sanità
Hai bisogno di una visita specialistica? Devi fare un esame diagnostico? Spesso occorre armarsi di pazienza. Tanta pazienza.
Il problema delle liste d'attesa è nazionale e regionale (Parma, ad esempio, è messa peggio di Reggio Emilia e Piacenza, ma meglio di Ferrara e Modena) e fa i conti da un lato con l'invecchiamento della popolazione e la maggiore richiesta di prestazioni, dall'altro con quello che Claudio Voci - responsabile Gestionale specialistica ambulatoriale Ausl e ospedale Maggiore - definisce «il sottofinanziamento del sistema sanitario nazionale».
A Parma - rilevazione della settimana dal 14 al 20 ottobre - sono sette le aree specialistiche critiche: dermatologia, oculistica, neurologia, colonscopia, gastroenterologia e mammografia ed ecografia mammella. Al punto che - vedi articolo nell'altra pagina, che chiarisce la vicenda - è capitato che ad un cittadino sia stata indicata, per una visita oculistica, una data a primavera 2026.
La norma prevede, se la richiesta del medico è indicata come «differibile», 30 giorni di attesa per la visita specialistica e 60 per l'esame diagnostico. A meno che la visita non sia classificata come urgente (in quel caso viene erogata entro 72 ore), urgenza breve (entro 10 giorni) o programmata (attesa massima 120 giorni).
La valutazione del servizio è basata sull'«indice di performance», ossia il numero di prestazioni prenotate nei tempi definiti, rispetto a tutte le prestazioni fatte.
Per «passare l'esame» l'indice deve essere almeno del 90%, Parma è (la media fra tutte le 47 prestazioni monitorate dalla Regione, che non esauriscono il totale di quelle erogate) all'80,8%.
Oltre alle cinque specialità già citate, a non ottenere la «sufficienza» sono altre 14 fra visite e prestazioni diagnostiche. Tutte sotto il 90% e in alcuni casi sotto il 70%.
Il governo lo scorso giugno, con il decreto legge 73, ha imposto uno stringente monitoraggio sulle liste e ha chiesto di erogare visite ed esami anche nel fine settimana, stabilendo per i medici una tassazione agevolata per queste prestazioni.
L'Ausl di Parma si è mossa anche prima. «Da marzo 2024, e fino a fine anno, prevediamo un incremento, fra Ausl e ospedale, di oltre 156 mila prestazioni, arruolando al sabato i nostri professionisti. Una misura che ha portato l'indice medio di performance dal 75% di marzo ad oltre l'80% di oggi», dice Voci.
Il problema è la difficoltà di trovare liberi professionisti disposti a lavorare per prestazioni aggiuntive nel pubblico (lo Stato rimborsa alle aziende sanitarie 23 euro a prestazione, ossia meno di un quinto della tariffa media libero professionale), oltre alla difficoltà di aprire ambulatori alla domenica, «perché entrano in ballo costi energetici e di personale, non solo medico, ma tecnico, infermieristico e di portineria, insostenibili. Tanto più che ci sono tetti predefiniti di spesa che non si possono superare», spiega ancora Voci.
Altra strada è aumentare la collaborazione con il privato accreditato, ad esempio per la risonanza magnetica multiparametrica della prostata. E puntare su nuove tecnologie (come la colonscopia virtuale) che promettono di indirizzare verso accertamenti più mirati e meno dispersivi.
Se non è facile aumentare l'offerta, qualcosa si sta facendo sulla domanda. «Stiamo lavorando con i medici di medicina generale e gli specialisti per l'appropriatezza delle prestazioni, per definire percorsi che chiariscano le classi di priorità, quali esami prescrive il medico di famiglia e quali sono di competenza dello specialista. Sono già in programma cinque incontri», spiegano all'Ausl.
«Più che di tempo di attesa per il singolo esame o visita, è importante valutare il tempo di attesa della diagnosi. Per questo stiamo studiando pacchetti nei quali, ad esempio, ad una prima visita cardiologica venga abbinata l'esecuzione di Ecg e ecocolordoppler. O alla visita pneumologica sia abbinata la spirometria», dice Voci.
E poi c'è l'informazione ai cittadini, non sempre chiara quando si trovano allo sportello Cup. «Entro fine novembre faremo sei incontri nelle Case di comunità, spiegando le priorità delle prestazioni, i percorsi, le modalità di prenotazione. Il messaggio è che “dottor Google” può essere fuorviante - conclude Voci - Bisogna avere fiducia nel proprio medico di famiglia e negli specialisti».
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