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Addio a monsignor Biguzzi, una vita in missione per la Sierra Leone

Addio a monsignor Biguzzi, una vita in missione per la Sierra Leone

02 Luglio 2024, 03:01

«Quando morirò spero di andare in paradiso, perché all'inferno ci sono già stato». Il padre saveriano Giorgio Biguzzi, per 25 anni vescovo di Makeni, in Sierra Leone, aveva pronunciato queste parole diversi anni fa, dopo essere stato derubato e sequestrato da una banda di militari.

Quell'episodio l'aveva segnato nel profondo, soprattutto per il fatto che i protagonisti dell'accaduto fossero dei bambini. Da allora l'impegno del saveriano si era concentrato (anche) sul recupero dei bambini soldato, una piaga che per primo aveva denunciato al mondo intero. «Molti bambini - aveva raccontato in più di una occasione alla «Gazzetta» - sono stati derubati della loro fanciullezza e gioventù. E dai loro occhi ho visto trasparire paura e violenza di cui sono artefici e vittime. Hanno subito e commesso violenze, atrocità: sono traumatizzati e drogati».

Il religioso cesenate è morto ieri all'ospedale Maggiore a 88 anni, dopo aver dedicato tutta la sua vita alla missione. Profondo e duraturo il suo legame con Parma, sia con le associazioni che operano in terra d'Africa, a partire dagli «Amici della Sierra Leone», che con la casa madre dei Saveriani.

In missione per 35 anni

Ordinato prete a Parma, nell'ottobre 1960, lo stesso giorno emette anche la professione perpetua. Destinato agli Stati Uniti, rimane negli Usa fino al 1973 ricoprendo svariati incarichi.

L'anno successivo viene inviato in Sierra Leone, svolgendo diversi servizi e diventando superiore regionale dal 1977 al 1983. Dopo una breve parentesi ad Ancona, nel 1987 viene nominato vescovo di Makeni. Il 6 gennaio 1987 viene consacrato vescovo da San Giovanni Paolo II nella basilica di San Pietro, a Roma. Un incarico che mantiene fino al 2012 quando rinuncia per raggiunti limiti d'età.

Dal 2013 torna in Italia dove svolge vari servizi prima a Brescia e poi alla comunità di San Pietro in Vincoli. Dalla fine di aprile di quest'anno risiedeva nella casa madre di Parma, ricevendo tutte le cure del caso.

Anche dopo il ritorno in Italia il legame di monsignor Biguzzi con la Sierra Leone è sempre rimasto stretto. Al pari del suo predecessore alla guida della diocesi di Makeni, monsignor Augusto Azzolini (originario di Roccabianca), anche monsignor Biguzzi ha scelto di essere sepolto a Makeni, nella terra per cui ha speso gran parte della propria esistenza, trattando per la pace dopo anni di tragica guerra e prodigandosi per la liberazione di sacerdoti e suore, finiti ostaggio dei ribelli in più di una occasione.

Al momento non si conoscono ancora le date e le modalità con cui si svolgeranno i funerali di padre Biguzzi.

Il ricordo degli «Amici»

Adriano Cugini, presidente degli «Amici della Sierra Leone», ricorda con affetto la figura di monsignor Biguzzi. «È sempre stato vicino all'associazione fin dai tempi in cui Amos Grenti, precursore e cofondatore degli “Amici della Sierra Leone”- dichiara -, aveva iniziato i suoi viaggi in Sierra Leone. Il suo supporto ed il suo incoraggiamento sono stati di fondamentale importanza alla realizzazione dei tanti progetti che la nostra associazione ha attuato, soprattutto in campo educativo-didattico. Monsignor Biguzzi è sempre stato molto disponibile ed accogliente anche durante i viaggi che la nostra associazione ha regolarmente programmato in Sierra Leone. Con lui abbiamo perso un grande amico ed un prezioso sostenitore dell'associazione».

Solmi: «Figura unica»

Il vescovo Enrico Solmi ricorda con affetto monsignor Biguzzi. «Sapevo dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute - afferma - ma la sua morte ci ha sorpreso. Sarà stato accolto nella casa del Padre come servo buono e fedele, da parte delle tante persone per cui si è speso. Penso in modo particolare, ai tanti bambini soldato per cui si è adoperato, salvandoli dall'inferno in cui erano finiti». La scomparsa di monsignor Biguzzi «porta a riflettere ulteriormente sulla responsabilità religiosa e civica che ricade su ognuno di noi - prosegue - quando incontriamo persone di questo calibro, che tanto hanno fatto per il bene dell'umanità, uscendo dagli stretti confini del proprio Paese per dedicarsi a una mondialità vera». «I padri Saveriani - conclude - ci aiutano a capire che possiamo fare tanto dai borghi di Parma, fino agli estremi confini del mondo».

Luca Molinari

© Riproduzione riservata

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