Via Burla: giornata di sport per detenuti e figli
«Papà dai vieni, si ricomincia: 0 a 0». La voce entusiasta è quella di un bambino di 7 anni, che corre da un capo all’altro del campo da calcio, impaziente all’idea di riprendere a giocare con il padre.
Non è il solo: ci sono tante altre bambine e tanti altri bambini che scorrazzano sul prato, chi giocando con delle costruzioni, chi facendo merenda e chi mostrando quanto imparato al corso di ginnastica ritmica, per esempio, come se fosse un parco giochi qualsiasi.
L’area però si trova all’interno degli Istituti penitenziari di Parma e in questa mattinata speciale è stata allestita dalle volontarie, dalle educatrici e dal personale della struttura per «La partita con mamma e papà», l’incontro organizzato dall’associazione Bambini senza sbarre, che apre le porte del carcere ai figli dei genitori detenuti.
«Ciò che osserviamo è un desiderio di stare insieme come famiglia: qui si crea un’aspettativa, perché non ci sono momenti di gioco nella loro quotidianità - spiega Mauretta Ghirardi dell’associazione Per ricominciare, che per il quarto anno contribuisce alla realizzazione di questo momento nel carcere della città -. La frase che sentiamo dire più spesso dai bambini quando escono di qui? “Quando lo rifacciamo?” È normale, perché sperimentano il gioco con il papà e domandano di poterlo rifare».
In questa occasione erano 11 i piccoli a giocare con i loro 5 papà (all’inizio i detenuti coinvolti erano 10, ma a causa di alcuni imprevisti il numero è diminuito).
«Accogliamo sempre con entusiasmo queste iniziative, perché anche la legge prescrive la centralità dei momenti con i propri affetti – ha detto Andrea Romeo, vicedirettore del carcere di Parma -. In questo modo, si prova a tutelare non solo il diritto alla genitorialità, ma il diritto dei bambini a essere più sereni. Incontrare il papà in uno spazio aperto è importante». Uno dei detenuti ha definito questo momento «una boccata d’aria» per riallacciare e curare i propri affetti familiari. «Sono qui da cinque anni e ho lasciato il mio bimbo che ne aveva due – racconta uno dei detenuti, mentre osserva il figlio che lo sta aspettando dall’altro capo del campo con il pallone in mano -. Ora anche il tempo di una partita di calcio è tanta roba (sorride, ndr)».
Lo conferma anche un’altra parente, che ha accompagnato i nipoti a trovare il papà: «In questo contesto ritrovano un minimo di normalità. Per venire dal padre, non ha voluto neanche mangiare». Secondo Alessandra Milone, funzionaria giuridico-pedagogica della struttura, si tratta di un’opportunità determinante, perché le difficoltà nel mantenere i rapporti tra genitori e figli nel contesto della reclusione sono tante. «È stato bello vederli giocare insieme insieme - conclude la compagna di un altro detenuto, che ha iniziato a scontare la sua pena da poco -. Di questa giornata, che è stata bella, rimane però un ricordo un po’ dolce e un po’ amaro».
Giovanna Pavesi
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