×
×
☰ MENU

Testimonianza

«Il mio Venezuela, tra miseria e dittatura»

«Il mio Venezuela, tra miseria e dittatura»

07 Ottobre 2024, 03:01

Ai tempi di Chavez, che in Venezuela si avvicinasse il giorno della pensione erano le folle davanti alle poste a ricordarlo. Code scomparse ora. «A nessuno conviene stare in fila dal venerdì sera al lunedì per 130 bolivari, ossia quattro dollari». Un quinto del reddito medio di una segretaria, che se non si ingegna a barattare merci o a vendere dolci fatti in casa si ritrova altro che a dieta. Diventano pochi, quei quattro euro, se si deve fare il pieno dove la benzina costa 50 centesimi al litro. Per quella calmierata, «governativa» (e il Venezuela è il Paese con i giacimenti di petrolio più ricchi al mondo), a un centesimo a litro, le code ci sono eccome. «Dalle due alle tre settimane di attesa». Il racconto di D.A. parte dalla situazione economica, giusto per smentire «la propaganda di Maduro, che le prova tutte per sostenere che in Venezuela si sta bene. Tanto che otto milioni di venezuelani sono emigrati, e molte famiglie sopravvivono grazie alle loro rimesse». Ne sanno qualcosa i tanti oriundi italiani (e folta è la comunità di nostri concittadini) che rimpiangono di non aver riacquistato la cittadinanza nel 1997 e ora, se non hanno fatto fortuna, devono arrabattarsi con 130 bolivari.

Già la richiesta di omettere nome e cognome per esteso è una smentita. D.A., professore 60enne, un paio di mesi fa ha lasciato il Venezuela, dove erano immigrati i genitori, per tornare nella sua Parma. Sua per questione di sangue e anche perché qui può dire quel che pensa, senza celarsi dietro l'anonimato. Volesse varcare di nuovo l'Atlantico, invece, potrebbe sentirsi chiedere il conto («Il governo – spiega – controlla tutto, anche i social: un attimo, e finisci nella lista nera»). Triste parlare di (pochi) soldi, ma quando c'è di mezzo la salute la questione si fa tragica. «Perfino per le emodialisi ti chiedono di rivolgerti al privato. E private sono molte ambulanze in attesa davanti agli ospedali, pronte a sopperire ai vuoti del pubblico. Ma se sei povero come puoi permettertele?» Argomenti più banali e quotidiani della sanità? La carta igienica, per esempio. «Quando la trovi, devi farne incetta, anche se quattro rotoli costano 5 dollari (più di una pensione minima, quindi, ndr). Tempo fa, a un amico i ladri hanno aperto l'auto: lasciati i due portatili, gli hanno rubato otto rotoli».

E non ci si faccia condizionare troppo dai macchinoni che si vedono per strada. «Quelli sono degli enchufados, gli inseriti, la ristretta minoranza della popolazione alla quale si aggiunge chi si arricchisce con la corruzione dilagante». Quelli ci sono sempre, anche in una repubblica che dice di ispirarsi a L'Avana. «A proposito – prosegue D.A. -, il Cuba libre qui lo chiamiamo Mentirita, bugia: il Venezuela ora è proprio questo, una bugia, oltre che una dittatura». Non solo per la propaganda che racconta un benessere inesistente, ma anche e forse soprattutto per questioni politiche. Le elezioni del 28 luglio hanno avuto due vincitori, se così si può dire: Edmundo Gonzales Urrutia, leader dell'opposizione, e Nicolàs Maduro, presidente in carica. Il primo avrebbe vinto nell'urna (lo sostengono parecchi Paesi dell'America latina, oltre a Stati Uniti e Unione Europea), l'altro attraverso una serie di brogli. «Tanto da negare una sconfitta netta – prosegue il parmigiano-venezuelano -. Stando ai dati emersi in modo clandestino (gli scrutatori dell'opposizione hanno fatto uscire gli atti nascondendoli nelle mutande, nonostante la trasmissione sia stata anticipata di un'ora), Urrutia aveva ottenuto il 70 per cento dei voti. Così è stato nel mio seggio e perfino nelle caserme dell'esercito. La Fondazione Jimmy Carter, l'unica che ha potuto effettuare controlli, ha raccolto numerose testimonianze al proposito».

Tutti avrebbero abbandonato Maduro, tranne i chavisti duri e puri e le «rane», ossia le spie aggrappate al regime per ovvie ragioni, che segnalano gli oppositori, facendoli escludere dalla distribuzione dei pacchi con i generi di prima necessità per i più indigenti. «A molti altri è andata peggio – prosegue D.A. -. Duemila sono stati arrestati per le proteste dopo le elezioni. A ragazzini scesi in piazza a festeggiare la sconfitta di Maduro sono stati rotti i denti e bruciati i capezzoli». Ora si vive la calma apparente dell'attesa. Il 10 gennaio Urrutia, nel frattempo uscito dal Paese, ha annunciato che tornerà per la propria investitura. «Ma sarà difficile che Maduro lasci». Più facile immaginare che cosa potrà accadere se resterà.

r.c.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI