Parma
Uno si è consacrato, in pianta stabile, tra i «grandi» del calcio italiano, l'altro studia per diventarlo. Due mondi paralleli, apparentemente così diversi, che sabato sera si sfideranno al Tardini (arbitra Manganiello di Pinerolo, Meraviglia al Var) e presentano più di un punto d'incontro.
Longevità e trionfi
Gian Piero Gasperini siede sulla panchina dell'Atalanta dal 2016 ed è l'allenatore più longevo in serie A, Fabio Pecchia, da tre stagioni alla guida del Parma, figura al terzo posto nella classifica dei più «fedeli» (in mezzo si inserisce solo Simone Inzaghi dell'Inter). Tutti e due, passati dai giovani della Juve, capaci di cogliere il successo più prestigioso della loro carriera nel maggio di quest'anno, a distanza di poche settimane: il 5 Pecchia ha vinto matematicamente il campionato di serie B, il primo nella storia sua e del club crociato, diciassette giorni dopo Gasperini alzava al cielo nella magica notte di Dublino l'Europa League che una squadra italiana, guarda caso lo stesso Parma, non conquistava da un quarto di secolo, coronando un percorso partito da lontano. Paragonarli, però, sul piano dei risultati sarebbe pressoché impossibile: l'artefice del miracolo Dea è arrivato terzo in campionato in tre circostanze, raggiungendo altrettante finali di Coppa Italia, tutte perse, e anche i quarti di Champions nell'atipica estate 2020, in piena era Covid, in cui, invece, a fine giugno il tecnico di Lenola trionfò con la Juventus Under 23 nella Coppa Italia di serie C.
Filosofia e stima
Entrambi sono orientati a valorizzare i talenti a disposizione e imporre il proprio gioco, senza mai snaturarsi e adattarsi a quello dell'avversario ma conservando ben intatte e definite identità e mentalità. E poi c'è la stima sincera di Pecchia, che dell'illustre collega vorrebbe ripercorrere le orme in Emilia e, appena ne ha la possibilità, lo elogia in pubblico. «Cosa mi piace di Gasperini? -disse a margine dell'evento di alcuni giorni fa assieme a Ppc- intanto, vedere un allenatore che in Italia sta così tanto tempo su una panchina già è un grandissimo successo. E poi il fatto di vedere sempre una squadra arrembante, bella da vedere. Al di là del come stanno in campo, l'idea è sempre chiara. E, pur cambiando molto durante gli anni lo stile è rimasto sempre lo stesso».
I precedenti
Le loro strade si sono incrociate in gare ufficiali nella stagione 2017-18, quando Pecchia allenava il Verona: all'andata, a Bergamo, finì 3-0 con le reti, per i padroni di casa, di Freuler, Ilicic e Kurtic, tutte nella ripresa, e al ritorno andò ancora peggio con un pesantissimo 0-5 al Bentegodi fissato dalla tripletta di Ilicic e dai sigilli di Cristante e Gomez.
Sliding doors
E pensare che, involontariamente, fu proprio Pecchia, all'epoca vice di Benitez, a dare il là alla seconda fase della carriera di Gasperini, reduce dalle esperienze non indimenticabili tra Inter e Palermo. Sì, perché il 28 settembre 2013 lo 0 a 2 tra Genoa e Napoli costò l'esonero a Liverani e favorì il ritorno del «totem» di Grugliasco sotto la Lanterna.
Calcio d'agosto
Da allora, nei successivi confronti tra il 2014 e il 2015, un pareggio e due vittorie degli azzurri poi per ritrovare un nuovo sorriso dell'uomo attorno al quale Kyle Krause vorrebbe costruire un progetto pluriennale che assomigli a quello degli orobici, si è dovuto attendere oltre nove anni e il netto 4 a 1 rifilato il 4 agosto in amichevole dal neopromosso Parma all'Atalanta, ancora appesantita dalla preparazione e che da lì a breve avrebbe conteso al Real Madrid la Supercoppa europea. Quel brusco ko non è stato digerito dal «Gasp» che torna al Tardini con il miglior attacco (31 reti all'attivo), una striscia aperta di sei vittorie di fila in campionato e il secondo posto in classifica, assieme a Fiorentina, Inter e Lazio, a meno uno dalla capolista Napoli, travolta al Maradona ai primi di novembre.
Delprato e non solo
Poi ci sono i tanti calciatori, che hanno lavorato con i due condottieri: in passato, tra i più noti, Ansaldi, Cerci, Okoli, Pazzini e Zortea mentre sabato in campo ci saranno il portiere atalantino Carnesecchi, plasmato alla Cremonese da Pecchia, e tra le fila dei ducali capitan Delprato, bergamasco doc e prodotto del settore giovanile nerazzurro, e Mihaila, transitato, come una meteora, da Zingonia e voglioso di prendersi la sua rivincita. Tutto a far da contorno al duello tra due modelli, in fondo, non troppo agli antipodi.
Marco Bernardini
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