella regionale.

Cosa non va

Dati che impongono una decisa riflessione politica sono quelli relativi agli indicatori indicatori di paesaggio e patrimonio culturale, dove la provincia di Parma, rispetto alla media nazionale, presenta in diversi casi valori inferiori, con differenze anche molto importanti.

Poco verde storico

Il dato più significativo lo si registra nella Densità di verde storico e parchi urbani di notevole interesse pubblico (nei capoluoghi di provincia), per le quali la provincia di Parma ha un -64,7 per cento rispetto al dato nazionale (anno 2021).

Altri indicatori negativi

Anche i due indicatori della Densità e rilevanza del patrimonio museale (il numero di strutture espositive permanenti come musei, aree archeologiche e monumenti aperti al pubblico, dato ponderato per il numero di visitatori) e della diffusione delle aziende agrituristiche, entrambi riferiti all’anno 2021, presentano rispettivamente un -21,4 per cento e -50 per cento sulla media italiana. «La valorizzazione del Patrimonio culturale e storico riveste un ruolo significativo nei modelli di sviluppo territoriale, sia a scala locale che di area vasta, contribuendo al rafforzamento degli elementi identitari delle comunità locali e alla valorizzazione delle risorse degli stessi territori» commenta ancora Massari.

La Reggia di Colorno

«La cultura e la valorizzazione del bene pubblico è promozione della stessa coesione sociale, attraverso il rafforzamento dell’identità della comunità, favorendo lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo locale» rimarca Massari, legandosi alla storia recente della Reggia di Colorno e al suo ingresso nel network delle residenze reali europee. Il tutto senza dimenticare le sinergie sviluppate con il Comune di Parma e la Regione per rilanciare l’offerta culturale e museale nel nostro territorio. «Un aumento progressivo del coinvolgimento dei Comuni, proprio partendo da quelli costituenti l'Ufficio Europa

intercomunale coordinato dalla Provincia - sottolinea - è un passo fondamentale per valorizzare in modo unitario le idee e le risorse già presenti, generando quel cambiamento culturale e di visione necessario al valore dei nostri territori».

Cambio di passo

Un cambio di passo che può trovare appoggio nelle imprese del settore culturale e creativo in provincia di Parma. Nel 2022 erano il 4,9 per cento sul totale delle imprese: +6,5 per cento rispetto alla Regione e +8,9 per cento rispetto al dato nazionale.

Più alta sia rispetto al dato regionale che a quello nazionale anche la percentuale di lavoratori occupati nelle imprese culturali e creative sul totale dei lavoratori: 6,1 per cento in provincia di Parma contro il 5,8 per cento in Emilia-Romagna e Italia. «Il settore può essere un importante motore di sviluppo sociale ed economico» commenta quindi il presidente della Provincia, «in particolare per i territori periferici ad alto valore eco sistemico».

I dati ambientali

Proprio nella dimensione Ambiente, un indicatore nel quale il nostro territorio eccelle è la disponibilità di verde urbano nel capoluogo, in termini di metri quadrati per abitante nel 2021, che è quasi tre volte superiore alla media nazionale e circa il doppio di quella regionale.

Poche rinnovabili

Nell’ambito della sostenibilità ambientale, la percentuale di energia prodotta nel 2021 da fonti rinnovabili in provincia di Parma (15,9 per cento) è molto più bassa sia rispetto al dato regionale (-30,3 per cento), sia in confronto all'intero Paese (-59,7 per cento).

Il numero di impianti fotovoltaici installati nel nostro territorio per chilometro quadrati, 2,9 rilevati al 2022, è piuttosto basso, inferiore del 48 per cento alla media regionale e del 27,7 per cento rispetto al dato nazionale.

«Sviluppo sostenibile»

«In un’ottica di pianificazione territoriale questi dati ci devono far riflettere - conclude Massari -, una riflessione che parte dalla qualità progettuale per arrivare alla necessità di trovare equilibrio tra norme di tutela del paesaggio e delle risorse naturali e la necessità di assicurare energia per uno sviluppo sostenibile, allontanando da subito le iniziative di speculazione che non trovano nei propri meccanismi interni la stessa sostenibilità ambientale ed economica cui sono dedicate».

Luca Molinari

© Riproduzione riservata

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