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Baby gang, i commercianti insorgono: «L'impunità è il peggior segnale»

Baby gang, i commercianti insorgono: «L'impunità è il peggior segnale»

03 Ottobre 2024, 03:01

Ci risiamo. I ragazzacci terribili si guadagnano ancora le prime pagine della cronaca, in questi giorni. Ma l'ultimo resoconto (subito dopo la notizia delle due rapine in piazza Duomo che aveva scaldato il dibattito anche in consiglio comunale) finito sul giornale di mercoledì - il commerciante di via Carducci minacciato di morte da una baby gang perché aveva difeso un anziano finito nelle loro grinfie - è un nuovo pugno nello stomaco. L'allarme cresce. E stare zitti non si può.

«Come presidente di associazione, come commerciante e come cittadino sono rimasto profondamente colpito - riflette in una lunga nota Vittorio Dall'Aglio, presidente dell'Ascom, dove esterna tutta la sua personale stima per quel commerciante «che a differenza di tanti altri non si è voltato dall'altra parte ma è intervenuto in difesa di un concittadino in difficoltà».
E poi il ringraziamento alle forze dell'ordine («hanno operato nel miglior modo possibile e nei limiti che la legge attualmente concede loro»).
E però non basta, se è vero che «chi delinque è ancora libero di intimidire in stile mafioso un imprenditore, conscio di avere una sostanziale impunità perché minorenne».
Dall'Aglio aggiunge che situazioni simili gliele raccontano i colleghi di Piacenza, Reggio Emilia, Modena: «succedono con continuità anche nello loro realtà cittadine. Il senso di impunità è il peggio segnale che possa essere lanciato nei confronti di ragazzi minorenni che si ritengono padroni di un proprio territorio e che rafforzano la loro leadership nel branco proprio attraverso queste azioni.
«Come presidente di un’associazione di imprenditori non è pensabile che chi svolge giornalmente la propria attività fronte strada, offrendo un servizio anche alla collettività, debba vivere costantemente in apprensione per la propria incolumità».
Cosa si può fare allora per provare ad arginare questa violenza? «Ritengo - chiosa il presidente di Ascom Confocommercio - che l’unica soluzione sia semplicemente far rispettare la legge e, qualora la legge sia non equa, debba essere cambiata. Ciò non rappresenta la volontà generica di giustizialismo ma è solo la necessità di permettere alle persone oneste di lavorare in sicurezza, cosa che dovrebbe naturalmente essere uno dei principi portanti di uno Stato di Diritto».
r.c.

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