Calcio
Il carattere non manca, l’attenzione sì. E questa lacuna in serie A si paga a carissimo prezzo. In soldoni, dodici gol subiti in sei giornate, alla media di due a partita, che valgono la palma di peggior difesa del campionato, un primato negativo condiviso assieme all’Atalanta. Vero è che, come ha giustamente rivendicato Pecchia in conferenza, i due presi col Napoli da Delprato «rompono» le statistiche ma nelle ultime tre uscite, al rientro dalla sosta, ne sono stati incassati otto, decisamente troppi, di fronte a Udinese, Lecce e Cagliari che, sulla carta, dovrebbero essere dirette concorrenti nella corsa alla salvezza. E pensare, sempre dati alla mano, che pugliesi e sardi, a segno rispettivamente due e tre volte, nelle rimanenti cinque gare hanno realizzato appena una rete a testa.
La coppia Balogh-Osorio non convince ma le alternative non sono ritenute all'altezza per ragioni fisiche (Valenti) o anagrafiche (Leoni) tanto che nel finale è stato Hernani ad arretrare per ricoprire l'inedito ruolo di centrale. In più, sul mercato degli svincolati non sembrano esserci nomi interessanti che rispecchiano la filosofia del club, intenzionato a temporeggiare almeno fino a gennaio. Ma sarebbe riduttivo addossare tutte le colpe alla retroguardia, finora penalizzata dagli errori dei singoli ma anche poco protetta dagli altri reparti, e all’assenza di Circati, che pure era in campo nell’harakiri di due settimane fa contro l’Udinese, perché a preoccupare maggiormente è la facilità disarmante con cui gli avversari riescono a infilarsi e creare pericoli sia dalle fasce che per vie centrali.
Palle alte
«Avevamo lavorato sui cross». Lo ha detto candidamente Nadir Zortea, autore del vantaggio rossoblù e del terzo gol stagionale di testa al Parma dopo quelli di Anguissa e Lucca. Ma anche il secondo e il terzo dell’Udinese erano nati da due sponde aeree di Davis che aveva sovrastato prima Coulibaly e poi Circati. I traversoni, la maggior parte dei quali provenienti da sinistra, stanno diventando un vero e proprio tallone d’Achille a causa, in primis, della scarsa copertura degli esterni alti in fase di ripiegamento e di un gap in termini di esperienza, fisicità e concentrazione.
Poco filtro
Ma la sconfitta di lunedì ha messo, soprattutto, in risalto l’unicità di Estevez, l’«uomo invisibile», fondamentale nei raddoppi e negli equilibri della squadra: non è un caso che da quando l’argentino è fermo ai box (dal 2-1 al Milan dello scorso 24 agosto) la truppa crociata abbia raccolto un solo punto, peraltro in maniera rocambolesca a Lecce, in quattro turni. Il poco filtro a centrocampo è evidenziato, nel momento in cui c’è da difendere, dai 4-5 elementi costantemente sopra la linea della palla e lascia spesso nel due contro due i centrali che con le maglie più larghe hanno già dimostrato di soffrire i duelli individuali, come avvenuto in occasione del sigillo decisivo di Piccoli.
Keita in panchina
Non ci sono le controprove ma forse i 181 centimetri d’altezza e la capacità di recuperare palloni di Mandela Keita avrebbero fatto comodo da metà ripresa in avanti. E, invece, nonostante le condizioni non perfette di Bernabé e Sohm, lui sì subentrato nella ripresa, l’investimento più oneroso dell’era Krause (dodici milioni di euro più tre di bonus all’Anversa) è rimasto in panchina per tutti i novanta minuti. «Scelta dettata dal momento, non fisica», si giustificherà Pecchia che, probabilmente, vuole concedergli più tempo per inserirsi nei suoi schemi e nel calcio italiano.
Sistema di gioco
La vera domanda è se, allo stato attuale, il Parma possa reggere e sopportare quattro giocatori offensivi in un periodo di difficoltà, tra infortuni, acciacchi e stato di forma non ottimale, dal punto di vista fisico. Nella ripresa apprezzabile il tentativo del tecnico crociato, che ha dato i suoi frutti, di correre ai ripari passando a un più robusto 4-1-4-1, dove Bernabé faceva il vertice basso, ma se perde la caratteristica principale della velocità la squadra diventa più prevedibile, vulnerabile e deve adottare nuove soluzioni: se si vuole confermare il 4-2-3-1 servirebbero, però, più interdizione e struttura in mezzo al campo, altrimenti converrebbe forse rinfoltire la difesa rinunciando a un attaccante. In attesa di tempi migliori.
Marco Bernardini
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