IL CASO
«Vita mia», la chiamava. E lei si sentiva al centro del suo mondo. Rassicurata e amata. Ma era facile convincere Monica (la chiameremo così): un po' di attenzioni e qualche parola dolce dissolvevano ogni dubbio. Un ritardo mentale, diagnosticato quando era ancora una bambina, e poi una malattia aggressiva l'avevano resa particolarmente vulnerabile. Una donna di 37 anni, eppure ingenua come una ragazzina. Innamorata di quell'uomo che si mostrava gentile e l'aveva fatta uscire dal suo guscio di solitudine: più di tre anni insieme. Finché era stato il padre di Monica a scoprire che ci sarebbe stato ben altro dietro gli slanci di lui: la pensione di invalidità della figlia, quasi 6.000 euro in due anni, che sarebbe finita nelle mani dell'uomo, oltre ad altri 15.500 euro spariti da casa. Accusato di circonvenzione di incapace e furto, ieri l'ex compagno - 50enne, originario della provincia di Agrigento - è stato condannato a 1 anno e 7 mesi e 250 euro di multa dal giudice Paola Artusi, in linea con la richiesta del pm Antonella Destefano. La pena è stata sospesa.
Certo, quell'uomo che era entrato nella vita di Monica non l'aveva mai convinto fino in fondo. Erano i timori - comprensibili - di un padre che conosce le fragilità della figlia. Ma quel 14 ottobre 2020, quando aveva aperto la cassaforte trovandola desolatamente vuota, aveva subito interrogato Monica. Oltre a lui e alla moglie, lei era l'unica a sapere dove fosse la cassaforte, nascosta dietro a un pesante armadio al piano terra della casa, e ad avere la chiave. Da sola, lei non avrebbe avuto nemmeno la forza di spostare quel mobile imponente, ma non c'era stato bisogno di fare troppe domande. La rivelazione di Monica era arrivata subito: era stata lei - orgogliosa - a mostrare i soldi (12mila euro) al fidanzato, che subito dopo se li era infilati negli indumenti. «Mi servono per pagare qualche debito, ma poi te li restituisco», l'avrebbe rassicurata.
Quel denaro, però, non è mai ricomparso. Ma la confessione di Monica è continuata. Aveva spiegato al padre che il compagno si era intascato altri 3.500 euro nascosti in una scatola.
Ma anche negli anni precedenti forse Monica si era mostrata «generosa» con il compagno. «Gli ho dato 300 euro e un'altra volta 600», si era limitata a spiegare. Ormai, però, bisognava verificare. Così, sul telefonino di Monica è spuntata una raffica di messaggi in cui erano chiare le richieste di soldi da parte del fidanzato e le risposte rassicuranti di lei: a volte 250 euro, altre volte 300 o 350. E anche il conto corrente di Monica, cointestato con il padre, suscitava mille interrogativi: fino al 2017, anno in cui ha conosciuto il compagno, la donna prelevava solo la sua pensione, ma nei due anni successivi aveva ritirato tra i 2.000 e i 3.000 euro. Finché, nell'agosto del 2019, il padre aveva chiuso il conto. La pensione di Monica ha cominciato così a confluire su una nuova carta a lei intestata, dove poi veniva prelevata puntualmente poco dopo l'accredito. Eppure, per la difesa, il compagno avrebbe avuto in prestito (poi restituito) solo i 900 euro che la compagna ha confessato di avergli dato.
Ricostruzione non credibile per il giudice. Perché Monica sarebbe stata ingannata. Raggirata dall'uomo a cui aveva mostrato anche i segreti della casa.
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